Politica locale

Regionali in Lombardia e Lazio del 2018

Regionali Lazio 2018

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È Roma che ha spinto Nicola Zingaretti sul podio. La Capitale ha sostenuto la sua vittoria elettorale alle Regionali nel Lazio, mettendo tutto il peso del suo voto per la riconferma di Zingaretti presidente. a Roma, infatti, Zingaretti è avanti di 130mila voti rispetto a Stefano Parisi del centrodestra e di 150mila su Roberta Lombardi dei 5 Stelle. Sempre Roma, con questo importante scarto di preferenze ha consentito di contenere il buon risultato di Parisi nei collegi delle province Latina, Frosinone e Viterbo, mentre Rieti è tutta centrosinistra.

Il candidato presidente del Pd si è presentato al comitato elettorale alle 22 annunciando la propria vittoria mentre restavano pochi seggi da scrutinare: «Sicuramente il dato delle elezioni regionali del Lazio è che c’è stata una bellissima rimonta del voto», ha detto subito. Al termine della lunga giornata, iniziata alle 14 con l’inizio dello spoglio elettorale, Nicola Zingaretti così ha commentato i risultati ancora parziali, ma che lo vedono ormai saldamente in testa, al Comitato elettorale allestito alla Camera di Commercio di Roma a Piazza di Pietra. Zingaretti ha poi aggiunto: «Confidiamo che tra la differenza tra il voto politico e quello delle regionali sia alla fine tra i 250 e i 300 mila voti. E confido nel fatto che i cittadini del Lazio per la prima volta nella nostra regione abbiano confermato il loro presidente. Questo incredibile risultato è importante per tanti motivi, sicuramente perché rende la nostra regione più normale e offre alla nostra comunità la giusta continuità», ha detto Zingaretti che per le Politiche ha parlato anche della «più devastante sconfitta per la storia del centrosinistra». Lungo e importante il suo discorso che abbraccia Roma, il Lazio e anche la sconfitta del Pd alle politiche. «Ora si apre una fase al servizio del Lazio per ricostruire la speranza – ha detto Zingaretti —, che è l’opposto dell’odio, della divisione, dell’egoismo, del capro espiatorio, del cavalcare le paure dei cittadini. Una nuova fase importante per rigenerare il centrosinistra. E’ il tempo della rigenerazione». Poi ancora: «Il voto del Lazio è importante perché è avvenuto nello stesso giorno della più devastante sconfitta per le forze del centrosinistra della storia della Repubblica. E’ un voto totalmente in controtendenza, che segna che siamo vivi, vitali e vittoriosi. Da questo mi muoverò. Lo dico con immensa umiltà per guardare in faccia il dolore dei cittadini di questa regione, con lo spirito di servizio».

“Perché applaudite? Abbiamo perso!”. Scherza Stefano Parisi, nel saluto finale ai sostenitori che lo acclamano all’hotel Savoy, dove il candidato di centrodestra ha seguito insieme ai familiari la lenta pubblicazione di proiezioni e dati del Viminale. “Non siamo arrivati primi ma abbiamo comunque avuto un grande risultato, con una differenza inferiore rispetto a quanto detto da Zingaretti, meno di 250 mila voti” commenta Parisi alle telecamere. “E se avessimo avuto più tempo, e un confronto con Zingaretti su un palco (che il candidato aveva chiesto in più occasioni, ndr) avremmo vinto le elezioni”. La sconfitta, inutile nasconderlo, è amara, per un estenuante testa a testa andato avanti fino all’ultimo. Con toni pacati ma fermi, il leader di Energie per l’Italia annuncia che si siederà all’opposizione. E che darà battaglia. “Faccio i miei auguri a Zingaretti, sperando che in questi anni governi bene. La nostra Regione merita di più, mi auguro che abbia più coraggio di fare scelte che non ha fatto per la nostra ragione. Noi faremo sicuramente da sprone perché si cambi davvero passo. Sanità, infrastrutture, rifiuti, sono tanti i punti su cui intervenire”. Il candidato del centrodestra ha poi sottolineato che Zingaretti non avrà il suo sostegno. «Zingaretti ora deve trovare sostegno nel Consiglio regionale, ma non certo da parte nostra», ha detto Parisi. «Zingaretti si deve assumere le responsabilità e noi non condividiamo nulla del suo programma. È giusto che trovi la sua maggioranza nella sua coalizione».

