Europa

Ungheria, Osce: «Partito di Orban non ha permesso confronto equo» Leader opposizione si dimettono

L'Ungheria conferma Orban.

Viktor Orban

«In Ungheria la competizione elettorale è stata tutt’altro che equa». A denunciarlo è stata la missione dell’Osce di monitoraggio del voto, secondo cui «la sovrapposizione dilagante tra lo Stato e le risorse del partito di governo hanno indebolito la capacità degli altri contendenti di competere sulle stesse basi». In un rapporto diffuso all’indomani delle elezioni in Ungheria, che hanno assegnato il quarto mandato a Viktor Orban (il terzo consecutivo), l’Odhir precisa ancora: «La spesa eccessiva da parte del governo per annunci pubblicitari che hanno amplificato il messaggio della campagna della coalizione di governo hanno minato la possibilità dei contendenti di concorrere» alla pari.

E, nonostante l’impressione data agli elettori di avere a disposizione molte opzioni politiche, in realtà «la retorica intimidatrice e xenofoba, i media faziosi ed un finanziamento opaco della campagna hanno ristretto lo spazio per un dibattito politico sincero», impedendo «una scelta pienamente informata». La copertura mediatica, denuncia ancora l’Odhir, «è stata grandemente polarizzata e ha mancato di analisi critica», con ciò «favorendo chiaramente la coalizione di governo». Al voto di ieri, Fidesz, il partito del premier uscente, ha ottenuto i due terzi dei seggi, una maggioranza che gli consentirà di fare modifiche alla Costituzione.

La Commissione europea esorta l’Ungheria alla difesa dei valori Ue. In un commento seguito alla vittoria del premier espressione della destra Viktor Orban, il portavoce dell’esecutivo di Bruxelles, Margaritis Schinas, ha detto: «L’Unione Europea è un’unione di democrazia e valori» e la Commissione ed il suo presidente, Jean-Claude Juncker, ritengono che la difesa di questi valori sia «un dovere comune di tutti i Paesi membri, senza eccezione». Juncker scriverà a Orban in giornata per congratularsi per la sua vittoria e lo chiamerà domani per discutere «temi di comune interesse», ha aggiunto Schinas.

«Sul pacchetto migrazione e sulla riforma di Dublino noi tutti speriamo che ci sia un accordo il più presto possibile e preferiamo» che si trovi un’intesa «al Consiglio europeo di giugno, e che ciò avvenga prima delle elezioni europee». Così il portavoce del presidente Ue Jean-Claude Juncker, Margaritis Schinas, alla domanda di una giornalista che gli chiedeva se la vittoria di Orban in Ungheria potesse essere interpretata come un rifiuto esplicito della politica di asilo portata avanti dall’esecutivo comunitario. «Abbiamo la speranza che si raggiunga un accordo, ci stiamo lavorando, e speriamo che a giugno si possa avere un’intesa», ha aggiunto.

DIMISSIONI DEGLI ALTRI LEADER UNGHERESI Mentre il governo ungherese e i sostenitori di Viktor Orban festeggiano per la vittoria schiacciante alle elezioni di domenica, i leader dei partiti di opposizione annunciano uno dopo l’altro le loro dimissioni. Gabor Vona, leader di Jobbik l’ha fatto per primo, durante la notte subito dopo aver saputo il risultato. Si è dimesso anche Gyula Molnar, leader dei socialisti con tutta la direzione del partito. Altrettanto Peter Juhasz, leader del partito centrista Insieme, riconoscendo la sconfitta della loro strategia. E facendo autocritica si è dimesso anche Akos Hadhazy, copresidente dei verdi, aggiungendo di voler continuare la lotta contro la corruzione dei governanti. «È stata sconfitta l’Ungheria civica, europeista, attaccata ai valori democratici», ha detto Ferenc Gyurcsany, presidente dei democratici (Dk), l’unico partito di opposizione che si è rafforzato, aumentando da 4 a 9 la sua rappresentanza parlamentare.

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu è stato il primo leader straniero a congratularsi con il collega ungherese Viktor Orban per la sua vittoria elettorale. Lo afferma l’emittente israeliana Channel 10. L’ufficio di Netanyahu ha poi confermato l’invio di congratulazioni, aggiungendo che Orban è stato invitato a visitare Israele. Il leader magiaro è stato anche ringraziato per il suo sostegno alle posizioni israeliani nelle organizzazioni internazionali. Gli stretti rapporti fra Netanyahu e Orban hanno sollevato malumori in Israele e nella comunità ebraica in Ungheria, dove il leader magiaro è accusato di usare toni antisemiti. Sotto accusa sono in particolare gli attacchi della campagna elettorale di Orban contro il filantropo ebreo americano George Soros, di origine ungherese.

«Il governo tedesco si congratula per la vittoria elettorale di Viktor Orban», lo ha detto il portavoce di governo Steffen Seibert, riportando le parole di una lettera della cancelliera, Angela Merkel, diretta a Orban. «Mi congratulo di cuore per il suo successo alle elezioni parlamentari ungheresi», ha scritto Merkel. Nelle prime ore della mattina anche il ministro degli Interni, Horst Seehofer, si era congratulato pubblicamente con il primo ministro ungherese: «Mi congratulo a nome della Csu», aveva detto il ministro, amico di vecchia data di Orban.

«Dobbiamo semplicemente guardare agli altri popoli europei che difendono le proprie aziende, i propri lavoratori, i propri studenti, il proprio futuro i propri confini». Lo ha detto a Udine Matteo Salvini, riferendosi all’esito delle elezioni in Ungheria. «Avete visto – ha proseguito, rivolto ai militanti leghisti -. Tutti i giornali dicevano “sicuramente Orban non vince perché è populista, perché è nazionalista, perché vuole controllare i confini, perché difende le banche ungheresi difende le aziende ungheresi, difende le università e la moneta ungheresI”. Ha stravinto con la maggioranza assoluta dei voti». Citando la sua visita mattutina al Sacrario militare di Redipuglia, Salvini ha infine aggiunto che «una volta i nostri nonni quando difendevano i confini erano degli eroi, adesso si diventa un pericoloso razzista e populista. Vorremmo tornare semplicemente a vivere in pace», ha concluso.

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