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Casellati fallisce, Mattarella riflette

Casellati Fallisce, Mattarella riflette

Sergio Mattarella ed Elisabetta Casellati

«Nessun accordo è possibile con i 5 Stelle, un partito che non conosce l’abc della democrazia, che prova invidia sociale, formato solo da disoccupati, e che rappresenta un pericolo per l’Italia». Poi la sciabolata finale: “È gente che non ha mai fatto nulla nella vita – ha detto in un comizio a Casacalenda – nella mia azienda li prenderei per pulire i cessi“. Venerdì mattina Silvio Berlusconi parla così del M5s dal Molise, dove si vota domenica per il rinnovo del consiglio regionale. Parole volutamente pesanti, e dalle quali non si torna indietro. L’ex premier ha poi declinato il medesimo concetto per il capo politico dei 5 stelle: “Di Maio ha una buona parlantina, non posso negarlo, ma non ha mai combinato niente di buono per se’, per la sua famiglia, per il Paese. Non possiamo affidare l’Italia a gente come lui”.

Berlusconi è tornato alla carica, dunque, e ha ribadito la sua posizione nei confronti dei pentastellati: “Nella formazione del governo ho cercato di dare seguito a cosa voleva la Lega in modo che qualche persona competente fosse dentro una squadra di inefficienti. Ma ho verificato quanto il Movimento 5 stelle sia un partito non democratico, un pericolo per l’Italia”. Ci ho provato, ma non è stato possibile. Berlusconi, è chiaro, nonostante il suo 14% alle elezioni non può comunque ridursi a farsi di lato e appoggiare esternamente un governo formato dal suo ormai ex alleato Salvini e Di Maio. “Fratelli d’Italia e Lega – ha aggiunto Berlusconi – sono contrari ad accordi con il Partito democratico ma io non condivido questa posizione. Per sbloccare la situazione il centrodestra deve puntare ad accordi con parlamentari del gruppo misto ed anche del Pd”. Non c’è altra soluzione.

I primi problemi c’erano stati già con le consultazioni al Quirinale, quando il Movimento 5 stelle iniziava il pressing per formare un governo solo con la Lega e senza Berlusconi. La cosa, ovviamente, aveva irritato non poco il Cavaliere e i suoi, ma anche Matteo Salvini aveva saputo tenere il punto evidenziando come l’accordo senza Forza Italia non si potesse fare. Ora però, dopo l’attacco di Berlusconi al Movimento 5 stelle sembra tutto più chiaro. Forza Italia e Lega (insieme alla Meloni) parlano due lingue diverse e hanno idee assolutamente sulla formazione del prossimo governo.

 

Ora lo schema possibile di gioco in questo campo è rimasto uno solo: la rottura formale tra Matteo Salvini e il leader storico di Forza Italia con la formazione di un governo a due teste, ossia quella di Salvini e quella del leader pentastellato Luigi Di Maio. Un governo giallo-verde insomma, senza gli azzurri. Ma il leader della Lega ha chiesto comprensibilmente tempo al suo possibile alleato prima di compiere questo passo storico, che lo farebbe di colpo diventare il leader di un partito del 17% invece che il leader di una coalizione del 37 per cento.

Salvini, che confida di “rubare” al vecchio leader di Forza Italia un po’ di parlamentari ora e un bel po’ di voti in futuro, arrivati a questo punto sta seriamente valutando il grande passo e ha messo sul tavolo la questione della premiership: rompo la coalizione di centrodestra – in sintesi – se faccio il premier. E da parte sua Di Maio, forte del 32% raccolto dal M5S, non sembra al momento disposto a cedere sulla premiership. Ma soprattutto la eventuale rottura del centrodestra potrà avvenire solo dopo le elezioni regionali (domenica si vota in Molise e il 29 aprile in Friuli Venezia Giulia) , dove Lega e Forza Italia si presentano unite in coalizione.

Alla possibile alleanza Fi-Pd, Salvini è sbottato, annunciando il divorzio ormai prossimo da Berlusconi: “Aspetto rispettosamente le scelte del presidente della Repubblica dopo mi sentirò libero di mettermi direttamente a disposizione perché veti e ammiccamenti al Pd da parte di Berlusconi e Di Maio non sono rispettosi degli italiani. Piuttosto che riportare il Pd al governo faccio tre passi avanti io. Sono a disposizione direttamente e personalmente”. “Sbaglia Berlusconi – ha insistito Salvini – quando dice che gli italiani votano male e risbaglia quando dice che si deve riportare al governo il Pd. Non è rispettoso verso gli italiani e lo fa senza la Lega”. E ancora: “Ho tenuto il centrodestra unito per due mesi e ora mi devo sentir dire che andiamo col Pd? Ma scherziamo?”.

Che cosa farà nel frattempo il capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha impresso un’accelerazione alla crisi con l’incarico alla presidente del Senato Elisabetta Casellati proprio per non dover attendere i “comodi” di Salvini e Di Maio e quindi l’esito delle elezioni nelle due regioni chiamate al voto? Probabilmente darà un incarico esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico senza i limiti imposti a Casellati (perimetro centrodestra-M5S) , ossia per consultare tutti i partiti, compreso il Pd.

Ma mentre fino a poche ore fa si pensava che un incarico a Fico avrebbe messo i democratici alle strette, costringendoli a “scongelare” il loro no a qualsiasi soluzione di governo, il nuovo quadro politico riporta per così dire il Pd alla finestra: non possono esserci aperture di dialogo con il M5S, come qualcuno della minoranza auspica, se sul tavolo c’è ancora la possibilità di un’intesa tra Di Maio e Salvini, previa rottura del centrodestra.

Il Pd può cambiare la sua posizione di “noi all’opposizione” solo quando, e se, le altre opzioni politiche saranno del tutto esaurite. Per questo ieri il segretario reggente Maurizio Martina, che si pone nel mezzo tra i dialoganti e i renziani, respingeva con secchezza le avances giunte da Berlusconi: «Rivendico con forza la posizione chiara del Partito democratico, e dico a chi pensa di dividerci che questo scenario non esisterà mai».

Al momento l’unico scenario che nel Pd si prende seriamente in considerazione è quello di un governo del presidente, o istituzionale, se le opzioni politiche dovessero fallire. Ma per ora, come ha ricordato l’ex leader Matteo Renzi, «tocca a loro».

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