Alimentazione

Governo Gentiloni: quindicesimo mese (pagelle)

Governo Gentiloni: quindicesimo mese (pagelle)

Beatrice Lorenzin e Maurizio Martina

Beatrice Lorenzin (7 1/2), ministro della Salute.

  • Il simbolo ancora non c’è, ma l’accordo sul nome e su chi la comporrà e la guiderà sì: dopo l’uscita di scena volontaria di Angelino Alfano, sarà Beatrice Lorenzin a guidare la lista Civica popolare, alla quale contribuirà ovviamente Alternativa popolare, ma anche i Centristi per l’Europa di Pierferdinando Casini e Gianpiero D’Alia (con cui Ap aveva già corso, senza troppa fortuna, in Sicilia), Democrazia Solidale di Lorenzo Dellai e Andrea Olivero, L’Italia è Popolare, ossia l’area politica cattolico-democratica che fa capo a Giuseppe De Mita (con la benedizione dello zio Ciriaco); più sorprendente, volendo, è che del cartello elettorale faccia parte anche l’Italia dei valori, fondata da Antonio Di Pietro e probabilmente pensata agli antipodi di qualunque formazione anche solo lontanamente democristiana, ma che ha stretto l’accordo con le altre forze nella persona del suo segretario, Ignazio Messina. Civica popolare, il nuovo soggetto politico centrista e alleato del Pd, guidato dalla ministra Beatrice Lorenzin e da Lorenzo Dellaiha ritoccato il suo simbolo. Dopo la diffida di Francesco Rutelli a utilizzare il logo della Margherita, per evitare guai legali i civici e popolari hanno rimesso mano alla grafica, rimandando di qualche giorno il lancio ufficiale. E alla fine hanno optato per un fiore generico, frutto dell’immaginazione di un bambino.
  • Il biotestamento (ovvero il testo sulle Disposizioni anticipate di trattamento e in materia di consenso informato), legge già licenziata dalla Camera, è passata senza modifiche al Senato. La legge è stata quindi approvata in via definitiva con 180 favorevoli, 71 contrari e sei astensioni. A favore Pd, M5s, Mdp, Ala, Si. I gruppi di Ap e Forza Italia si sono divisi tra le due fazioni. Al termine del voto finale, l’aula ha lungamente applaudito l’approvazione del provvedimento. Il testo prevede che, nel rispetto della Costituzione, nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. Viene «promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato» e «nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari».  Per quanto riguarda i minori «il consenso è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore». A 10 anni di distanza dalla morte di Piergiorgio Welby, a 8 anni dalla scomparsa di Eluana Englaro e a pochi mesi da quella di Dj Fabo, il Senato ha approvato in via definitiva la legge sul biotestamento. Ecco i sette punti fondamentali su cui si basa la norma appena introdotta, che tutela il diritto alla vita e alla salute, ma anche quelli alla dignità e all’autodeterminazione.
  • Il Senato approva in via definitiva in terza lettura, con 148 sí e 19 no, il ddl Lorenzin sulle professioni sanitarie. Il provvedimento, in Parlamento da quasi 1.400 giorni e in bilico fino all’ultimo istante nel calendario congestionato del Senato, ha infine trovato una finestra utile. Si tratta di una grande riforma della sanità, attesa da oltre un milione di professionisti, che prevede una delega al Governo su un ampio ventaglio di materie e una serie di novità normative direttamente applicabili. Il provvedimento ammoderna, dopo 70 anni, la vita degli ordini professionali e ne introduce di nuovi, coinvolgendo nella tutela ordinistica tutte le 22 professioni attualmente riconosciute. Con un’attenzione mirata su trasparenza, turnover e parità di genere.
  • Sono entrambe alleate del Pd nella coalizione di centrosinistra. Beatrice Lorenzin con “Civica Popolare” ed Emma Bonino con “+Europa” convergono sul punto: le larghe intese con Forza Italia sono un’ipotesi percorribile, Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi è una certezza.
  • Il ricorso presentato da Milano per sospendere la decisione di assegnare ad Amsterdam la sede Ema “è irricevibile” per due motivi: “Carenza di legittimazione passiva” e “difetto assoluto di giurisdizione del Tribunale a pronunciarsi sull’atto impugnato”. E’ quanto si legge nella memoria dell’Ufficio giuridico del Consiglio Ue, che propone al Tribunale dell’Unione europea di “rigettare la domanda di sospensione in via cautelare e di condannare il ricorrente al pagamento delle spese del presente procedimento”.

