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Polizia francese sconfina a Bardonecchia, politici italiani furiosi

Polizia francese sconfina a Bardonecchia, politici italiani furiosi

Polizia francese sconfina a Bardonecchia, politici italiani furiosi

Il caso Bardonecchia piomba sulla politica italiana a pochi giorni dal primo giro di consultazioni, chiamando i leader a un inaspettato test di politica estera proprio durante il mini break pasquale. Agenti doganali francesi, in spregio a ogni intesa doganale, entrano armati in una sala della stazione dove operano volontari che assistono i migranti della rotta delle Alpi. Senza avvertire le autorità italiane né la polizia locale. La denuncia presentata dall’ong Rainbow4Africa, che collabora con il Comune di Bardonecchia per fornire assistenza ai migranti respinti dalla Francia e a quelli che tentano la traversata tra le montagne, alimenta ben presto un caso che è diplomatico e politico insieme. Diplomatico perché è subito la Farnesina, e con essa il governo italiano, a chiedere chiarimenti a Parigi convocando l’ambasciatore francese a Roma, per poi respingere la versione francese con un comunicato durissimo in cui si mette “in discussione la collaborazione transfrontaliera Italia-Francia”. E politico perché la questione tocca i nervi scoperti della società italiana, come è emerso dalle urne neanche un mese fa: l’immigrazione, da un lato, e l’insofferenza verso l’Europa dall’altro.

Il blitz dei militari francesi a Bardonecchia risveglia soprattutto quest’ultimo aspetto, tanto più che l’autore di quello che viene denunciato come uno sconfinamento e una violazione dei diritti umani è quello stesso Emmanuel Macron che da mesi decanta le magnifiche sorti e progressive di una “nuova Europa” che sappia far “sognare i popoli”. La critica a Parigi e a questa “nuova Europa” – presente un po’ in tutti i commenti politici di giornata – si declina in formule diverse, con tre posizioni principali: dal duo muscolare Salvini-Meloni a un timido Martina, con in mezzo un Di Maio in versione istituzionale.

Il leader leghista, come al suo solito, fa il duro e cita apertamente il parallelismo con il caso Skripal, l’altro test “esteri” a cui sono stati chiamati i leader politici nel dopo elezioni. “Espellere i diplomatici francesi”, questa la sua proposta-provocazione. Sostenuta con il ben noto piglio: “Altro che espellere i diplomatici russi”, dice Salvini riferendosi all’espulsione di due funzionari in seguito al caso Skripal, “qui bisogna espellere i funzionari francesi! Con noi al governo l’Italia rialzerà la testa in Europa; da Macron e Merkel non abbiamo lezioni da prendere, i nostri confini ce li controlliamo noi”.

Sulla stessa linea Giorgia Meloni: “Così si è ridotta l’Italia dopo sei anni di governi asserviti alle cancellerie straniere”. Al suo partito, Fratelli d’Italia, va il primato del commento più irriverente: “Non siamo la toilette di Macron. Il comportamento degli agenti francesi a Bardonecchia è stato gravissimo”, attacca già in mattinata la deputata di Fdi Augusta Montaruli.

Spiccano invece per diplomazia i Cinque Stelle, che con Luigi Di Maio lodano la scelta del Ministero degli Esteri di convocare l’ambasciatore: “Bene ha fatto la Farnesina a convocare l’ambasciatore francese. Quanto accaduto a Bardonecchia deve essere chiarito completamente in ogni suo aspetto”. I capigruppo M5s alla Camera e al Senato, Giulia Grillo e Danilo Toninelli, ritengono il blitz “un fatto grave, che preoccupa” e si aspettano “che la Francia chiarisca quanto prima ogni aspetto”.

Da Parigi arriva il tweet – ironico ma neanche tanto – dell’ex premier Enrico Letta, che dopo l’addio alla politica italiana insegna all’università SciencesPo: “Irruzione polizia francese a Bardonecchia è l’ennesimo errore su questione migranti. Poi in Europa si stupiscono dell’esito elettorale in Italia!”.

La pensa così anche il segretario reggente del Partito Democratico, Maurizio Martina, che seppur timidamente condanna su Twitter i fatti di Bardonecchia: “Così di certo non si fa la nuova #Europa”.

Anche Forza Italia condanna, ma con toni molto più moderati rispetto ai leghisti. “È necessario e urgente che il governo italiano verifichi la dinamica degli eventi e l’eventuale violazione. Ed è altrettanto necessario che faccia chiarezza al più presto in Parlamento affinché non si ripetano episodi del genere”, dice la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini.

