Centrosinistra

[Storia] Unione Democratica per la Nuova Repubblica

Nel Convegno Nazionale del PRI, che si tenne il 26-27 maggio 1945, Pacciardi fu riconfermato per acclamazione Segretario politico del partito. La linea politica che impresse al PRI (in contrasto con la corrente facente capo a Giovanni Conti), fu quella dell’unità d’azione con le altre forze politiche favorevoli alla Repubblica, in particolare il Partito d’Azione, erede del movimento Giustizia e Libertà. Il 2 giugno 1946, Pacciardi fu eletto deputato all’Assemblea Costituente. Nello stesso anno, la sua linea d’intesa con le altre forze di sinistra segnò un punto favorevole con l’ingresso nel PRI di Carlo Sforza e di altri uomini politici provenienti dal disciolto Partito d’Azione, quali l’ex Presidente del Consiglio Ferruccio Parri, Ugo La Malfa, Oronzo Reale e Alberto Tarchiani. Dopo un intervallo di alcuni mesi (ottobre 1946-gennaio 1947), pur prevalendo ancora la linea della corrente di Conti, Pacciardi fu eletto per la quarta volta Segretario politico del Partito Repubblicano Italiano.

Nel maggio 1947, il PRI entrò nel Governo De Gasperi IV ma l’ex combattente della Guerra civile spagnola, avendo rifiutato l’anticomunismo di principio e non condividendo le contrapposizioni della guerra fredda, inizialmente non vi prese parte. Nel dicembre del 1947, tuttavia, il radicalizzarsi della politica del PCI in ossequio alle nuove direttive del PCUS, convertì anche Pacciardi all’anticomunismo e si convinse a entrare nel governo, come Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, dopo essersi dimesso dalla segreteria politica.

Dal 1948 al 1953 fu Ministro della Difesa nei successivi tre governi De Gasperi; in questa veste favorì l’ingresso dell’Italia nella NATO, in coerenza con l’azione politico-diplomatica dei suoi vecchi amici dell’esilio francese, e cioè Carlo Sforza e Alberto Tarchiani, nel frattempo divenuti, rispettivamente, Ministro degli Esteri e ambasciatore negli USA. Successivamente fu eletto deputato anche nella II, III e IV legislatura repubblicana.

Nel frattempo la componente degli ex-azionisti era divenuta maggioritaria e il partito si avviò sulla linea sostenuta da Ugo La Malfa, favorevole all’intervento pubblico nell’economia. La sconfitta elettorale alle politiche del 1953 favorì una pausa di riflessione all’interno del PRI (sceso all’1,6%), che si limitò ad appoggiare saltuariamente i governi centristi post-degasperiani (1953-62), senza parteciparvi. Tutto ciò relegò Pacciardi, assertore del liberismo economico, a un ruolo di secondo piano nel panorama politico nazionale. Il suo nome, inoltre, fu speso dal capo dei servizi segreti (SIFAR), generale Giovanni De Lorenzo, come organizzatore di un inesistente complotto per rapire il Presidente della repubblica Giovanni Gronchi, dalla tenuta di San Rossore in Corsica, con la collaborazione dell’OAS.

All’inizio degli anni sessanta, la maggioranza del PRI, guidata da La Malfa stava progressivamente avviando il partito verso la formula del centrosinistra, per la quale Pacciardi aveva dichiarato apertamente la propria opposizione. Nel XXVII Congresso del marzo 1960, la sua corrente (40% dei voti) fu sconfitta da quella più aperta all’alleanza con il PSI (58%). A rendere più difficile la posizione dell’ex Ministro della Difesa fu il clamore derivante dal cosiddetto “scandalo di Fiumicino”, nel quale egli venne coinvolto nell’aprile 1961, in quanto la moglie aveva acquistato (con soldi propri) un appartamento da una delle imprese costruttrici dell’aeroporto. Pur essendo stato completamente scagionato da una vicenda che lo aveva investito solo indirettamente, la figura dell’uomo politico toscano ne uscì intaccata.

Il 4 dicembre 1963 Pacciardi ruppe la disciplina di partito e votò contro il primo governo di centrosinistra (Governo Moro I), al quale il PRI partecipava con Reale al Ministero della Giustizia. Fu immediatamente espulso dal partito e si iscrisse al Gruppo Misto della Camera dei deputati.

Nel 1964 Pacciardi fondò un nuovo gruppo politico, l’Unione Democratica per la Nuova Repubblica, e un quotidiano, Folla. Entrambi si caratterizzavano per la propaganda di un’evoluzione dell’istituzione repubblicana dell’Italia in senso presidenzialista (sul modello gollista della quinta Repubblica francese). Il partito aveva per simbolo una primula stilizzata con i petali tricolori.