Pier Carlo Padoan (7 1/2), ministro dell’Economia.

  • La legge di Bilancio 2018 viene approvata alla Camera, con 270 favorevoli, 172 contrari e 5 astenuti. Approvata con 270 voti a favore, 172 contrari e 5 astenuti. Con questo risultato è passata in seconda lettura alla Camera la Legge di Stabilità per il 2018 che definisce i contorni della finanza pubblica per il prossimo anno. Ora manca soltanto l’ultimo via libera del Senato e poi entrerà definitivamente in vigore. Sarà una manovra da 20 miliardi di euro circa, di cui ben 15,7 miliardi servono soltanto per neutralizzare le clausole di salvaguardia, cioè gli aumenti automatici dell’Iva concordati in passato dal governo italiano con l’Europa, per ottenere in cambio un po’ di flessibilità sui conti. Il Senato approva in via definitiva la legge di Bilancio per il 2018, con 140 voti favorevoli e 97 contrari.

Dario Franceschini (7 ), ministro dei Beni Culturali.

  • L’area archeologica centrale aspetta da ormai mezzo secolo che si ponga rimedio alla divisione assurda in due metà determinata dalla via delle parate imperiali voluta da Mussolini. Ma anche della frattura ridicola di competenze tra Stato e Campidoglio (un foro della Pace a te, il Traiano a me…). Più recente è la proposta del vicesindaco e assessore alla Cultura, Luca Bergamo, di rendere gratuito l’accesso ai Fori lasciando a pagamento solo Colosseo e Palatino che sono di competenza statale. «Con la sindaca Raggi — ha detto la settimana scorsa Bergamo — incontreremo il consiglio del Parco archeologico del Colosseo e mi aspetto che sia possibile trovare forme di integrazione per l’accesso all’area dei Fori » . E sulla sua idea di ” Central Park” de noantri (Aventino, Terme di Caracalla, il Campidoglio e rione Monti) «con accesso libero a tutti, dove si paga solo per entrare al Colosseo e per il Palatino, con tariffe comunque differenziate per turisti e residenti » , Bergamo chiedeva «la collaborazione del ministero della Cultura. Noi lo abbiamo già proposto al ministero».

Andrea Orlando (7), ministro della Giustizia.

