Politica locale

Valle d’Aosta, cresce Lega, frena M5s. Pd, Fi, Fdi fuori dal Consiglio

Valle d'Aosta, cresce Lega, frena M5s. Pd, Fi, Fdi fuori dal Consiglio

Valle d’Aosta, cresce Lega, frena M5s. Pd, Fi, Fdi fuori dal Consiglio

Exploit della Lega in Valle d’Aosta che, in linea con le politiche di marzo, con il 17 per cento conquista 7 seggi su 35 torna in Consiglio regionale dopo 20 anni di assenza. Il Pd, fino ad ora in maggioranza, si ferma al 5,4 per cento e rimane fuori dall’assemblea non avendo raggiunto la soglia di sbarramento. Per la prima volta dal 1946 gli eredi del Pci non sono rappresentati nell’assemblea della Regione autonoma. Stessa sorte per il centrodestra (Forza Italia e Fratelli d’Italia). L’Union Valdotaine rimane la prima forza con il 19 per cento, in forte arretramento dal 2013 quando aveva ottenuto il 33,4 per cento e 13 consiglieri. Il suo leader ed ex presidente della Regione Augusto Rollandin lascia sul terreno oltre 6 mila preferenze, acciaccato da una travagliatissima legislatura tempestata anche di inchieste giudiziarie.

Bene ma non benissimo il Movimento 5 stelle: con il 10,50 per cento cresce rispetto alle regionali del 2013 (7 per cento), ma arretra notevolmente dopo l’exploit delle politiche (24 per cento) in cui aveva espugnato il collegio uninominale valdostano della Camera. Lo spazio occupato dalla Lega ha compresso la presenza delle altre forze autonomiste: Stella Alpina-Pnv 10,6 per cento (4 seggi), Uvp 10,5 per cento (4) e Alpe 9 per cento (3). Sulla ribalta regionale compaiono anche due nuove sigle: Impegno civico 7,5 per cento (3) e Mouv 7,1 per cento (3).

Si aprono ora le grandi manovre per l’elezione del presidente della Regione (eletto dall’assemblea, unico caso in Italia) e per la formazione del governo regionale. Difficile immaginare la riproposizione in chiave regionale dell’asse Salvini-Di Maio: Lega e M5s raggiungono insieme 11 seggi su 35, non sufficienti per fare una maggioranza. Il Carroccio ha già comunque messo le mani avanti: “Sicuramente non faremo alleanze con l’Union Valdotaine, abbiamo un programma e vedremo chi ci sarà”, ha spiegato la capolista Nicoletta Spelgatti. “Non abbiamo preclusioni per il Movimento 5 stelle che sarà anzi un interlocutore importante – ha aggiunto – chiaramente noi presentiamo il nostro programma e gli alleati saranno alleati di programma”.

E non ha fatto mistero delle difficoltà che ci saranno per formare una maggioranza Ennio Pastoret, presidente dell’Union Valdotaine, ora alleata con Uvp e Pd: “Con un quadro politico così frammentato evidentemente ci saranno problemi a comporre una maggioranza”. Il presidente della Regione uscente Laurent Viérin (Uvp) rilancia un’alleanza tra autonomisti: “Più che di asse Lega-Movimento 5 Stelle credo che ogni movimento rappresenti una propria sensibilità – dice – e che le forze che sono legate all’idea di autonomia debbano in qualche modo mettere in campo questa possibilità di dialogo tra di loro”.

Fin dalla mattina fonti vicine al Carroccio non avevano nascosto la loro soddisfazione affermando senza cautele: “Stiamo volando”. Con questi dati, i leghisti tornerebbero in Consiglio regionale dopo 20 anni di assenza, anche perchè nelle precedenti regionali 2013 non si candidarono neanche. E ora il traguardo della possibile parità di consiglieri con l’Union valdotaine. Formazione, quest’ultima, che rimarrebbe comunque la prima forza politica con il 20,6 per cento, ma con quasi il 13 per cento in meno di cinque anni fa.

Hanno votato il 65,12 per cento degli elettori (su 103mila 117 aventi diritto), mentre nel 2013, aveva votato il 73,03 per cento. Le operazioni di scrutinio per il rinnovo del Consiglio regionale in Valle d’Aosta erano cominciate alle 8. Per la prima volta, in via sperimentale, lo scrutinio è stato centralizzato in soli quattro poli nei comuni di Saint-Pierre, Fénis, Verrès e Aosta dove si sono convogliate tutte le schede. I seggi si sono chiusi ieri sera alle 22.

Il sistema elettorale della Valle d’Aosta, in base all’articolo 16 dello statuto speciale, prevede l’elezione diretta di 35 consiglieri, con un sistema proporzionale a turno unico. I consiglieri eleggeranno a loro volta il presidente.

La legge approvata nel 2017, ha eliminato il doppio turno e introdotto un premio di maggioranza di 21 seggi, che vengono assegnati alla lista singola o alla coalizione, che abbia conseguito almeno il 42 per cento dei voti validi. Nel caso in cui nessuna lista, singola o coalizzata, raggiunga tale soglia, i seggi sono ripartiti secondo un criterio puramente proporzionale, in modo da rispecchiare la percentuale dei voti conseguiti da ciascuna di esse. I consiglieri restano in carica per 5 anni.

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