Centrodestra

Il momento difficile dei partiti riformisti in Italia

Il momento difficile dei partiti riformisti in Italia

Il momento difficile dei partiti riformisti in Italia

Il momento difficile dei partiti riformisti in Italia è sotto gli occhi di tutti. Dopo le elezioni del 2013 avevano conquistato il 70% dell’elettorato; ma del resto sono stati sempre abituati a prevalere e anzi a contendersi tra loro i governi italiani. Dopo le elezioni del 2018 cambia tutto; ridotti al solo 33% di consensi tra gli elettori e con un ruolo per nulla predominante nella prossima legislatura. Gli unici due partiti riformisti rimasti in parlamento sono il Partito Democratico e Forza Italia. Ma anche una parte di LeU (Mdp, che non si capisce cosa voglia fare).

Ma Pd e Forza Italia hanno già collaborato assieme. Quel periodo venne ricordato per il Patto del Nazareno. Non era una soluzione politica meravigliosa, tuttavia consentiva di tirare avanti la baracca italiana all’insegna del compromesso: una bischerata di sinistra, una di destra ovvero un colpo alla botte e uno al cerchio. Niente di grave e niente di brillante. Però prometteva al Paese di campicchiare. Quell’accordo tra Renzi e Berlusconi, che dava vita all’opportunità di governare alla meno peggio, si ruppe nel modo più stupido e provocò un disastro totale. Il motivo della frizione esiziale riguardò la elezione del presidente della Repubblica. I due leader non trovarono un’ intesa per il Colle. Renzi aveva scelto Mattarella, Berlusconi pretendeva un altro personaggio, Amato, un vecchio arnese. Scoppiò su questa scemenza una lite furibonda.

Non si è mai capito perché Forza Italia rifiutasse l’ex democristiano, uomo grigio e silenzioso, l’ ideale per sostituire Napolitano che, invece, era più ciarliero di una portinaia. I soci del Nazareno si irrigidirono e spezzarono l’ alleanza dando luogo a un casino infernale che li ha ammazzati. Il Cavaliere ha perso pezzi notevoli del suo gruppo che si è ridotto a una specie di bocciofila ininfluente. L’ex sindaco di Firenze non è riuscito a imporre la propria linea, creando le premesse della catastrofe al referendum costituzionale. Cominciò il declino dei due partiti, poi clamorosamente battuti il 4 marzo.

Ovvio. Berlusconi, dimezzata Forza Italia, non è stato in grado di risollevarsi, nonostante si sia consumato in una campagna elettorale lunga ed estenuante, ma sterile e ripetitiva. E Renzi, per quanto vitale, si è intorcinato schiantandosi contro i luoghi comuni frequentati da anni dalla sinistra lontana chilometri dal popolo. Il segretario ha finito per smarrire la sinderesi incaponendosi sulla esigenza di accogliere i clandestini e di concedere a chiunque lo ius soli, quasi fossero questi i temi a cuore della cittadinanza. Insomma i due signori che avevano in mano l’ Italia, e l’ hanno mollata nella melma per questioni di lana caprina, ora possono divincolarsi dalle rispettive tenaglie solo non ignorandosi più.

Il Pd ha davanti a se un momento delicato come delle primarie per le elezioni di un nuovo segretario. Renzi ha l’opportunità di controllare il partito anche non essendo più l’uomo bandiera.  Del resto ha attualmente una maggioranza schiacciante nei delegati del partito e può anche condizionare le nomine dei due capigruppo e sopratutto dettare la linea nella formazione del prossimo governo. Forza Italia, invece, deve divincolarsi dall’abbraccio mortale della Lega salviniana che mira a populistizzare Forza Italia inglobandola in se. Il Pd deve aiutare Fi rifiutando un patto di governo col il M5S; ma poi Forza Italia quando i populisti firmeranno un patto deve rifiutarsi di seguire tutto il centrodestra nel prossimo sciagurato governo e rompere definitivamente quel patto. Solo in quel modo non moriranno leghisti.

Perchè questi due partiti abituati a governare, hanno bisogno entrambi di rigenerarsi stando all’opposizione e rivendicare puntualmente inefficacia delle politiche del nascente governo populista targato M5S-Lega. Se il Pd e Fi commetteranno l’errore di dare una mano a questo governo (sopratutto nell’atto di fondazione) verranno accusati di essere attaccati al potere e non smaschereranno le politiche fallimentari dei populisti che si giustificheranno nel non aver potuto governare. Quindi bisogna indurli a governare insieme e poi senza pietà contrastare le loro politiche.

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