Centrodestra

Un vincitore e mezzo

Un vincitore e mezzo

Matteo Salvini, Sergio Mattarella e Luigi Di Maio

E’ e sarà assai difficile trovare il successore di Paolo Gentiloni. Dopo le elezioni del 4 marzo scorso sono emersi due vincitori. Il primo è stato Luigi Di Maio, candidato premier del Movimento 5 stelle e il secondo Matteo Salvini, candidato premier del centrodestra italiano. Il motivo per il quale non si poteva dire chi era più vincitore dell’altro è stata l’impossibilità di poterli paragonare in modo omogeneo. Il Movimento 5 Stelle è un partito e ha preso il 32%; mentre il centrodestra è una coalizione è a preso il 37%. Ma se del centrodestra si lascia solo la Lega (togliendo Forza Italia, Fdi e Noi con l’Italia) resta solo il 17%. Tutt’altra cosa. Questa specifica è importante per il proseguo del ragionamento.

Poi ci sono da considerare gli out out dei vari partiti. Perchè, assimilato il concetto che non c’è partito o coalizione che arrivi al 50% e che possa quindi formare un governo;  l’esecutivo, quindi, lo può fare solo l’unione di due delle tre visioni di mondo che si sono sottoposte al giudizio dei cittadini nelle scorse elezioni e solo con lo spacchettamento del centrodestra (unica coalizione) ci può essere una maggioranza a sorpresa. Tutto il centrodestra ha dichiarato che vuole andare al governo unitariamente e nessuno dei leader che lo compongono è, per ora, venuto meno a questo dogma. Diversa è la visione, all’interno di questa coalizione su chi allearsi per raggiungere la maggioranza parlamentare. Lega e Fdi puntano sul Movimento 5 Stelle. Forza Italia punta sul Pd. Lega e Fdi chiudono nettamente al Pd (ricambiati). Quindi Forza Italia apre al M5s; i cinquestelle impongono il diktat su Berlusconi. Cioè, li voglio i voti di Forza Italia; ma non vogliono che il partito di Berlusconi faccia parte della maggioranza. E qui ritorna il patto all’interno del centrodestra. Quando poco prima delle elezioni regionali in Molise Salvini stava per capitolare; si pensava che la situazione si stesse risolvendo. Ma Salvini temeva di fare il secondo di Di Maio, perchè è diverso come abbia detto su presentarsi con un 37% o con un 17%. Quindi riafferma che il centrodestra resterà unito e che Di Maio deve cambiare idea.

Di Maio a quel punto cambia forno e si rivolge al Pd. Lo stesso Pd che è stato insultato per cinque anni, lo stesso di cui ha criticato tutti i provvedimenti governativi. Paola Taverna in questi giorni, riferendosi agli insulti passati, diceva “Non mi scuso di niente, ma ora bisogna cambiare pagina”. Lo stesso Luigi Di Maio incontrando alcuni elettori ha dichiarato “Speravo nella Lega”. Ma la chicca maggiore viene da Beppe Grillo che definisce Matteo Renzi “l’ebete di una sinistra morta e senza linguaggio, senza un racconto”. Ma quel che è peggio è che per loro il Pd dovrebbe firmare con loro un contratto rinnegando tutte le riforme che ha fatto. Impossibile. I vaccini servono proprio per immunizzare la popolazione e non quando c’è un epidemia (è tardi a quel punto); il Job act ha creato posti di lavoro (anche a tempo indeterminato); le unioni civili, gli 80 euro, il dopo di noi … Tutti provvedimenti che il M5s non ha votato e che vorrebbe cambiare. Non con il Pd #senzadime

Proprio per questo, nonostante all’interno del Pd ci siano dei trattativisti, l’alleanza m5s-Pd è impraticabile e l’intervista di Renzi di ieri ha dato il colpo di grazia. Ma l’ultima parola sarà all’assemblea Pd. Poi ci sono anche le regionali in Friuli e la Lega stravince, il Pd tiene (ma perde la regione) e il M5s sprofonda. Dal 5 marzo in poi al M5s non ne è andata più bene una. Anche in Molise avevano preso il 35%, contro il 50% delle politiche e la regione è andata al centrodestra.

Ora Salvini spernacchia Di Maio rimanendo fermo sulla sua posizione; Di Maio accusa Pd e Forza Italia di essere parassiti (chi perde le elezioni non vuol dire che deve annullarsi; semplicemente fa opposizione). Si avvicinano nuove elezioni? E se ci a chi convengono? Sicuramente a Salvini, forse al Pd. Un pò meno a Berlusconi. Ma al Movimento 5 stelle non credo proprio. Si è visto nelle amministrative. E’ invece il ritorno alle urne lo chiedono proprio loro. Staremo a vedere…

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