Centrodestra

Primo giro di consultazioni non risolutivo. Mattarella: “Indispensabili intese, partiti riflettano”

Sergio Mattarella: che politico è stato e che presidente sarà...

Sergio Mattarella

Nessun partito “ha i voti necessari per formare un governo” e non sono emerse “le intese indispensabili per avere una maggioranza in Parlamento”. Quindi serviranno “alcuni giorni di riflessione” e “un secondo giro di consultazioni la prossima settimana”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo il primo round di colloqui con le varie forze politiche, fotografa lo stallo politico di queste settimane post-elezioni e si rivolge direttamente ai partiti. Gli occhi ora sono tutti puntati su Luigi Di Maio. Il leader del M5s, partito che è stato più a lungo a colloquio con il Capo dello Stato (45 minuti in totale), ha dichiarato che si rivolge a due interlocutori: il Pd “nella sua interezza” o la Lega. E con i rispettivi leader organizzerà “subito” un incontro per parlare dei temi. Parole che aveva già detto simili nei giorni scorsi, anche se questa volta ha specificato in maniera significativa che non intende “spaccare il Partito democratico“: quindi nessun veto per i renziani o per chi fa riferimento all’ex segretario Matteo Renzi e un’apertura netta ai dem.  Secondo le agenzia di stampa, però, i leader democratici sarebbero intenzionati a non andare all’incontro annunciato dal capo politico del M5s. “Di Maio mette sullo stesso piano il Pd e la Lega come se avessero una base programmatica comune”, lamentano fonti renziane.

Dopo le consultazioni l’ex segretario ha riunito i suoi fedelissimi: il presidente del partito Matteo Orfini, i capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio, il tesoriere Francesco Bonifazi, Maria Elena Boschi, Luca Lotti, Ettore Rosato e Lorenzo Guerini. La decisione dei dem di boicottare Di Maio non è ancora ufficiale ma caricherebbe d’imporanza il ruolo giocato dalla coalizione di centrodestra, che dal Colle è scesa ancora una volta spaccata. Da una parte il leader del Carroccio Matteo Salvini ha detto che si parte dal centrodestra e l’obiettivo è coinvolgere il Movimento 5 stelle “senza altre soluzioni temporanee e improvvisate”. Dall’altra per Silvio Berlusconi invece, il premier deve essere il segretario del Carroccio e non c’è spazio “per governi populisti, pauperisti e giustizialisti”, ovvero no ai 5 stelle. E il Carroccio non ha gradito.”Oggi Berlusconi ha messo un punto fermo rispetto al fatto che il M5s non deve andare al governo. Hanno preso il 32%, è difficile tenerli fuori in una fase come questa. Secondo me tatticamente Berlusconi ha sbagliato, ha alzato la palla a Di Maio che l’ha semplicemente schiacciata. Di Maio ha avuto gioco facile oggi pomeriggio, ed è finito il cinema”, dice Giancarlo Giorgetti, uno dei vice di Salvini.

Tra le poche certezze in questo momento c’è quella che servirà ancora tempo perché si trovi una soluzione, sia in direzione del governo che, eventualmente, per il ritorno al voto. Il Capo dello stato davanti allo stallo generale ha invocato “la responsabilità”dei singoli partiti. “Nessun partito e nessuno schieramento”, ha dichiarato il presidente della Repubblica, “dispone da solo dei voti necessari per formare un governo e sostenerlo ed è indispensabile quindi, secondo le regole della nostra democrazia che vi siano intese tra più parti per formare una coalizione che possa avere una maggioranza in Parlamento. Nelle consultazioni in questi due giorni questa condizione non emersa”. Quindi, Mattarella si è appellato alla riflessione e al tempo necessario per trovare “convergenze”: “Farò trascorrere qualche giorno di riflessione, anche sulla base della esigenza di maggior tempo che mi è stata prospettata da molte parti politiche. Sarà utile anche a me per analizzare e riflettere su ogni aspetto delle considerazioni” fatte dai partiti e “sarà utile a loro per valutare responsabilmente la situazione, le convergenze programmatiche, le possibili soluzioni per dare vita a un governo”.