  • Il Senato approva definitivamente, con 179 sì, 0 contrari e astenuti, la legge sui testimoni di giustizia. Imprenditori che hanno denunciato i loro estorsori ma anche semplici cittadini disposti a deporre contro i criminali in un’aula di tribunale. Sono i testimoni di giustizia, persone comuni che denunciano malavita e atti mafiosi. Ma finora questa scelta ha significato quasi sempre dire addio ad un’esistenza dignitosa: niente più lavoro, niente più rapporti con i familiari, niente più contatti con la terra d’origine, una vita da fantasmi.
  • Il Senato approva definitivamente la legge sulla tutela dei minori, resi orfani a causa di femminicidio, con 165 sì, 5 no e un astenuto. La Camera lo aveva già approvato a marzo. L’esame a Palazzo Madama non è stato indolore. Dopo l’ostruzionismo di FI e di Idea in commissione Giustizia, anche in Aula i tempi del dibattito si sono allungati a dismisura per gli interventi fiume di Carlo Giovanardi e di altri esponenti forzisti come Giacomo Caliendo e Francesco Nitto Palma, che alla fine ha lasciato l’Aula per protesta. Le nuove tutele si applicano ai figli minorenni e maggiorenni economicamente non autosufficienti della vittima di un omicidio commesso dal coniuge (anche se separato o divorziato), dal partner di un’unione civile (anche se cessata) o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza.
  • Il CdM approva il decreto legislativo contenente la riforma relativa alle intercettazioni telefoniche. Mai più trascrizioni di intercettazioni irrilevanti per le indagini. Regole per l’utilizzo dei virus-spia come il Trojan. Solo “brani essenziali” e quando “è necessario” nelle ordinanze di custodia cautelare. Un nuovo reato nel codice penale: la “diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente”, punito con la reclusione fino a 4 anni. Sono questi i punti essenziali della nuova legge sulle intercettazioni, prevista dalla delega contenuta nella riforma del processo penale varata la scorsa estate. “Abbiamo un Paese che utilizza le intercettazioni per contrastare la criminalità – è il commento del ministro della Giustizia Andrea Orlando – e non per alimentare i pettegolezzi o distruggere la reputazione di qualcuno”. Lo ha detto il ministro della Giustizia sottolineando come il provvedimento, “senza restringere, ma anzi autorizzando ad intercettare in un modo più agevole, impone una serie di vincoli e divieti che impediscono di usarle come strumento di diffusione di notizie improprie”.
  • Un netto no ad alleanze con Di Maio arriva poche ore dopo anche da Andrea Orlando, leader della minoranza interna dem: “Il 90% del gruppo dirigente del Pd è contrario ad un’alleanza con il M5s”.  È stata una mossa brillante dal punto di vista comunicativo spostare il dibattito interno del Pd sul tema delle alleanze, anzi sull’alleanza con i 5stelle, oscurando così il tema del risultato elettorale. La discussione tuttavia mostra la corda. La maggioranza, tutta, esclude questa ipotesi. Quindi quasi il 70% del Pd. L’area politica che mi ha sostenuto al congresso ha escluso la possibilità di un governo con i 5 stelle, così come con il Centrodestra, quindi si aggiunge un ulteriore 20% del Pd. In modo chiaro per questa prospettiva si è pronunciato Michele Emiliano che ha ottenuto al congresso il 10%. Il conto è presto fatto. Il 90% del gruppo dirigente del Pd è contrario ad un’alleanza con il m5s. Oggi un’avveduta dirigente come la Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, una regione un tempo definita rossa, nella quale (certo non per colpa sua) il Pd non ha conquistato un solo collegio uninominale, sente il bisogno di chiedere un referendum su questo tema. Il referendum nel Pd non serve. Il referendum sul Pd c’è già stato. Siamo al 18%. Un solo punto sopra la lega di Salvini. Alla direzione dobbiamo parlare di questo, delle ragioni profonde di questa disfatta elettorale.

Maurizio Martina (7), ministro dell’Agricoltura.

  • E’ stata la prima direzione Pd del post Renzi, una direzione che è iniziata con la lettura della dimissioni del segretario dem, assente. Solo poche parole le sue, poi Maurizio Martina, il vicesegretario, ha esordito chiedendo unità: “Guiderò il partito con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze”. La relazione di Martina ha convinto la direzione che l’ha approvata senza contrari ma con sette astenuti, che dovrebbero far capo all’area di Michele Emiliano. Nel suo intevento Martina ha lanciato la prima sfida: “L’Assemblea nazionale di aprile anziché avviare il congresso e le primarie dovrebbe dar vita a una Commissione di progetto per una fase costituente e riorganizzativa”. Quindi ha chiarito la posizione del Pd, “all’opposizione”, e si è rivolto alle forze che hanno vinto le elezioni: “A Lega e Cinque Stelle dico: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità”.

Paolo Gentiloni (7), presindente del Consiglio dei ministri.

