Parlamento

Nominata senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz: “Memoria vaccino contro l’indifferenza”

Nominata senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz

Liliana Segre

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha nominato senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento, per “aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. Il decreto è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni che ha definito la nomina “una decisione preziosa a 80 anni dalle leggi razziali”.

“Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare”. Queste le prime parole di Liliana Segre dopo avere saputo della nomina. “Ringrazio il presidente della Repubblica per questo altissimo riconoscimento” afferma la neosenatrice. “La notizia – prosegue – mi ha colto completamente di sorpresa”. Mattarella ha informato telefonicamente la neo senatrice.

Il Segretario generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti provvederà alla consegna al Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, del decreto di nomina. “Sono onorato – si legge in una nota del presidente del Senato – di dare il benvenuto, a una donna che ha insegnato a tutti noi a non cedere all’indifferenza, trasmettendo a generazioni di italiani il ricordo vivo e terribile di una esperienza vissuta in prima persona come reduce della Shoah”.

“Esprimo la mia più grande soddisfazione per la scelta del Presidente Mattarella di nominare Liliana Segre senatrice a vita. Donna forte e coraggiosa, sopravvissuta all’orrore di Auschwitz, ha messo a disposizione delle giovani generazioni la sua esperienza” ha dichiarato la presidente della Camera, Laura Boldrini.

“A nome di tutte le comunità ebraiche in Italia, esprimo la nostra commozione per la decisione del Presidente Mattarella” ha detto la presidente Ucei Noemi Di Segni, ricevuta la notizia, “risponde esattamente alla profonda esigenza di assicurare che l’istituzione chiamata a legiferare abbia a Memoria quanto avvenuto nel passato e sappia in ogni atto associare al formalismo della legge anche l’intrinseca giustizia e rispondenza ai fondamentali principi etici, in un contesto sempre più preoccupante nel quale l’oblio rischia di divenire legge oltre che fenomeno sociale”.

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