Le linee fondamentali del nuovo soggetto politico furono esposte, da parte di Pacciardi, il 26 gennaio 1964 con il lancio di un “appello per la Nuova Repubblica”, firmato, tra gli altri, dai generali Raffaele Cadorna e Giuseppe Mancinelli, Giuseppe Caronia, i giornalisti Tomaso Smith, Mario Vinciguerra e Giano Accame, l’ambasciatore Alberto Rossi Longhi, l’ex-socialista Ivan Matteo Lombardo, Alfredo Morea e Salvatore Sanfilippo.

La formazione si caratterizzava per una condotta che coniugava il laicismo tipico della tradizione mazziniana con una netta contrapposizione alle sinistre, privilegiando valori quali identità nazionale e legalità. Gli osservatori lo hanno sempre collocato nell’area culturale conservatrice, ovviamente alla destra dello schieramento.

Le posizioni assunte erano imperniate sulla proposta di una repubblica presidenziale con una legge elettorale maggioritaria. “Nuova Repubblica” è stato il primo partito politico in Italia a introdurre il presidenzialismo nel proprio programma, solo trent’anni dopo imitato da Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini.

Il 1º marzo 1964, con la pubblicazione del primo numero del periodico Folla, si considera la data di trasformazione del movimento in partito politico. La testata fu diretta da Tomaso Smith, ex direttore del Messaggero di Roma, sino al 1966, quando, alla vigilia di un comizio che avrebbe dovuto tenere a Roma in Piazza Santi Apostoli, l’esponente pacciardiano fu colpito da un aneurisma fatale. Dopo di che il nuovo organo di partito fu a periodicità settimanale e diretto da Giano Accame.

Il 4 febbraio 1964, Pacciardi aveva già informato del suo programma politico l’ambasciata statunitense, la quale mandò un rapporto a Washington, nel quale si riteneva Pacciardi “troppo ottimista sul richiamo che il suo movimento avrà nel paese. Il sostegno a Pacciardi deriva probabilmente dalle amicizie personali tra gli ufficiali di alto livello che egli si è fatto durante la sua permanenza al Ministero della difesa. Si ritiene tuttavia che tali connessioni non siano abbastanza numerose”.

Il 10 maggio 1964, “Nuova Repubblica” organizzò un affollato comizio al Teatro Adriano di Roma che sfociò in una manifestazione che giunse sino alle soglie del Quirinale. Il movimento fu anche vicino ai Centri di Azione Agraria del principe Lilio Sforza Ruspoli. Il 5 luglio dello stesso anno i due tennero un comizio a Bari, dove Pacciardi fu salutato come “un antifascista da sempre” che aveva abbracciato “i militi della Repubblica sociale in nome di un’Italia nuova”. A Roma, un’assemblea di “nostalgici” lo invocò come il “capo tanto atteso”; altre simpatie le ottenne dal colonnello Renzo Rocca, direttore dell’ufficio per la ricerca economica e industriale (Rei) del Sifar.

Su questa linea, alla caduta del primo governo di centrosinistra, guidato da Aldo Moro (giugno 1964), Pacciardi scrisse al Presidente del Senato, Cesare Merzagora, incoraggiandolo a guidare una possibile svolta presidenzialista, restando “nell’ambito costituzionale ma non con le procedure normali”. L’uomo politico grossetano auspicava un’iniziativa diretta del Presidente della Repubblica Antonio Segni, dopo un messaggio alle Camere, seguito dalla nomina di un Presidente del Consiglio di esclusiva fiducia del capo dello Stato e di un governo presidenziale, al quale il Parlamento non avrebbe negato la fiducia. Merzagora è comunemente indicato come il candidato del Presidente Segni da opporre ai partiti, nell’estate del 1964, in caso di proseguimento dell’esperienza di centro-sinistra, alla quale era contrario. Non risulta, tuttavia, una convergenza tra Pacciardi e il Piano Solo, predisposto dal generale Giovanni De Lorenzo, d’intesa con il Presidente Segni, per favorire un’analoga svolta.

A livello giovanile nacque il gruppo universitario Primula Goliardica, facente capo al nuovo movimento, cui aderirono alcuni esponenti provenienti dal FUAN, come Antonio Aliotti e Enzo Maria Dantini. Quest’ultimo, nel 1969, partecipò alla fondazione dell’organizzazione nazi-maoista Lotta di Popolo.

Le elezioni politiche del 1968 si rivelarono, peraltro, un fallimento per il nuovo movimento, che riuscì a conseguire solo 63.402 voti alla Camera dei deputati, e lo stesso Pacciardi non fu rieletto.

Dopo tale sconfitta elettorale, il movimento sparì progressivamente dalla scena politica, pur rimanendo politicamente attivo il suo fondatore. Giano Accame proseguì nella pubblicazione saltuaria del settimanale Nuova Repubblica, sino al 1980.

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