Centrosinistra

Assemblea Pd, il partito litiga. Passa la linea Renzi

Direzione Pd, la resa incondizionata di Martina e governisti

Maurizio Martina e Matteo Renzi

Sull’orlo di una spaccatura che sarebbe stata clamorosa ma che è stata evitata. Il prezzo dell’unità però è il rinvio delle scelte sul segretario è una discussione che in questa situazione non poteva essere fra le più produttive.

Dopo una mattinata convulsa, fatta di voci, trattative e ipotesi di ordini del giorno incrociati, alla fine l’Assemblea del Pd ha trovato la quadra, approvando una modifica dell’ordine del giorno – che prevedeva la discussione sulle dimissioni di Matteo Renzi e le disposizioni conseguenti – e rinviando alla prossima assemblea, che si svolgerà dopo i ballottaggi delle prossime elezioniamministrative, ogni decisione sull’elezione del segretario e sulla data del congresso.

Evitata dunque la spaccatura del partito, anche se le premesse, in mattinata, non erano delle migliori. La giornata si era infatti aperta con la notizia di un ordine del giorno preparato dall’aera che supporta il segretario reggente Maurizio Martina, in cui veniva chiesta la convocazione anticipata del congresso, verosimilmente in autunno, insieme all’elezione a segretario dello stesso Martina, che avrebbe dunque fatto il traghettatore dei dem fino alle primarie.

Una soluzione accolta con scetticismo dall’ex segretario, ma che dopo due ore di discussione ha trovato un punto di sintesi nella proposta di “congelare” tutto fino a una prossima Assemblea da tenersi dopo le amministrative, in cambio della dichiarazione di “dimissioni irrevocabili” da parte di Renzi. Un accordo confermato dalla scelta dello stesso Renzi di non intervenire in apertura dei lavori, compito affidato al segretario reggente. Poco dopo, Renzi ha lasciato l’Ergife, seguito a stretto giro dal premier Paolo Gentiloni.

Tutto rimandato dunque, anche se la scelta ha sollevato qualche malumore nella sala congressi dell’Ergife, con i presenti che hanno rumoreggiato e qualche fischio che è echeggiato all’atto della comunicazione di quanto deciso da parte di Matteo Orfini. Un malcontento che il voto ha finito col fotografare, con la proposta di “congelamento” approvata a maggioranza con 397 favorevoli, 221 contrari e 6 astenuti. Tra i contrari al rinvio dell’elezione del segretario in assemblea, l’area che fa capo ad Andrea Orlando e a Gianni Cuperlo, che in assemblea ha votato no alla proposta presentata da Orfini.

Assemblea dedicata sulla carta alla discussione sulla situazione politica, dunque, ma subito accesa dalla relazione di Martina, che a conclusione di un lungo e articolato intervento, che ha toccato anche la ferita aperta della sconfitta del 4 marzo, ha scandito: “Faremo un Congresso anticipato. Chiedo di poter lavorare insieme a tutti voi per portare in maniera unitaria, forte, al congresso, senza la fatica dei detti e non detti che hanno generato ambiguità. Non ho l’arroganza di fare questo lavoro da solo.. Ma se tocca a me, anche se per poche settimane, tocca a me”.

Nel corso del pomeriggio non sono mancati i momenti di fibrillazione, come quando ha cominciato a circolare la voce che l’area dei renziani stesse lasciando l’Ergife, intenzionata a non votare la relazione di Martina. Un rumor che ha fatto scattare Andrea Orlando, che nel suo intervento ha richiamato all’assunzione di responsabilità per “uno scenario peggiore della conta che abbiamo scelto di non fare”.

Una voce poi smentita da ambienti vicini all’ex segretario, e confermata nel suo intervento dal capogruppo al SenatoAndrea Marcucci, che hanno fatto sapere come lo stesso Renzi avesse trovato “importante l’unità raggiunta sulla pace interna”, un risultato rivendicato come una vittoria da parte di chi, da Renzi a Gentiloni a Minniti, chiedevano di congelare il dibattito interno.

Voto favorevole alla relazione da parte dei dirigenti renziani dunque, da Marcucci a Delrio a Rosato, anche se, hanno fatto sapere le stesse fonti, tra i delegati qualcuno ha scelto di non partecipare al voto in segno di dissenso verso i passaggi più politici della relazione del segretario reggente

1 risposta »

  1. Nel corso dell’’assemblea nazionale del Pd, tenutasi oggi a Roma, è stato approvato un ordine del giorno che impegna «il Segretario Nazionale e la sua Segreteria a dare l’adesione del Partito Democratico Nazionale all’Onda Pride 2018» e impegna «le realtà locali del Partito e le amministrazioni PD e centrosinistra, che ancora non lo fanno, di aderire e patrocinare i Pride del loro Territorio». Il testo invita anche «i dirigenti e le dirigenti, gli eletti e le elette, gli iscritti e le iscritte del Partito a partecipare ai Pride locali».
    Si tratta di una decisione significativa in un clima politico in cui alcune forze politiche hanno puntato tutto sulla promozione del pregiudizio e sull’insulto ai partecipanti dei Pride.

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