“Sapevamo che sarebbe stato difficile, il voto regionale è sempre una partita a sè e abbiamo raggiunto un risultato molto importante: abbiamo incrementato i consensi territoriali rispetto al 2013 e per questo possiamo ritenerci soddisfatti”. Così Roberta Lombardi, candidata grillina alle regionali. La partita è chiusa per la Faraona, che preferisce congedarsi su Facebook, annullando all’ultimo il punto stampa.  Comincia con i ringraziamenti a “chi mi ha sostenuto in questo percorso: il mio staff, gli attivisti, i candidati, la mia famiglia e soprattutto i miei bambini che, da domani, riavranno la loro mamma”. Poi prosegue: “Io ho dato il massimo, tutti abbiamo dato il massimo e lo ritengo un grande risultato” scrive sulla sua bacheca, ricordando comunque il risultato nazionale. Il MoVimento 5 Stelle oggi è il primo partito nel Lazio e in Italia, sono felicissima per il risultato raggiunto alle politiche: il nostro è un progetto comune. Siamo dei portavoce, dietro c’è un progetto grandissimo e continueremo a portarlo avanti sempre”. Poi conclude: “Per quanto mi riguarda, c’è chi diceva che un vincitore è un sognatore che non ha mai mollato. E io per questo, oggi, sento di aver ottenuto la mia vittoria”.  Alla Lombardi sono mancati i voti dei Comuni più popolosi della provincia di Roma, come Guidonia, Nettuno e Civitavecchia, dove nonostante amministrazioni comunali a 5 Stelle a prevalere è Parisi. Il M5S, con lo spoglio al 70% delle sezioni, alle regionali nel Lazio si attesta al 21%, cioè oltre 10 punti in meno rispetto alla media nazionale ottenuta lo stesso giorno alle elezioni politiche e anche nei collegi laziali.

Il candidato alla presidenza Sergio Pirozzi è soddisfatto: «Penso che quello che abbiamo ottenuto sia un risultato straordinario, senza partiti dietro, con una scarpa e uno scarpone, credo che questo basti a dare il senso di un risultato straordinario. Al signor Parisi, che ha detto che la mia candidatura ha decretato la sconfitta della coalizione di centrodestra, voglio ricordare che dai dati in mio possesso, anche se parziali, il suo voto è di 8 punti percentuali rispetto a quello delle liste che lo sostengono. Il che vuol dire che la gente non lo ha voluto e non lo ha votato». Così ha commentato i risultati il sindaco di Amatrice e candidato alla presidenza della Regione Lazio. E ha pi aggiunto: «Nessuna alleanza all’interno del futuro consiglio regionale, con nessuna forza politica, anche nel caso in cui non dovesse costituirsi una maggioranza numericamente valida. Voglio ringraziare le donne e gli uomini che mi hanno accompagnato in questa meravigliosa avventura. Quello di oggi è solo il punto di partenza, il nostro percorso continuerà».


Regionali Lombardia 2018

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In Lombardia la Lega prevale su Forza Italia, con un distacco ben superiore a quello della media nazionale: quando sono state scrutinate oltre 9000 sezioni su 9227 per il Senato, il partito di Matteo Salvini si attesta infatti attorno al 28%, mentre Forza Italia si ferma alla metà. Milano è in controtendenza rispetto al dato nazionale e lombardo con il Pd (in caduta libera a livello nazionale e regionale) primo partito attorno al 27%. A proposito del dato del Pd, il sindaco milanese Beppe Sala commenta: “Su Milano c’è una chiara controtendenza con il Pd saldamente primo partito. Quindi penso si debba confidare che il buon governo, vicino alla gente, viene riconosciuto. Per il resto sono impossibili esercizi verbali: per la sinistra è stata una dura sconfitta”. A livello provinciale, la partecipazione al voto per il nuovo governo della Lombardia vede al primo posto Monza, Brianza e Brescia con una affluenza  ai seggi superiore al 76%. Seguono Lecco e Bergamo, vicine al 76%, mentre agli ultimi posti si piazzano Pavia con il 69,74% e Sondrio con il 66,08.

