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Molestie, perché le 124 attrici hanno paura di fare i nomi?

Molestie, perché le 124 attrici hanno paura di fare i nomi?

Asia Argento

“La molestia sessuale è fenomeno trasversale, è sistema. Succede alla segretaria, all’operaia, all’immigrata, alla studentessa, alla collaboratrice domestica. È successo a tutte noi con modi e forme diversi. Non puntiamo il dito contro un singolo ‘molestatore’, contestiamo l’intero sistema. Questo è il tempo in cui abbiamo smesso di avere paura”. Inizia così Dissenso comune, la lettera-manifesto firmata da 124 attrici e lavoratrici dello spettacolo che hanno deciso di intervenire sullo scandalo che ha travolto il mondo del cinema.  Lo fanno accusando “la macchina della rimozione che vorrebbe zittirci” e chiarendo che il loro “non è un discorso moralista” perché “la molestia sessuale non ha niente a che fare con il gioco della seduzione”, dicono prendendo le distanze dalle parole della collega francese Catherine Deneuve.

Premessa sostanziale: che 124 attrici del cinema italiano si siano messe insieme, incontrandosi e discutendo, e abbiano fatto una lettera pubblica in cui denunciano un sistema marcio e prendono posizione a favore di chi ha parlato è un fatto importante e positivo. Anzi, ci si attendeva questa mossa da tempo, magari a ridosso dello scandalo Brizzi. Ma in ogni caso, semplicemente e banalmente, meglio tardi che mai. 

Di seguito il testo integrale della lettera.

“Da qualche mese a questa parte, a partire dal caso Weinstein, in molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante. Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza. Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse. Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza. Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio. Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le “molestate” e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare. Il buon senso comune inizia a interrogarsi sul libero e sano gioco della seduzione e sui chiari meriti artistici, professionali o commerciali del molestatore che alla lunga verrà reinserito nel sistema. Così facendo questa macchina della rimozione vorrebbe zittirci e farci pensare due volte prima di aprire bocca, specialmente se certe cose sono accadute in passato e quindi non valgono più”.  La molestia sessuale è fenomeno trasversale. È sistema appunto. È parte di un assetto sotto gli occhi di tutti, quello che contempla l’assoluta maggioranza maschile nei luoghi di potere, la differenza di compenso a parità di incarico, la sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro rende le donne, tutte le donne, a rischio di molestia poiché sottoposte sempre a un implicito ricatto. Succede alla segretaria, all’operaia, all’immigrata, alla studentessa, alla specializzanda, alla collaboratrice domestica. Succede a tutte. Nominare la molestia sessuale come un sistema, e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura. Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo. Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo “molestatore”. Noi contestiamo l’intero sistema. Questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura”.

Firme: Alessandra Acciai, Elisa Amoruso Francesca Andreoli, Michela Andreozzi, Ambra Angiolini, Alessia Barela, Chiara Barzini, Valentina Bellè, Sonia Bergamasco, Ilaria Bernardini, Giulia Bevilacqua, Nicoletta Billi, Laura Bispuri, Barbora Bobulova, Anna Bonaiuto, Donatella Botti, Laura Buffoni, Giulia Calenda, Francesca Calvelli, Maria Pia Calzone, Antonella Cannarozzi, Cristiana Capotondi, Anita Caprioli, Valentina Carnelutti, Sara Casani, Manuela Cavallari, Michela Cescon, Carlotta Cerquetti, Valentina CerviCristina Comencini, Francesca Comencini, Paola Cortellesi, Geppi Cucciari, Francesca D’Aloja, Caterina D’Amico, Piera De Tassis, Cecilia Dazzi, Matilda De angelis, Orsetta De Rossi, Cristina Donadio, Marta Donzelli, Ginevra Elkann, Esther Elisha, Nicoletta Ercole, Tea Falco, Giorgia Farina, Sarah Felberbaum, Isabella Ferrari, Anna Ferzetti, Francesca Figus, Camilla Filippi, Liliana Fiorelli, Anna Foglietta, Iaia Forte, Ilaria Fraioli, Elisa Fuksas, Valeria Golino, Lucrezia Guidone, Sabrina Impacciatore, Lorenza Indovina, Wilma Labate, Rosabell Laurenti, Antonella Lattanzi, Doriana Leondeff, Miriam Leone, Carolina Levi, Francesca Lo Schiavo, Valentina Lodovini, Ivana Lotito, Federica Lucisano, Gloria Malatesta, Francesca Manieri, Francesca Marciano, Alina Marazzi, Cristiana Massaro, Lucia Mascino, Giovanna Mezzogiorno, Paola Minaccioni, Laura Muccino, Laura Muscardin, Olivia Musini, Carlotta Natoli, Anna Negri, Camilla Nesbitt, Susanna Nicchiarelli, Laura Paolucci, Valeria Parrella, Camilla Paternò, Valentina Pedicini, Gabriella Pescucci, Vanessa Picciarelli, Federica Pontremoli, Benedetta Porcaroli, Daniela Piperno, Vittoria Puccini, Ondina Quadri, Costanza Quatriglio, Isabella Ragonese, Monica Rametta, Paola Randi, Maddalena Ravagli, Rita Rognoni, Alba Rohrwacher, Alice Rohrwacher, Federica Rosellini, Fabrizia Sacchi, Maya Sansa, Valia Santella, Lunetta Savino, Greta Scarano, Daphne Scoccia, Kasia Smutniak, Valeria Solarinom, Serena Sostegni, Daniela Staffa, Giulia Steigerwalt, Fiorenza Tessari, Sole Tognazzi, Chiara Tomarelli, Roberta Torre, Tiziana Triana, Jasmine Trinca, Adele Tulli, Alessandra Vanzi.