  • Sergio Mattarella ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere, la legislatura è finita. Il Governo ha deciso, si voterà il 4 marzo 2018. Al Colle nel corso del pomeriggio si sono susseguiti prima il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, per una mezz’ora di confronto, poi il presidente del Senato e leader di LeU Pietro Grasso e quindi la presidente della Camera Laura Boldrini.  E’ stata la legislatura delle grandi battaglie civili. Infatti si è avuto il via libera alle unioni civili, al biotestamento e alle norme contro la torture o contro il caporalato. Ma accanto alla grande riforme, con lo scioglimento delle Camere, ci sono “le grandi incompiute”. Leggi finite nelle secche dei lavori parlamentari che hanno diviso l’opinione pubblica e che rischiano di essere un boomerang per il Pd in campagna elettorale.
  • Vittorio Emanuele III e la moglie avevano riparato all’estero nel 1946 dopo l’abdicazione in favore di Umberto II. Il re era stato sepolto ad Alessandria d’Egitto dove è morto nel 1947, mentre la regina Elena era al cimitero di Montpellier.  Il rientro della salma della regina Elena di Savoia, le cui spoglie sono state trasferite ieri da Montpellier, dove è morta nel 1952 a 79 anni, al Santuario di Vicoforte, vicino a Mondovì, nel Cuneese. E subito scatta la polemica, con tanto di stizzita nota ufficiale di Vittorio Emanuele in cui si esprime tutto il disappunto per il ritorno “in gran segreto” e “a nostra insaputa” della salma della nonna, e soprattutto “senza gli onori duvuti”. Emanuele Filiberto è contrario all’accordo ottenuto dalla zia Maria Gabriella con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Mio nonno diceva che le salme resteranno in esilio finché non torneranno al Pantheon a Roma – dice riferendosi a Umberto II, ultimo re d’Italia – Dal 2002, quando è stata abrogata la norma transitoria della Costituzione sull’esilio, non c’erano più problemi nel riportarle in Italia. Ma abbiamo sempre aspettato. Ed è da sempre che vogliamo siano collocate al Pantheon”. Emanuele Filiberto si è detto poi “felice” per il rientro della bisnonna in Italia – ringraziando il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per averlo reso possibile – ma anche “sorpreso” per la segretezza dell’operazione: “Io l’ho appreso dalla stampa e dalle agenzie. Non capisco questa specie di ‘vergogna’ di riportare in Italia questa amata regina. Lo trovo strano”.
  • Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarellaha nominato senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento, per “aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. Il decreto è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni che ha definito la nomina “una decisione preziosa a 80 anni dalle leggi razziali”.
  • Il Pd ci sarà, nel prossimo governo. Più di questo il premier Paolo Gentiloni non può dire al fianco di Angela Merkel. Dura un’ora il faccia a faccia tra il presidente del Consiglio italiano e la Cancelliera, nove giorni dopo quello fissato e poi saltato per la chiusura dell’accordo sulle larghe intese tedesche. Cantiere quasi concluso, a Berlino, per il quale tuttavia Frau Merkel si dice fiduciosa. Di certo sul congresso del suo Cdu che dovrà ratificare la voluminosa intesa. Ma con ragionevole certezza anche sulla consultazione in corsa tra i socialdemocratici e che approderà al responso del 4 marzo.
  • Non un endorsement. Di più. Nel teatro bolognese delle Celebrazioni, si chiama proprio così, Romano Prodi celebra Paolo Gentiloni. L’inclusività e la competenza sono il tratto che li unisce. E Prodi, quando viene proiettato sul mega schermo il suo manifesto della campagna elettorale del 2006 – La serietà al governo – guarda Gentiloni e aggiorna il concetto: «Eccola la serietà della politica».
  • La cooperazione e la collaborazione in Europa per un impegno in Africa e nel Sahel “è il modo in cui l’Europa lavora, lavora insieme ed è il modo migliore per battere le posizioni populiste e antieuropee”. Lo dice il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al termine della conferenza del G5 Sahel, in una dichiazrione congiunta assieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al presidente francese, Emmanuel Macron.
  • L’Economist promuove Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan e si augura che dopo il voto del 4 marzo sia ancora l’attuale premier a guidare il governo, magari sostenuto da una grande coalizione all’italiana. Secondo la rivista economica inglese, la figura di Gentiloni “rassicurerebbe gli investitori”. In due articoli, in cui si disegnano gli scenari possibili del post voto e dove si descrivono le forze in campo, il settimanale appoggia la figura dell’attuale premier.
  • Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, sentito il Cisr e recependo il parere del Copasir, ha disposto la permanenza per dodici mesi nei rispettivi incarichi di Pansa (Dis) e Manenti (Aise), con l’intento di assicurare certezza e stabilità agli organismi che presiedono alla sicurezza della Repubblica. Ambienti di palazzo Chigi sottolineano l’eccellente lavoro svolto dai servizi di intelligence e ricordano come la decisione non pregiudichi in alcun modo la facoltà del futuro presidente del Consiglio di prendere al riguardo le sue autonome decisioni. Il Movimento 5 Stelle “è contrario” a una proroga indiscriminata dei vertici dei servizi, ma “è consapevole della necessità di garantire in un momento così delicato la direzione dell’intelligence”. Lo spiega all’Agi il senatore Vito Crimi, componente del Copasir ed esponente di spicco del Movimento 5 Stelle che aggiunge: e questo “indipendentemente da chi ricopre oggi questa carica”.

