Guerra

Donald Trump promette alla Russia missili “nuovi, simpatici e intelligenti”

Trump shock: "Non voglio immigrati da Haiti, El Salvador e Africa, sono cesso di Paesi".

Donald Trump

“La Russia promette di abbattere qualsiasi missile verrà lanciato contro la Siria. Preparati Russia, perché arriveranno, simpatici, nuovi e ‘smart’. Non dovreste essere partner di un Animale che gode uccidendo con il gas il suo stesso popolo”. Lo scrive il presidente Usa Donald Trump su Twitter.

Trump aggiunge in un altro tweet che “le nostre relazioni con la Russia sono peggiori di quanto non lo siano mai state, compresa la Guerra Fredda. Non c’è ragione per questo. La Russia ha bisogno del nostro aiuto per la sua economia, una cosa che sarebbe molto facile da fare, e noi abbiamo bisogno che tutte le nazioni lavorino insieme. Fermare la corsa agli armamenti?”.

Diversi media russi, ripresi anche dalla versione araba di Sky News, afferma che sono decollati dalla base militare americana di Sigonella gli aerei dell’Aeronautica americana che nelle ultime ore si sono diretti verso la Siria in missione di ricognizione, in vista di un eventuale attacco missilistico Usa. Secondo le rilevazioni satellitari, si tratta in particolare di modelli Boeing P-8 ‘Poseidon’ in grado di svolgere missioni di ricognizione, sorveglianza e intercettazione anti-sommergibile.

Il Pentagono però smorza i toni rispetto al tweet di Trump. “Il Dipartimento di Stato non rilascia commenti su future possibili operazioni militari. Spetta alla Casa Bianca commentare il tweet del presidente” dice Eric Pahon, portavoce del Pentagono, aggiungendo che come detto da Trump “gli attacchi chimici del regime siriano contro i civili innocenti a Duma sono orribili e richiedono una risposta immediata da parte della comunità internazionale”.

La prima replica di Mosca arriva a stretto giro: “I missili ‘intelligenti’ devono volare in direzione dei terroristi e non verso il governo legittimo” della Siria, “che lotta da molti anni contro il terrorismo internazionale sul suo territorio”, ha detto la portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova. Secondo i russi, eventuali bombardamenti americani potrebbero distruggere le presunte prove di attacco chimico. Secondo il generale russo Viktor Poznikhir il presunto attacco con armi chimiche contro i ribelli a Douma, in Siria, è stato “inscenato davanti alle telecamere” dai Caschi bianchi. Caschi bianchi è il nome con cui è meglio conosciuta la Difesa civile siriana, organizzazione di volontari che opera in zone della Siria controllate dai combattenti dell’opposizione. Il gruppo è stato il primo a denunciare l’attacco, sabato scorso. “Operando esattamente come un’organizzazione terrorista, gli odiosi Caschi bianchi hanno ancora una volta messo in scena davanti alle telecamere un attacco chimico contro dei civili nella città di Douma”, ha affermato il militare.

Durante una cerimonia al Cremlino, ha parlato anche il presidente russo Vladimir Putin: “La situazione nel mondo non può non suscitare preoccupazione – ha detto -, sta diventando sempre più caotica, ma la Russia spera che il buonsenso prevalga” e che “il sistema mondiale diventi stabile e prevedibile”.

Intanto dirigenti dell’amministrazione Trump stanno discutendo con dirigenti di Francia e Gran Bretagna per una possibile risposta militare comune in Siria dopo il presunto attacco chimico a Duma, attribuito dall’Occidente al regime di Damasco. Lo riferisce l’Ap citando dirigenti americani, secondo cui gli alleati stanno valutando di lanciare un attacco militare entro fine settimana.

Più dure erano state in precedenza le parole dell’ambasciatore russo in Libano. La Russia risponderà a qualsiasi attacco americano, ha detto Alexander Zasypkin, intervistato dall’emittente di Hezbollah, al-Manar. “Se c’è un attacco americano, abbatteremo qualsiasi missile e colpiremo le posizioni da dove sono stati lanciati”. Il diplomatico ha accusato gli Usa di utilizzare il pretesto dell’uso di armi chimiche per preparare il terreno a un attacco militare: “Nei giorni scorsi abbiamo visto un’escalation (che ha il potenziale di diventare) una grave crisi”.

Il Cremlino aveva lanciato un monito all’Occidente, nelle ore decisive in cui gli Usa, insieme a Francia e Gran Bretagna, si starebbero preparando a lanciare un’azione militare contro il regime siriano di Bashar al-Assad, accusato di aver condotto un attacco con armi chimiche a Douma, nella Ghouta orientale. “Speriamo che tutte le parti evitino passi, che in realtà non sono stati provocati in alcun modo, e che potrebbero destabilizzare la già fragile situazione nella regione”, ha dichiarato il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov. Alcuni media israeliani e libanesi, ripresi da Sky News Arab, parlano di un Assad che avrebbe lasciato il suo palazzo a Damasco scortato da un convoglio russo per il timore di imminenti attacchi da parte delle forze occidentali. Notizia tuttavia smentita dalla delegazione parlamentare russa arrivata oggi in Siria. Allo stesso tempo, secondo Interfax, Mosca ha avviato esercitazioni navali nei pressi delle acque territoriali siriane.

