Centrodestra

La Siria complica le consultazioni

La Siria complica le consultazioni

Sergio Mattarella

Ci vuole un grande esercizio di fantasia per immaginare cosa andrà a dire a Mattarella la folta delegazione del centrodestra quando si presenterà alle consultazioni. Devono essersi chiesto questo al Quirinale, nel valutare la portata della questione che piomba sulle consultazioni: non diverse valutazioni di tattica o calcolo politico, già di per sé complicate da dipanare come si è visto in queste settimane, ma un tema di fondo come la collocazione geopolitica del paese.

Parliamoci chiaro: l’escalation in Siria piomba sulle consultazioni con le ruvide parole di Salvini. Che per tutto il giorno, con toni da campagna elettorale, assume una posizione estrema, che colloca l’Italia fuori dal suo tradizionale quadro atlantico di alleanze. Bolla come “fake news” l’uso dei gas chimici in Siria, parla di “bombe su donne e bambini”, ci va giù duro: “Caro Trump, cara Unione europea, caro Gentiloni, fermatevi: non siamo complici di altro sangue”. È una posizione di evidente rottura, che alimenta, tra i frequentatori del Colle più esperti, una domanda legittima: “Ma davvero vuole fare il governo o vuole solo tornare al voto?”. Perché è chiaro che se sei un uomo di governo, prima ne favorisci la nascita, poi magari sposti l’asse di politica estera su posizioni che ritieni più congeniali, in questo caso filo russe. Così, evidentemente, si complica tutto. E non è sfuggita la prudenza dei solitamente loquaci dichiaratori berlusconiani, rimasti silenti come se ci fosse stato un ordine di scuderia al fine di non intervenire. Perché per Silvio Berlusconi la questione è quantomeno più complessa.

Diciamolo senza tanti giri di parole: posta così, è una posizione impotabile per una forza che si è proposta come garante dell’Europa e della Merkel in Italia, che esprime il presidente del Parlamento europeo e solo una settimana fa ha proposto un governo del presidente “contro i populisti”. Nelle prossime ore il discorso investirà direttamente anche l’Italia. Perché la richiesta non è stata formalizzata, ma arriverà una richiesta americana di poter usare la base di Sigonella per operazioni di ricognizione, come avvenne nel 2011 per la Libia. E se Washington chiama, l’Italia non potrà trincerarsi dietro la transizione in atto tra un governo in carica per ordinaria amministrazione e un nuovo esecutivo che non si sa quando vedrà la luce. Peraltro, l’autorizzazione non necessita neanche di un passaggio parlamentare.

Ecco, immaginatevi cosa può succedere quando il governo Gentiloni andrà a riferire in Aula all’inizio della prossima settimana. L’intreccio stretto tra escalation militare ed escalation politica già sconvolge le consultazioni, destinate ad andare a vuoto, e il dopo consultazioni. Quando spetterà a Mattarella il compito di una mossa. Si chiedono i frequentatori del Colle: “Magari se aveva pensato di dare un pre-incarico a Salvini, cambierà schema. È tutto in divenire. Vediamo quel che accade nei colloqui, ma è tutto in divenire”.

E se non ci sono punti fermi, c’è la sensazione che l’affaire siriano complichi, e non poco, lo schema del possibile accordo tra Salvini e Di Maio. Uno schema definito, certo non nei dettagli, ma nel percorso che il leader penstastellato illustra a Porta a Porta: la proposta di tavoli per valutare i punti comuni del programma, su cui Salvini ha già fatto sapere di essere d’accordo. Punti tra i quali c’è quella fedeltà all’Europa e alla Nato su cui Luigi Di Maio ha dato rassicurazioni proprio all’uscita del primo giro di consultazioni.

La verità è che solo di uno schema si tratta, perché c’è un punto di fondo non risolto che riguarda Berlusconi. Dice una fonte azzurra: “Oggi Salvini ha detto, riferito al nostro leader: dopo le regionali abbasserà la cresta… L’idea che Berlusconi possa fare un passo indietro dando il via libera al governo in nome della tutela degli interessi aziendali al momento non c’è. Se c’è una rottura non sarà consensuale, ma traumatica”. Il risultato di tutto questo è una richiesta di tempo. Prima di salire al Colle si svolgerà un vertice per definire quella linea comune che, al momento, non c’è perché Salvini non vuole il pre-incarico che gli alleati vorrebbero chiedere. E inevitabilmente si dovrà parlare anche di Siria perché è complicato che l’argomento possa rimanere fuori dai colloqui. Non è un dettaglio, quando si parla di governo che verrà, chiarire la sua collocazione internazionale.

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