Ambiente

Governo Gentiloni: diciassettesimo mese

Governo Gentiloni: diciassettesimo mese

Paolo Gentiloni e Sergio Mattarella

Ci vuole un grande esercizio di fantasia per immaginare cosa andrà a dire a Mattarella la folta delegazione del centrodestra quando si presenterà alle consultazioni. Devono essersi chiesto questo al Quirinale, nel valutare la portata della questione che piomba sulle consultazioni: non diverse valutazioni di tattica o calcolo politico, già di per sé complicate da dipanare come si è visto in queste settimane, ma un tema di fondo come la collocazione geopolitica del paese. Parliamoci chiaro: l’escalation in Siria piomba sulle consultazioni con le ruvide parole di Salvini. Che per tutto il giorno, con toni da campagna elettorale, assume una posizione estrema, che colloca l’Italia fuori dal suo tradizionale quadro atlantico di alleanze. Bolla come “fake news” l’uso dei gas chimici in Siria, parla di “bombe su donne e bambini”, ci va giù duro: “Caro Trump, cara Unione europea, caro Gentiloni, fermatevi: non siamo complici di altro sangue”. È una posizione di evidente rottura, che alimenta, tra i frequentatori del Colle più esperti, una domanda legittima: “Ma davvero vuole fare il governo o vuole solo tornare al voto?”. Perché è chiaro che se sei un uomo di governo, prima ne favorisci la nascita, poi magari sposti l’asse di politica estera su posizioni che ritieni più congeniali, in questo caso filo russe. Così, evidentemente, si complica tutto. E non è sfuggita la prudenza dei solitamente loquaci dichiaratori berlusconiani, rimasti silenti come se ci fosse stato un ordine di scuderia al fine di non intervenire. Perché per Silvio Berlusconi la questione è quantomeno più complessa.

Secondo giro di consultazioni. “Emerge con evidenza che il confronto fra i partiti politici per dare vita a una maggioranza che sostenga il Governo non ha fatto progressi. Ho fatto presente alle varie forze politiche la necessità per il nostro paese di avere un Governo nella pienezza delle sue funzioni”. Lo afferma Sergio Mattarella, al termine del secondo giro di consultazioni, spiegando che “le attese dei nostri concittadini, i contrasti nel commercio internazionale, le scadenze importanti e imminenti nell’Ue, l’acuirsi delle tensioni internazionali in aree non lontane dall’Italia, richiedono con urgenza che si sviluppi e si concluda positivamente un confronto fra i partiti per raggiungere quell’obiettivo, di avere un Governo nella pienezza delle sue funzioni. Attenderò alcuni giorni, trascorsi i quali valuterò come procedere per uscire dallo stallo che si registra”.

Mandato esplorativo al presidente del Senato Casellati: “Il presidente della Repubblica ha affidato a Elisabetta Casellati il compito di verificare l’esistenza di una maggioranza parlamentare tra il centrodestra e il Movimento 5 Stelle e l’esistenza di un premier condiviso”. Così Ugo Zampetti, segretario generale della Presidenza della Repubblica annuncia la scelta di Mattarella. Un mandato mirato e con una scadenza precisa. Mirato perché circoscritto alla possibilità di una alleanza tra centrodestra e M5S. Con una scadenza fissata con precisione dal Colle per “venerdì 20 aprile”. La Casellati: “Ringrazio il Colle e terrò costantemente aggiornato il presidente Mattarella: gli incontri averranno in tempi molto rapidi”. Il tentativo Casellati fallisce.

Mandato esplorativo al presidente della Camera Fico. Il Pd torna sulla scena delle consultazioni dopo l’esclusione per il mandato di Casellati, quando l’incarico era sondare un possibile governo centrodestra-Lega. Ma il partito rischia di andare ancora una volta in ordine sparsoRoberto Fico era appena uscito dal Quirinale e già fioccavano gli altoltà del fronte renziano. “Un contratto? È fiction. Ascolteremo ovviamente con rispetto e attenzione Fico, per la funzione che rappresenta. Ma il mio parere resta quello dei giorni scorsi: eravamo, siamo e resteremo alternativi ai Cinque Stelle”, dice il presidente dem, Matteo Orfini. Il tentativo fallisce a causa di una intervista di Matteo Renzi che chiude totalmente all’ipotesi di un governo Pd-M5S, illustrando tutte le ragioni.