“Non mi aspettavo questo risultato. Credevo che lo scarto fosse più ridotto”: il giorno dopo la vittoria, Attilio Fontana sembra incredulo di fronte al risultato elettorale che lo ha portato a vincere sul candidato del centrosinistra Giorgio Gori con uno scarto di 20 punti: 49.7% contro il 29%. Secondo Fontana a dargli la spinta è stata “l’alleanza di centrodestra, la politica di Salvini ma anche il consiglio di Bossi”. Quale? “Uno dei primi. Mi disse che per fare politica ‘devi stare in mezzo alla gente non devi andare in tv'”. A chi gli ha chiesto quali siano i primi provvedimenti che intende realizzare, Fontana ha detto: “Autonomia e asili nido gratis”. Nessuna anticipazione, invece, sulla sua giunta. “Nessun nome – ha detto il neoeletto – il metodo sarà quello della meritocrazia e anche quello della rappresentanza territoriale”.

E’ stata giornata amara per Giorgio Gori, candidato del centrosinistra alle elezioni regionali in Lombardia. Il sindaco di Bergamo esce sconfitto dal confronto con Attilio Fontana, candidato del centrodestra (designato dopo la rinuncia di Roberto Maroni). Il sindaco di Bergamo nella sede del suo comitato elettorale è arrivato intorno alle 16 e dopo avere stretto le mani ad alcuni militanti si è ritirato in un ufficio per seguire lo spoglio delle regionali, cominciato alle 14. Gori è stato raggiunto nella sede del comitato elettorale dalla moglie Cristina Parodi e dalle figlie Benedetta e Angelica. Nel quartiere generale di corso Buenos Aires presenti il sindaco di Milano, Beppe Sala, diversi parlamentari in carica o prossimi all’elezione come Lia Quartapelle, Simona Malpezzi, Giancarlo Librandi, Mattia Mor e Eugenio Comencini.

Gori è salito sul palco ed è stato applaudito, quindi ha detto “Pensa se avessi vinto”. “Mi sento di aver fatto la miglior campagna elettorale, l’abbiamo fatta con grande energia, non farei niente di diverso, sono state dette le cose che era giusto dire. Si tratta di una vittoria della Lega in particolare, di Fontana, che ho chiamato e mi sono complimentato”. Gori ha aggiunto: “Mi prenderò il tempo giusto per prendere la decisione rispetto a mio futuro immediato. La legge mi consente di farlo entro 90 giorni: ho preso un impegno con cittadini di Bergamo, che vorrei portare avanti ma anche un impegno con gli elettori delle elezioni regionali”. Il collega milanese Beppe Sala lo ha invitato a non mollare: “Mi auguro che Giorgio non molli perché si è rivelato politicamente molto capace e molto amato”.  “La concomitanza con le elezioni politiche ha fatto sì che queste regionali fossero elezioni molto politiche e poco regionali” ha osservato il candidato del centrosinistra. Che però sente come dagli elettori sia stata riconosciuta la “competenza” e il “tentativo di parlare dei temi” importanti per i cittadini. “Ho l’ambizione di aver comunque lasciato un segno di politica seria e credibile che si sforza di non raccontare balle e tenere alta la bandiera del riformismo” si è augurato il sindaco di Bergamo. Ma “la valutazione politica la faremo domani mattina”.

Il bergamasco Dario Violi, candidato presidente alla Regione Lombardia per il Movimento 5 stelle, che si è piazzato terzo alle spalle di Fontana e Gori, commentando l’esito delle elezioni amministrative: «Io sono molto soddisfatto del risultato. Credo che se ce lo avessero detto un anno fa non so se ci avremmo creduto. Significa che abbiamo fatto un gran lavoro sul territorio in questi anni». «Ho chiamato Attilio Fontana, gli ho fatto gli in bocca al lupo, per spiegargli che per evitare che faccia la stessa fine di Maroni noi siamo a disposizione. Lo abbiamo avvertito per tempo di stare attento alle persone che lo circondano. Ho ribadito a Fontana la disponibilità a collaborare come opposizione sui temi che interessano la vita dei lombardi e anche nella gestione di consiglio e giunta, soprattutto per quel che riguarda le nomine delle partecipate, dove troppo spesso abbiamo visto clientelismi. Lui si è detto disponibile a collaborare con noi», ha concluso Violi in una conferenza stampa convocata dopo il voto.

Anche a questa tornata elettorale il Pirellone si è confermato un vero e proprio fortino per il centrodestra.  La maggioranza lombarda è infatti di centrodestra da 23 anni, ovvero dalle elezioni del 1995, quando vinse Roberto Formigoni che rimase in carica per 8 anni, per poi cedere il timone a Roberto Maroni che ha rinunciato a ricandidarsi, meno di due mesi prima delle elezioni.

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