Carlo Calenda (7), ministro dello Sviluppo Economico.

  • Il Senato approva la legge sul telemarketing. Passa all’unanimità in commissione Trasporti del Senato, riunita in sede deliberante, il disegno di legge, primo firmatario Jonny Crosio (Lega), che obbliga a rendere riconoscibili le telefonate che arrivano dai call center. Il provvedimento contro il telemarketing aggressivo, già approvato dalla Camera, diventa così legge. La legge introduce un prefisso per le chiamate commerciali dando quindi una stretta al telemarketing. In realtà, infatti, i prefissi diventano due: uno per riconoscere le chiamate commerciali e un altro solo per le indagini statistiche. Un’altra modifica approvata al ddl sul registro delle opposizioni fa salvi i consensi già “prestati nell’ambito di specifici rapporti contrattuali in essere, ovvero cessati da non più di trenta giorni aventi a oggetto la fornitura di beni o servizi, per i quali è comunque assicurata, con procedure semplificate, la facoltà di revoca”, si legge nell’emendamento approvato dalle commissioni Attività produttive e Trasporti della Camera.
  • Svolta positiva per la vicenda dello stabilimento Ideal Standard di Roccasecca, in provincia di Frosinone. Al Ministero dello Sviluppo Economico è stata siglata oggi l’intesa tra la società e Saxa Grass per consentire a quest’ultima di rilevare l’impianto in continuità aziendale, quindi con tutti i lavoratori e con un piano di investimenti supportato da Governo e Regioni per 30 milioni di euro. Ad annunciarlo è stato il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, al termine del tavolo sulla vertenza. Il sito che impiega circa 300 persone passerà a produrre Sampietrini da materiale di scarto (oggi invece nella fabbrica si realizzano sanitari).
  • Licenziamenti «congelati» fino a fine anno e un impegno a favore della reindustrializzazione del sito di Riva di Chieri che vede affiancati il ministero dello Sviluppo economico, attraverso Invitalia, e la stessa Embraco. Si è concluso con un primo accordo la vicenda della multinazionale brasiliana che ha deciso di dismettere lo stabilimento italiano in provincia di Torino dove lavorano 500 persone e si producono compressori per frigoriferi. Un passaggio, tutt’altro che scontato, viste le criticità delle settimane scorse, ma che rappresenta soltanto un punto di inizio per il possibile rilancio del sito. L’operazione di reindustrializzazione dello stabilimento che Embraco ha confermato di voler dismettere coinvolgerà, come spiegato dall’ad di Invitalia Domenico Arcuri, «il fondo di reindustrializzazione del Cipe e prevederà l’attivazione di un fondo per evitare la delocalizzazione». «Siamo soddisfatti – ha commentato a caldo il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda – ora l’obiettivo è la reindustrializzazione».
  • Non bisogna fare un altro partito, ma lavorare per risollevare quello che c’è. Domani mi vado a iscrivere al Pd”. Ad annunciarlo su Twitter è il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Una raffica di tweet nel giro di poche ore per Calenda, che risponde alle domande degli utenti social. Il ministro in occasione delle elezioni politiche aveva annunciato il proprio voto per Paolo Gentiloni alla Camera e per Emma Bonino al Senato, ed aveva presenziato alla chiusura della campagna elettorale di +Europa.

Marco Minniti (6 1/2), ministro degli Interni. 