È il giorno del terzo giro di consultazioni per la formazione del nuovo governo dopo le elezioni del 4 marzo. Al termine dell’incontro Salvini ha detto che “l’8 luglio è la data più vicina e netta per votare. Una data condivisa con Di Maio”. Anche il leader dei 5 stelle ha detto: “Senza un governo politico possibile data per votare è l’8 luglio”.

Silvio Berlusconi consente la formazione di un governo tra il Movimento 5 Stelle e la Lega. Il Cav affida a una nota il suo pensiero: “Il Paese da mesi attende un governo. Continuo a credere che la soluzione della crisi più naturale, più logica, più coerente con il mandato degli elettori sarebbe quella di un governo di Centro-Destra, la coalizione che ha prevalso nelle elezioni, guidato da un esponente indicato dalla Lega, governo che avrebbe certamente trovato in Parlamento i voti necessari per governare. Questa strada non è stata considerata praticabile dal Capo dello Stato. Ne prendo atto”. “Da parte nostra non abbiamo posto e non poniamo veti a nessuno, ma non possiamo dare oggi il nostro consenso ad un governo che comprenda il Movimento Cinque Stelle, che ha dimostrato anche in queste settimane di non avere la maturità politica per assumersi questa responsabilità. Questo lo abbiamo sempre detto, e per quanto ci riguarda non è mai neppure cominciata una trattativa, né di tipo politico, né tantomeno su persone o su incarichi da attribuire. Se però un’altra forza politica della coalizione di centro-destra ritiene di assumersi la responsabilità di creare un governo con i cinque stelle, prendiamo atto con rispetto della scelta. Non sta certo a noi porre veti o pregiudiziali”. “In questo caso non potremo certamente votare la fiducia, ma valuteremo in modo sereno e senza pregiudizi l’operato del governo che eventualmente nascerà, sostenendo lealmente, come abbiamo sempre fatto, i provvedimenti che siano in linea con il programma del centro-destra e che riterremo utili per gli italiani. Se invece questo governo non potesse nascere, nessuno potrà usarci come alibi di fronte all’incapacità – o all’impossibilità oggettiva – di trovare accordi fra forze politiche molto diverse. Di più a noi non si può chiedere, anche in nome degli impegni che abbiamo preso con gli elettori”.

Le grandi manovre siriane, in attesa dell’attacco, confermano che l’Europa si muove in ordine sparso, senza una linea comune che non sia la condanna dell’uso di armi chimiche e l’esigenza di un disarmo di Damasco. Italia e Germania da una parte, Francia e Gran Bretagna dall’altra. Roma con Berlino si sfila da iniziative militari, Parigi con Londra prepara l’azione. Macron fa il duro, Merkel si sfila, Gentiloni la segue, May si mobilita.

L’Italia protesta contro la decisione dell’Austria di aprire i propri consolati anche ai sudtirolesi. «Il progetto di legge austriaco sulla protezione consolare per gli altoatesini di lingua tedesca e ladina si configura come assolutamente non conforme alle norme Ue in materia di cittadinanza europea e in materia consolare e del tutto contrario al diritto internazionale. L’Austria apre i suoi consolati ai sudtirolesi di lingua tedesca e ladina. In caso di necessità all’estero, potranno rivolgersi a un consolato austriaco, anche se nel paese in cui si trovano esiste una rappresentanza italiana. Lo prevede un disegno di legge che il governo Kurz ha trasmesso al Parlamento per adeguarsi alle normative Ue. Come già avvenuto nel dibattito sul doppio passaporto, Vienna fa esplicitamente riferimento al gruppo linguistico tedesco e ladino, perché cadono sotto la «funzione tutrice» dell’Austria. Per tale ragione abbiamo dato mandato all’ambasciatore d’Italia a Vienna di presentare una formale protesta al governo austriaco – basata su puntuali elementi di diritto – sul suddetto disegno di legge», ha annunciato il ministro degli Esteri Angelino Alfano. Nella dichiarazione diffusa dalla Farnesina, il ministro Alfano sottolinea anche che «il progetto di legge austriaco sulla protezione consolare per gli altoatesini di lingua tedesca e ladina è assolutamente non in linea con la collaborazione che dovrebbe esistere tra Paesi europei» Alla fine l’Austria ritira il disegno di legge affermando che “E’ ancora una bozza ed è stato trasmesso per errore al parlamento, per questo lo abbiamo ritirato”.