Salvini dal canto suo ha chiarito il suo scenario, anche se resta da capire se praticabile o no. “Faremo di tutto per dare un governo che duri 5 anni ovviamente partendo dal centrodestra coinvolgendo il M5s, senza altre soluzioni temporanee e improvvisate, vediamo se si riesce a trovare una quadra”. Il Pd invece no, precisa il leader del Carroccio, perché “ha perso le elezioni”. Nessuna paura del voto, aggiunge, e nessun governo a tempo. Anzi, in Parlamento si va solo con numeri certi, ha detto Salvini. “Speriamo che gli altri la smettano di dire dei no e inizino a dire dei sì come fa la Lega da tempo”. Su questo concetto – “chi dice solo no, noi diciamo solo sì” – il capo della Lega ha battuto molto. E ha annunciato che già dalla prossima settimana incontrerà tutti i partiti e in particolare i Cinque stelle: “L’incontro con Di Maio sarà alla luce del sole” sottolinea. E’ un’iniziativa di rilancio analoga a quella del “contratto alla tedesca” proposto dal capo politico del M5s, con una differenza: Di Maio si rivolge a tutti e, anzi, in primis al Pd; Salvini esclude il Pd dal tavolo e si dirige solo verso il Movimento.

Una linea che, almeno in apparenza, incassa il sostegno di tutta l’alleanza. Dopo che ieri Giorgia Meloni aveva indicato Salvini come il presidente da incaricare per un governo, anche Silvio Berlusconi – alla guida della delegazione di Forza Italia – ha detto a Mattarella che dev’essere il segretario leghista l’esponente al quale affidare la responsabilità di guidare un esecutivo. Ma restano molte ambiguità soprattutto quando l’ex presidente del Consiglio dice che Forza Italia si dice “indisponibile” a un esecutivo “fatto di pauperismi e giustizialismi e populismi e odio che innescherebbe una spirale recessiva e di tasse elevate con fallimenti a catena anche nel settore bancario”. E il riferimento, chiaro, è al Movimento Cinque Stelle, proprio la forza politica – l’unica – a cui si rivolge Salvini.

La situazione resta ancora, dunque, come prevedibile, di totale stallo. Perché nel frattempo il Pd, che per primo è stato ricevuto al Colle nella giornata di oggi, ha ribadito che “chi ha vinto si deve fare carico delle responsabilità”, come dice il reggente Maurizio Martina che ha incontrato il capo dello Stato insieme a Delrio, Orfini e Marcucci. Martina dice che una “potenziale maggioranza” è già “emersa” con l’elezione dei presidenti delle Camere, passaggio dal quale il Pd è stato escluso. E viceversa il Partito democratico ha perso le elezioni e quindi non ci possono essere ipotesi di governo per il partito che ha espresso gli ultimi tre presidenti del Consiglio. “Noi avvertiamo come certi atteggiamenti siano più figli di un secondo tempo della campagna elettorale che di una responsabilità nuova – dice Martina – Il tempo della campagna elettorale è finito e queste forze farebbero bene a tornare con i piedi per terra anche rispetto a soluzioni”.

Dalle parti del Carroccio era stato Giancarlo Giorgetti in mattinata a dire quello che tutti pensano: se si va avanti così, con la politica dei veti, l’unica strada sono le elezioni anticipate. Ed è d’altra parte uno scenario riportato da quasi tutti i giornali, alcuni dei quali azzardano addirittura una finestra elettorale a giugno. Ma prima di tutto questo resta ancora molto da fare e da vedere, soprattutto dalle parti del Colle, col capo dello Stato che si impegnerà in ogni modo per evitare il voto anticipato. Ci sarà intanto quasi sicuramente un secondo giro di consultazioni, durante la prossima settimana. E forse anche un faccia a faccia, finalmente, tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

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