  • Subito 13 pattuglie in più, pronte già da oggi. Cinque della polizia, cinque dei carabinieri e tre della guardia di finanza, per un totale di circa 26 agenti. Mentre tra qualche settimana, «appena conclusi i corsi » nelle scuole delle forze dell’ordine a Firenze ci sarà «un significativo rafforzamento dell’organico » . È la promessa fatta dal ministro dell’Interno Marco Minniti che ieri in Prefettura ha firmato il “Patto per Firenze sicura” con il sindaco Dario Nardella e il prefetto Alessio Giuffrida. Poche ore prima un pacco sospetto era stato lasciato davanti alla scuola Rossini. «Un atto dimostrativo», secondo i carabinieri che lavorano all’ipotesi, confermata anche dalla procura, che sia collegato alla visita di Minniti. Così come gli striscioni contro il ministro e il sindaco appesi in diversi quartieri.

Marianna Madia ( 6 1/2), ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione.

  • Siglato all’Aran anche il contratto della Sanità. Dopo le amministrazioni centrali e gli enti locali, si completa un altro tassello del rinnovo dei contratti della Pubblica Amministrazione, fermo da quasi 10 anni. Anche in questo caso, l’aumento contrattuale medio concordato è di 85 euro, ma si arriva a 95 per gli infermieri in posizioni apicali.  “Firmato #contratto sanità. Grazie a tutti coloro che ogni giorno si occupano della nostra salute. Concluso un percorso a cui stiamo lavorando da quattro anni: il rinnovo del contratto, fermo da quasi 10 anni, di oltre 3 milioni di dipendenti pubblici”, twitta il ministro per la Pubblica amministrazione e la Semplificazione, Marianna Madia.

Giuliano Poletti (5 1/2), ministro del Lavoro.

  • «Dobbiamo essere coraggiosi. Tutti sono capaci a distruggere, ma chi è più bravo, il politico che distrugge tutto e riparte sempre da zero o chi è capace di costruire partendo da basi solide? Io dico che chi è davvero bravo deve saper costruire – continua Poletti – il voto di queste elezioni è fondamentale per dare una prospettiva futura al nostro progetto. Per vedere i suoi frutti a lungo termine. Il lavoro, la scuola e la tecnologia saranno i punti fermi su cui si baserà il nostro operato. Abbiamo trovato un’Italia in completa recessione, l’abbiamo fermata e adesso stiamo facendola ripartire; grazie ad ognuno di voi, se vinceremo, questo sarà possibile».

Maria Elena Boschi (5), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e delle Pari Opportunità.

  • Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna avranno più autonomia dallo Stato centrale: a Palazzo Chigi è stato firmato un accordo storico sulla “autonomia differenziata”. A mettere la loro firma nero su bianco c’erano il sottosegretario agli Affari regionali, Gianclaudio Bressa, in rappresentanza del governo e i governatori delle tre regioni. “E’ una giornata storica, è  la prima volta che accade, penso che al settantesimo anno della Costituzione finalmente si firma un primo documento sull’autonomia”, dice il governatore del Veneto, Luca Zaia, celebrando la firma appena apposta all’intesa preliminare verso una maggiore autonomia. “Sono molto soddisfatto di concludere in bellezza la mia esperienza. Ora bisogna completare il percorso, compito che è affidato al nuovo governo e al nuovo governatore della Regione”, ha aggiunto Roberto Maroni ringraziando “i tre milioni di lombardi che con il sì al referendum ci hanno dato la forza di andare avanti. Senza di loro non saremmo arrivati a questa pagina importante della storia”. E festeggia, naturalmente, anche Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna: “Per la prima volta si mette la firma a un pre accordo, ora servirà una legge del futuro Parlamento approvata a maggioranza qualificata. Ma è evidente che il prossimo Parlamento e il prossimo Governo non potranno non tener conto di una firma così importante”.

Angelino Alfano (5), ministro degli Esteri.

Luca Lotti (5), ministro dello Sport con delega all’editoria. 