Dopo il pantano di ieri all’Onu – dove non si è raggiunto alcun accordo per l’invio di ispettori a Douma – a intervenire è l’Organizzazione mondiale della sanità. Secondo l’Oms, circa 500 persone si sono rivolte ai centri medici di Douma “con i segni e i sintomi di esposizione a gas chimici”. L’Oms chiede “accesso immediato e senza ostacoli all’area per fornire cure alle persone colpite, per valutare l’impatto sanitario e offrire una risposta sanitaria pubblica efficace”.

Eurocontrol: “Possibili bombardamenti nelle prossime 72 ore”. L’Onu si impantana ancora, non si trova l’intesa al tavolo dei diplomatici sul presunto attacco chimico. Manovre diplomatiche che falliscono, manovre militari che aumentano. Controllato e disturbato a bassa quota da alcuni jet russi, il cacciatorpediniere americano Donald Cook solca veloce le acque del Mediterraneo, lasciando intendere che la risposta militare americana è solo questione di ore per dar seguito alla minaccia di Donald Trump di far pagare “un caro prezzo” a tutti i responsabili dell’attacco a Douma – con riferimento a Damasco insieme agli sponsor Mosca e Teheran. E Macron afferma che la Francia deciderà la risposta insieme a Usa e Gb. Motivazioni che convincono l’Eurocontrol (l’Agenzia europea per la sicurezza aerea) a lanciare un’allerta sulle rotte aeree del Mediterraneo orientale per via di possibili attacchi missilistici sulla Siria nelle prossime 72 ore: volate con prudenza, è il senso dell’allarme, “si consiglia di pianificare le proprie operazioni di volo nell’area dell’Est Mediterraneo/Nicosia”.

Media: caccia francesi pronti al decollo. I caccia Rafale dell’aeronautica francese sono già “in pista” nella base di Saint-Dizier nell’eventualità di un possibile ordine del presidente Macron a decollare verso i cieli siriani: lo scrive oggi Le Figaro. Anche i mezzi della Marina potrebbero essere messi a disposizione di un eventuale raid contro obiettivi del regime di Assad, aggiunge il giornale. La fregata Aquitaine, una delle più moderne della flotta francese, è posizionata da qualche giorno nel Mediterraneo orientale. Un nuovo colloquio telefonico tra Macron e Trump è previsto nelle prossime ore per affinare la strategia comune.

Pantano diplomatico. La Russia ha messo il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che avrebbe dato il via a un’indagine indipendente sul sospetto attacco chimico. La risoluzione era stata proposta dagli Stati Uniti e prevedeva anche una condanna dell’attacco e l’istituzione di un piano di aiuti umanitari. Il Consiglio di sicurezza ha respinto una proposta della Russia che aveva offerto di creare un meccanismo d’indagine sull’uso di armi chimiche in Siria.

Il meccanismo proposto, però, non aveva i requisiti di indipendenza richiesti dall’Occidente, che aveva proposto in un’altra bozza un diverso meccanismo di inchiesta. Damasco, in ogni caso, si è detta pronta ad accogliere un eventuale invio di esperti dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), mentre il Libano è intenzionato a presentare una denuncia formale al Consiglio di sicurezza dell’Onu per la violazione da parte di Israele del proprio spazio aereo per il raid contro la base siriana T4, nella provincia di Homs, in cui sono morte 14 persone, di cui 7 consiglieri militari iraniani. Teheran ha già annunciato, per bocca dell’alto consigliere della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, che “il crimine israeliano non rimarrà senza risposta”. Le forze armate di Tel Aviv hanno invece schierato diverse batterie missilistiche di difesa aerea sulle alture del Golan, al confine con la Siria. Il ministro della Difesa israeliana, Avigdor Lieberman, ha avvertito che “non accetteremo un’ingerenza dell’Iran in Siria, a qualunque prezzo”. L’ambasciatore israeliano a Mosca, Gary Koren, è stato convocato dal ministero degli Esteri russo in relazione al raid a Homs.

Attorno a Washington si compattano Francia e Gran Bretagna. Il presidente Usa Donald Trump e la premier Theresa May “non permetteranno” che gli attacchi chimici del regime siriano continuino, si sono detti i due al telefono. Parigi “annuncerà le sue decisioni nei prossimi giorni”, ha invece detto il presidente Macron, precisando che “eventuali raid andrebbero a colpire esclusivamente le capacità chimiche” del regime siriano e per nessuna ragione i suoi alleati russi e iraniani. Macron ha assicurato che la Francia “non auspica una escalation”.

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