Dopo mesi di polemiche, proteste e ricerche di certificati sepolti negli anni da parte delle famiglie italiane arriva il primo bilancio dopo le nuove prescrizioni sui vaccini per chi frequenta nidi, materne e scuole dell’obbligo. E’ un bilancio in parte positivo come emerge dai dati presentati al ministero della Salute. Migliora in tutta Italia la copertura, sia per i vaccini obbligatori come la polio e il morbillo che per quelli non obbligatori come quello contro il meningococco. Ma è anche vero che ci sono ancora 10 regioni italiane dove si è al di sotto della soglia del 95% di immunizzazione dei nuovi nati con vaccino esavalente. E’ il motivo per cui la copertura a livello nazionale è leggermente al di sotto di questa soglia, (è il 94,5%): a trainare verso il basso sono aree tradizionalmente ’scettiche’ come Bolzano, ma anche Friuli Venezia Giulia, Calabria e Sicilia. Il ministro Lorenzin, nel suo intervento, ha anche fatto il punto sulle priorità che lascia in consegna al suo successore, titolare della Salute. In particolare, ha detto, dovrà lavorare su riduzione delle liste d’attesa, resistenza agli antibiotici e investimenti nella ricerca e prevenzione. «È necessario potenziare la medicina del territorio e risolvere le criticità delle liste d’attesa, che creano ingiustizie sociali ed economiche enormi – ha spiegato il ministro -. Abbiamo poi bisogno di nuovi antibiotici. Antibiotici e vaccini sono i farmaci di cui abbiamo più bisogno dal punto di vista dell’innovazione, e su questo è possibile un intervento pubblico-privato». «Al mio successore terza cosa che direi è: investi su ricerca e innovazione, trovando nuovi modelli organizzativi». La «terza grande sfida – ha concluso – è l’applicazione dell’innovazione alla sanità, dai nuovi dispositivi ai nuovi farmaci, ma sempre facendola convivere con un rapporto umano tra medico e paziente».

Il titolare dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha dettagliato in conferenza stampa che la crescita per il 2017 si è attestata all’1,5% e che tale livello è confermato per il 2018: “Questo riflette un atteggiamento prudenziale di quello che l’economia italiana può produrre, ed in linea con le previsioni da ultimo rilasciate dal Fmi che ha aumentato la stima appunto all’1,5%”. Sollevando ancora lo sguardo, nel 2019 la crescita del Pil è stimata al 1,4%, nel 2020 all’1,3%.  Scenario possibile? “Non è un numero contenuto nel Def, ma è un numero che io personalmente propongo alla riflessione”, ha spiegato Padoan, sottolineando che il Tesoro ha assunto “un atteggiamento prudente sulla valutazione quantitativa”. C’è però un grande pericolo che potrebbe intralciare la crescita italiana e il pericolo arriva dagli Stati Uniti. A rivelarlo è un passaggio della bozza del Def, dove si avverte: uno shock protezionistico costerebbe all’Italia in termini di Pil lo 0,3% nel 2018 che salirebbe allo 0,7% nel 2019 per arrivare allo 0,8%, quasi un punto di Pil, nel 2020.

I clienti dei supermarket possono portarsi da casa i sacchetti per l’ortofrutta e non sono obbligati a prendere quelli forniti a pagamento dal negozio. I sacchetti dei consumatori devono però avere le stesse caratteristiche di quelli dei supermarket: monouso, nuovi, adatti per gli alimenti e compostabili (cioè biodegradabili in 3 mesi). Lo prevede una circolare del Ministero della Salute diffusa oggi, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato del 21 marzo scorso che aveva dato l’ok ai sacchetti da casa. Il nostro Paese aveva deciso, dal 1° gennaio 2018, di far pagare ai clienti i sacchetti sotto i 15 micron, che vengono usati per contenere frutta, verdura e farmaci. Fino ad allora il costo veniva pagato dai distributori che lo scaricavano sui clienti incorporandolo nel prezzo degli alimenti.

Con la situazione politica in stallo, il Governo di Paolo Gentiloni proroga alcune importanti cariche dello Stato. Il Consiglio dei ministri ha deciso la proroga dell’incarico del capo della Polizia Franco Gabrielli, il cui mandato biennale sarebbe scaduto il 19 maggio. Decisa anche la proroga di un anno dell’incarico del Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco, che era in scadenza.

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