  • Il Senato approva la legge che limita a tre mandati presidenza del CONI e la legge quadro sulla mobilità ciclistica. Con uno scatto di reni nel finale di legislatura, a dispetto delle previsioni nefaste, il disegno di legge sul limite dei mandati dei dirigenti sportivi viene approvato al Senato e diventa legge (130 sì, 38 no, 5 astenuti ). Così, finiscono gli incarichi a vita e il sistema italiano si adegua ai dettami del Cio. Il limite di tre mandati si applicherà a tutti, Coni, Cip, Federazioni, discipline associate ed enti di promozione sportiva. Giovanni Malagò, che come presidente del Coni aveva un limite fissato a due mandati, potrà così allungarsi fino al 2025.

Graziano Delrio (5), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti.

  • Strade e autostrade diventeranno smart road e parte la sperimentazione su strada di veicoli a guida automatica. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio ha firmato il Decreto ministeriale previsto dalla legge di bilancio, che autorizza la sperimentazione delle soluzioni tecnologiche per adeguare la rete infrastrutturale italiana ai nuovi servizi smart e per i veicoli automatici. Il decreto Smart Road – spiega il Ministero – mira a realizzare un miglioramento della rete stradale nazionale attraverso una sua graduale trasformazione digitale, con l’obiettivo di renderla idonea a dialogare con i veicoli connessi di nuova generazione, anche nell’ottica di rendere possibile l’utilizzo dei più avanzati livelli di assistenza automatica alla guida, nonché per migliorare e snellire il traffico e ridurre l’incidentalità stradale. Gli interventi saranno realizzati in un primo tempo (entro il 2025) sulle infrastrutture appartenenti alla rete TEN-T e, comunque, su tutta la rete autostradale.

Claudio De Vincenti (4 1/2), ministro alla Coesione sociale e del mezzogiorno.

  • “Occorre tenere su piani diversi la questione delle presidenze delle due Camere e la formazione del governo. Così vuole il corretto funzionamento delle istituzioni. Per le Camere tutti devono avere come obiettivo quello di arrivare a delle figure che siano di garanzia per tutti”, mentre per il governo “entra in gioco il rispetto della volontà degli elettori. Nel caso del Pd significa prendere atto di una pesante sconfitta elettorale”. Così il ministro della Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti. Secondo il ministro, “Un governo Pd-5 Stelle non sta né in cielo né in terra, e neanche uno Pd-centrodestra”. E riguardo l’esito elettorale, “se dopo quanto abbiamo fatto in questi anni per ridare un futuro al nostro Paese, ed io i risultati li rivendico senza esitazioni, gli elettori ci puniscono, è evidente che è mancata una sintonia con le persone in carne ed ossa. La ripresa dell’economia e dell’occupazione non sono bastate, data la profondità delle ferite che la crisi aveva prodotto nel tessuto sociale”. Il Pd, ha affermato De Vincenti, “deve ritrovare la capacità di parlare ai sentimenti e all’intelligenza delle persone, farsi carico dei loro problemi e risolverli. Non ha bisogno che ci sia una caccia al colpevole e vanno evitate le chiusure reciproche, l’incomunicabilità all’interno del partito, altrimenti si rischierebbe di mettersi davvero sul piano inclinato di un declino inarrestabile. Con le dimissioni Renzi ha sgombrato il campo da ogni equivoco”

Roberta Pinotti (4 1/2), ministro della Difesa.