Il problema però è un altro, e cioè i contenuti della lettera, che Asia Argento e Miriana Trevisan hanno contestato perché mancante dei nomi dei molestatori (mentre altri, ad esempio la giornalista e scrittrice Paola Tavella su Facebook, perché nei 124 nomi non ci sarebbero quelli delle donne che hanno denunciato Fausto Brizzi). Per capire perché questa denuncia esprime un atteggiamento realmente contraddittorio e purtroppo poco chiaro basta fare un’analisi di ciò che è scritto. Le frasi stesse parlando da sole.

Parole che però non sono piaciute Asia Argentol’attrice italiana che ha raccontato di essere stata vittima di abusi da parte del produttore hollywoodiano Winstein. “Finalmente è arrivata la letterina di Babbo Natale” ha scritto sul suo profiloTwitter“Contestano l’intero sistema ma si guardano bene dal fare nomi” aggiunge, dichiarando di voler intervenire sull’argomento “nei prossimi giorni” perché “ora sono troppo incazzata“.

Sulla stessa linea anche Miriana TrevisanNel novembre scorso, l’ex velina di Striscia la Notizia aveva accusato il regista Giuseppe Tornatore di averla molestata e ora attacca le firmatarie del manifesto: “Sarebbe più onesto dire: ‘siamo costrette a non esporci perché il sistema è così radicato che perderemmo il lavoro’. Quindi non puntando il dito credete che il sistema venga smascherato? Negli USA non mi pare che sia andata così”. scrive in un tweet condiviso anche da Asia Argento.

“Il nostro – scrivono – non è solo un atto di solidarietà nei confronti delle attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e per questo sono state attaccate, ma anche un atto dovuto di testimonianza. Ma parlare è svelare come la molestia sessuale sia riprodotta da un’istituzione. Come questa diventi cultura, buonsenso, un insieme di pratiche che noi dovremmo accettare perché questo è il modo in cui le cose sono sempre state, e sempre saranno”. La lettera arriva dopo mesi di incontri e confronti e, per le firmatarie, questo è solo il primo passo per cambiare il sistema, non solo nel mondo dello spettacolo: “In molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante. Siamo unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini”.

Da Harvey Weinstein a Fausto Brizzi, sono tante le denunce di abusi emerse in questi mesi nel mondo dello spettacolo: “Perché il cinema? Perché le attrici? Per due ragioni – si legge nella lettera-. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non. La scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: Abituati o esci dal sistema. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza”.

Onestamente, è comprensibile la rabbia di Asia Argento, per quanto forse ormai rivesta un ruolo di denunciatrice che la spinge ad essere ipercritica a ogni costo. Ma effettivamente come si fa a dire che non si deve puntare il dito contro il singolo che compie un reato? E soprattutto: perché si ha paura di dirlo e di farlo, quando tutte dicono che è accaduto anche a loro? Questa lettera è contraddittoria, perché da un lato trasmette certamente voglia di denuncia, dall’altro trasuda debolezza, subalternità, timore, paura, quella che si dice di non avere. Paura di fare i nomi, appunto. Paura di riunirsi e dire: scusate, ma a chi è successo? Chi l’ha fatto? Se tutte noi siamo state vittime di molestie, chi sono i molestatori? Denunciamo i colpevoli, insieme al sistema.

Perché altrimenti resta, appunto, un’accusa  generica: che sì, certamente, in qualche modo ammonisce il lato maschile del cinema a stare attento, ma dall’altro gli sta comunicando che può stare tranquillo, perché tanto i nomi non verranno mai fatti. Secondo me c’è molto su cui riflettere, perché  la parità – che è anzitutto quella per cui non si ha timore a dire la verità – è lungi da venire. E se hanno paura le note più note attrici del cinema italiano, un’oscura segreteria come potrà avere il coraggio di portare il suo capo in tribunale?

ps. Bella lista delle firmatarie mancano i nomi di Stefania Sandrelli (che pur si è spesa in questa campagna), Claudia Gerini, Carolina Crescentini ecc.

 

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