Per Liberi e Uguali, “la risposta del governo francese sulla perquisizione effettuata a Bardonecchia, in territorio italiano, dalla polizia francese nella sede dell’ong Rainbow4Africa è assolutamente insufficiente. Nessun accordo di polizia transfrontaliero può consentire a una polizia di un altro stato di entrare in Italia al di fuori di una qualsivoglia forma di coordinamento investigativo con le autorità del nostro Paese. È necessario quindi che al più presto il governo venga a riferire in Parlamento sulle iniziative diplomatiche intraprese affinché episodi come quelli di Bardonecchia non abbiamo più a ripetersi in futuro”.

“Al fine di evitare ogni incidente in futuro, le autorità francesi sono a disposizione delle autorità italiane per chiarire il quadro giuridico e operativo nel quale i doganieri francesi possono intervenire sul suolo italiano” in virtù degli accordi del 1990 “in condizioni rispettose del diritto e delle persone”. È quanto afferma un comunicato diffuso oggi da Gerald Darmanin, ministro francese per i conti pubblici, che offre una ricostruzione da parte francese dell’irruzione dei doganieri in un centro per migranti a Bardonecchia. Irruzione che si è trasformata in un vero e proprio caso politico e diplomatico, con la Farnesina che ha convocato l’ambasciatore francese a Roma. Ciò che il comunicato non chiarisce, tuttavia, è se gli agenti francesi abbiano avvisato l’Italia dell’operazione, o se quanto meno abbiano chiesto l’intervento della polizia italiana, come richiesto dagli articoli 40 e 41 del trattato di Schengen. Fonti legali vicine a Rainbow4Africa, l’ong che opera nella sala della stazione oggetto del blitz francese, fanno inoltre notare che l’accordo italo francese sulla cooperazione transfrontaliera in materia di polizia e dogana non prevede l’imposizione di analisi mediche e accertamenti sanitari come quelli svolti ieri sera a Bardonecchia.

“Venerdì sera 30 marzo 2018, intorno alle 19.00 – ricostruisce il comunicato francese – una squadra della brigata ferroviaria delle dogane francesi di Modane era di controllo sul treno ad alta velocità Parigi-Milano. Questi agenti, in uniforme e identificati come doganieri francesi, hanno sospettato che un viaggiatore, di nazionalità nigeriana e residente in Italia, trasportasse stupefacenti ‘in corpore'”.

“Applicando l’articolo 60bis del codice delle dogane – si legge ancora – gli agenti hanno chiesto alla persona se consentiva a un test urinario per la rilevazione di stupefacenti, cosa che è stata accettata per iscritto alle 19.15. Al fine di realizzare questo controllo in condizioni di rispetto della persona, gli agenti hanno atteso l’arrivo del treno per poter utilizzare il locale attenente alla stazione di Bardonecchia, messo a disposizione della dogana francese in applicazione degli accordi sugli uffici a controlli nazionali giustapposti (BCNJ) del 1990”.

“Essendo da qualche mese questi locali ugualmente messi a disposizione di un’associazione di aiuto ai migranti, gli agenti hanno sollecitato il permesso di accedere ai sanitari, cosa che gli è stata accordata. Il controllo si è alla fine rivelato negativo. Tuttavia, dei membri dell’associazione sono rimasti colpiti da questo controllo e hanno auspicato che la persona controllata rimanesse con loro dopo il controllo”, afferma il comunicato, che si conclude con la disponibilità a chiarire il quadro il quale i doganieri possono intervenire sul suolo italiano.

La risposta di Parigi, d’altronde, non sembra aver convinto nessuno, neanche al governo. In serata la Farnesina bolla come “inaccettabile” l’operato degli agenti francesi e respinge la versione fornita dal ministero francese dei Conti Pubblici, mettendo in dubbio il futuro della collaborazione transfrontaliera tra i due Paesi. Stesso umore in Viminale, dove si valuta lo stop alle azioni dei doganieri francesi in Italia, equiparate a vere o proprie “intrusioni” o “inclusioni”. Sul secondo test esteri del dopo 4 marzo, nessuno vuole farsi trovare impreparato.

 

1 risposta »

  1. La procura di Torino ha aperto un fascicolo su quanto accaduto la sera del 30 marzo a Bardonecchia, dove una pattuglia di agenti francesi delle Dogane ha svolto un controllo di tipo sanitario su un migrante in una sala utilizzata da una Ong come centro di accoglienza.

    Per ora il procedimento è a carico di ignoti, anche perché non si conoscono le generalità degli agenti transalpini. Abuso in atti di ufficio, violenza privata e violazione di domicilio sono i reati ipotizzati, ma si sta valutando anche l’eventuale sussistenza del reato di perquisizione illegale.

    “L’Italia è una nazione sorella. Ci andrò nei prossimi giorni per discutere con le autorità italiane dell’incidente nella stazione di Bardonecchia. Nel frattempo ho chiesto a @douane_france di sospendere i controlli”. Lo scrive su Twitter il ministro francese per i Conti Pubblici Gerald Darmanin.

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