  • Il presidente del Consiglio Gentiloni annuncia l’invio di truppe e mezzi militari italiani in Niger, allo scopo di sostenere il governo nigerino nelle politiche migratorie. Nelle prossime settimane una missione militare italiana sarà inviata in Niger con lo scopo di combattere il traffico di migranti diretto in Libia e di addestrare l’esercito nigerino. La missione, di cui si parla da mesi, è stata annunciata ufficialmente ieri dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al termine del G5 Sahel, un incontro che si è tenuto a Parigi tra i capi di stato e di governo di Francia, Germania e Italia e quelli dei cinque paesi del Sahel: Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania e Niger. «Ci impegneremo per l’addestramento di forze che possano contribuire alla stabilità e alla lotta contro il terrorismo in Sahel. Partiremo con un’operazione bilaterale con il Niger che ha un interesse specifico pure per quello che riguarda i flussi migratori verso la Libia e verso il Mediterraneo. Dietro questo impegno c’è anche quello al contrasto del traffico di esseri umani», ha detto Gentiloni, aggiungendo che saranno inviati 470 militari e 150 veicoli.
  • I media riferiranno dell’ opposizione di LeU e M5S alle missioni in Niger, gruppi politici che hanno voluto discuterne nell’aula della Camera e non solo nelle commissioni Esteri e Difesa. I giornali invece danno per scontato che non ci sarà discussione nell’aula del Senato, dove i numeri del governo sono a rischio in ogni votazione e il voto in aula avrebbe almeno obbligato alla presenza di tutti i senatori. Aggiungono che potrebbe essere sufficiente il pronunciamento delle commissioni del Senato avvenuto ieri. Ma di questo pronunciamento al momento non c’è  traccia sul sito del Senato e  le convocazioni delle commissioni sono ferme al 22 dicembre 2017. La Camera ha approvato la risoluzione sulla prosecuzione per il 2018 delle missioni internazionali e sull’avvio della nuova missione in Niger. Operazioni che riguarderanno anche la Tunisia, il Sahara occidentale e la Repubblica centro-africana. Hanno votato contro Liberi e uguali e il Movimento Cinque Stelle. La Lega si è astenuta mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno votato a favore insieme alla maggioranza.

Gianluca Galletti (4 1/2), ministro dell’Ambiente.

  • Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, gli ecologisti e perfino il sindacato dei chimici Filctem difendono la normativa, che invece sui social network viene usata per mettere in difficoltà quella parte del mondo politico che l’ha promossa e approvata. L’obiettivo è difendere l’ambiente. In effetti i mari dei Paesi in cui non si raccoglie e non si ricicla la plastica sono intasati di rifiuti, come gli oceani su cui si affacciano Paesi meno sensibili all’ambiente. I sacchetti ultraleggeri oggetto della normativa sono una presenza minima nell’inquinamento dei mari, e del Mediterraneo in particolare, sporcati per esempio dalle temutissime microplastiche sviluppate soprattutto dalle fibre tessili rilasciate dalle lavatrici nei lavaggi e dal polverino di gomma degli pneumatici che si usurano sull’asfalto, ma sviluppate anche da cosmetici, bastoncini cotonati e altri rifiuti.
  • Continua la polemica sui sacchetti biodegradabili per gli alimenti freschi e sfusi, obbligatori dal 1° gennaio e a pagamento per i consumatori. E, dopo le accuse dei quotidiani Il Giornale e Libero, anche sui social, in particolare su Whatsapp, sta girando un messaggio secondo cui la legge che impone le biobuste anche per ortofrutta, pesce e mozzarelle sarebbe in realtà un regalo a “un’amica di Renzi, che è l’unica a produrre questo tipo di sacchetti biodegradabili”. La questione è semplice, l’Italia ha attuato una direttiva europea contro la plastica. Direttiva che va rispettata sia per gli accordi internazionali, sia per la bontà della legge in questione, che mira a tutelare l’ambiente. Questa scelta è stata però strumento di propaganda politica. Qualche bontempone ha avuto la brillante idea di collegare questa direttiva a Matteo Renzi adducendo che questa scelta fosse determinata dalla volontà di favorire una sua cugina, con tanto di foto della cugina che ricorda “vagamente” l’ex Premier.

Valeria Fedeli (3 1/2), ministro dell’Istruzione.

  • “Chi è fuori dalla Costituzione è fuori dalla legge”. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli appoggia l’appello a sciogliere associazioni o formazioni fasciste della Presidente della Camera Laura Boldrini.

Anna Finocchiaro (3 1/2), ministro delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento. 

  • Sul Giornale Augusto Minzolini, in arte Joda, riporta il contenuto di una telefonata avvenuta mercoledì tra Anna Finocchiaro, ministro in carica e anti-renziana di ferro, e una vecchia amica, “già dirigente di primo piano dei Ds in Umbria”. “Se Maurizio Martina ha le palle – le spiega la Finocchiaro -, dimettiamo Renzi lunedì in direzione. Tanto nella direzione ce la facciamo, visto che è pieno di dirigenti che non ha inserito nelle liste”. La partita è complicata, perché si inserisce anche nel quadro generale del futuro governo.

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