Europa

Gentiloni a Merkel: “In Italia nessun rischio di un governo su posizioni populiste anti-Ue”

Gentiloni a Merkel: "In Italia nessun rischio di un governo su posizioni populiste anti-Ue"

Paolo Gentiloni e Angela Merkel

Il Pd ci sarà, nel prossimo governo. Più di questo il premier Paolo Gentiloni non può dire al fianco di Angela Merkel. Dura un’ora il faccia a faccia tra il presidente del Consiglio italiano e la Cancelliera, nove giorni dopo quello fissato e poi saltato per la chiusura dell’accordo sulle larghe intese tedesche. Cantiere quasi concluso, a Berlino, per il quale tuttavia Frau Merkel si dice fiduciosa. Di certo sul congresso del suo Cdu che dovrà ratificare la voluminosa intesa. Ma con ragionevole certezza anche sulla consultazione in corsa tra i socialdemocratici e che approderà al responso del 4 marzo.

La curiosità dei giornalisti tedeschi ruota parecchio tuttavia attorno all’incognita italiana in quella stessa data. E al rischio del prevalere di forze di destra e nemiche di Bruxelles. Il capo del governo italiano non può che rassicurare. “L’Italia avrà un governo stabile: la coalizione di centro sinistra sarà il pilastro di questo governo.

Non credo ci sia il rischio di governi populisti o anti europei”. I sondaggi pubblicati in mattinata dai giornali italiani tuttavia offrono uno spaccato molto più frammentato e il rischio concreto che una maggioranza in realtà non ci sia. “Le soluzioni di governo non le danno i sondaggi, le daranno gli elettori il 4 marzo – ribatte Gentiloni – La mia opinione è che l’unico pilastro possibile di una coalizione stabile e pro europea può essere la coalizione di centro sinistra. Dopo il voto, tuttavia, sarà il presidente della Repubblica ad indirizzare”.

Sicuro comunque che anche in Italia, come in Francia e Germania le forze anti sistema non avranno la meglio. La Cancelliera tedesca non può spingersi oltre, sottolinea quanto bene abbia lavorato in questo anno con il collega italiano, sull’immigrazione come sui temi economici. Ma proprio l’aiuto dell’Europa sulla gestione dei flussi migratori dalla Libia costituisce un tema ancora caldissimo finito al centro dei colloqui. “Occorre responsabilità e solidarietà – dice anche davanti ai giornalisti il premier italiano al fianco della Merkel – Nessun Paese europeo può chiamarsi fuori dalla responsabilità sul tema dei migranti”.

Il riferimento neanche tanto implicito è ai Paesi dell’Europa dell’Est a dir poco restii ad accogliere e sostenere i Paesi rivieraschi costretti a farlo. “Non si possono accettare alcuni schemi europei e tirarsi indietro su altri”. E poi, rivolto alla Cancelliera: arginati i populismi e i movimenti antieuropei, occorre adesso aprire una nuova fase in Europa. Un vero e proprio rilancio comunitario che dovrà passare necessariamente dal terreno economico. Meno rigore e più coraggio nella crescita insomma. “Non mi rassegnerò mai all’idea che si possa separare l’efficienza economica dal modello sociale”. Un socialdemocratico a quel dicastero a Berlino, è il non detto, dovrebbe contribuire alla svolta.

Il presidente del Consiglio è tornato sul tema del dopo voto anche nel pomeriggio, in Italia, nel corso di un serie di appuntamenti elettorali: “Le larghe intese? E’ una discussione da
fare dopo le elezioni. Prima del voto, come in Germania e in tutti i Paesi democratici, il Pd e i suoi alleati fanno la loro proposta agli elettori. Questo devono fare”. Ma Gentiloni è pronto a una nuova chiamata? “Se l’Italia chiama, deve chiamare una compagine di governo in grado di proseguire su questa strada. Io farò il mio dovere come ho sempre cercato di farlo in questi anni”, è stata la risposta del premier.

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