Ambiente

Governo Gentiloni: tredicesimo mese

Governo Gentiloni: tredicesimo mese

Beatrice Lorenzin, Gianluca Galletti e Paolo Gentiloni

Sergio Mattarella ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere, la legislatura è finita. Il Governo ha deciso, si voterà il 4 marzo 2018. Al Colle nel corso del pomeriggio si sono susseguiti prima il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, per una mezz’ora di confronto, poi il presidente del Senato e leader di LeU Pietro Grasso e quindi la presidente della Camera Laura Boldrini.  E’ stata la legislatura delle grandi battaglie civili. Infatti si è avuto il via libera alle unioni civili, al biotestamento e alle norme contro la torture o contro il caporalato. Ma accanto alla grande riforme, con lo scioglimento delle Camere, ci sono “le grandi incompiute”. Leggi finite nelle secche dei lavori parlamentari che hanno diviso l’opinione pubblica e che rischiano di essere un boomerang per il Pd in campagna elettorale.

“Mi auguro una grande partecipazione al voto, che nessuno rinunci a concorrere a decidere le sorti del nostro Paese”.  L’Italia “non è un Paese in presa al risentimento, io conosco un’Italia della solidarietà, generoso”. I problemi ci sono, ma “possono essere superati, soprattutto con l’impegno di chi occupa i posti più alti ai vertici della Repubblica”. Parla Sergio Mattarella, e, nel suo discorso di fine anno (commentato positivamente dal mondo della politica), manda un fiducioso abbraccio a tutti gli italiani che si preparano alla nuova tornata elettorale, da guardare con “serenità e con speranza”. Da una “prova alta di democrazia” come appunto quella dell’esercizio del voto, il nostro Paese ne uscirà di sicuro rafforzato, migliore. “Le elezioni sono una pagina bianca, saranno gli elettori a scriverla”. Se, come chiede e auspica il presidente della Repubblica, ci sarà “la più ampia partecipazione di tutti”.

Alternativa Popolare, il partito di centro che fa parte della maggioranza parlamentare che sostiene il governo Gentiloni, ha tenuto la prima riunione della direzione dopo l’annuncio della volontà di non candidarsi alle prossime elezioni da parte del suo presidente, il ministro degli Esteri Agelino Alfano. L’esito della riunione è stato quello che molti avevano previsto da giorni. Una parte del partito, guidato dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, intende restare alleata del Partito Democratico e presentarsi insieme al PD alle prossime elezioni. Un’altra, che fa riferimento all’ex ministro Maurizio Lupi, vuole invece tornare con il centrodestra. Il simbolo ancora non c’è, ma l’accordo sul nome e su chi la comporrà e la guiderà sì: dopo l’uscita di scena volontaria di Angelino Alfano, sarà Beatrice Lorenzin a guidare la lista Civica popolare, alla quale contribuirà ovviamente Alternativa popolare, ma anche i Centristi per l’Europa di Pierferdinando Casini e Gianpiero D’Alia (con cui Ap aveva già corso, senza troppa fortuna, in Sicilia), Democrazia Solidale di Lorenzo Dellai e Andrea Olivero, L’Italia è Popolare, ossia l’area politica cattolico-democratica che fa capo a Giuseppe De Mita (con la benedizione dello zio Ciriaco); più sorprendente, volendo, è che del cartello elettorale faccia parte anche l’Italia dei valori, fondata da Antonio Di Pietro e probabilmente pensata agli antipodi di qualunque formazione anche solo lontanamente democristiana, ma che ha stretto l’accordo con le altre forze nella persona del suo segretario, Ignazio Messina. Civica popolare, il nuovo soggetto politico centrista e alleato del Pd, guidato dalla ministra Beatrice Lorenzin e da Lorenzo Dellai, ha ritoccato il suo simbolo. Dopo la diffida di Francesco Rutelli a utilizzare il logo della Margherita, per evitare guai legali i civici e popolari hanno rimesso mano alla grafica, rimandando di qualche giorno il lancio ufficiale. E alla fine hanno optato per un fiore generico, frutto dell’immaginazione di un bambino.

Ora Romano Prodi non c’è ma guarda con occhio benefico questa aggregazione formata dagli amici del Professore, con l’ex ministro Giulio Santagata attivissimo in prima linea, i socialisti di Nencini, i Verdi di Bonelli e i compagni di strada arancioni di Area civica. Non c’è sigla Campo Progressista ma al netto di Giuliano Pisapia, che ha fatto un passo indietro, parte del suo gruppo, guidato da Massimo Zedda sindaco di Cagliari che ha mandato un messaggio, partecipa all’operazione. Questa è la “gamba” progressista della coalizione renziana che serve a gareggiare con Liberi e Uguali nella caccia al voto dei delusi o semi delusi della sinistra. E infatti Santagata sottolinea: “La classe media è quella che ha patito di più e che sta scivolando verso la povertà relativa”.  “Insieme”: è questo il nome con cui scendono in campo, a fianco del Pd, Psi, Verdi e Area Civica, i prodiani. Sul simbolo, oltre alla scritta “Italia Europa”, compaiono, su uno sfondo bianco, i simboli dei Verdi, del Psi e il bollo arancione di Area Civica e figura, al centro, un ramoscello d’Ulivo. Gli elettori troveranno sulla scheda per le politiche questo simbolo, alleato con il Pd. Oggi a Roma la presentazione ufficiale. Presenti Riccardo Nencini, segretario del Psi, Angelo Bonelli e Luana Zanella (Verdi), Giulio Santagata (prodiano). In sala la ‘benedizione’ del Pd è stata portata dal vicesegretario Maurizio Martina e da Piero Fassino. Presente anche Ernesto Auci del gruppo Misto. Per il Psi presenti anche Pia Locatelli, Enrico Buemi, Oreste Pastorelli, Mariacristina Pisani, Gian Franco Schietroma, Silvano Rometti. Bruno Tabacci salva Emma Bonino. Il simbolo di Centro Democratico ai Radicali, non dovranno più raccogliere le firme. Si chiude così la vicenda della lista +Europa, che rischiava di non presentarsi alle elezioni per un meccanismo del Rosatellum che li penalizzava quale unica lista nuova.

Il presidente del Consiglio Gentiloni annuncia l’invio di truppe e mezzi militari italiani in Niger, allo scopo di sostenere il governo nigerino nelle politiche migratorie. Nelle prossime settimane una missione militare italiana sarà inviata in Niger con lo scopo di combattere il traffico di migranti diretto in Libia e di addestrare l’esercito nigerino. La missione, di cui si parla da mesi, è stata annunciata ufficialmente ieri dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al termine del G5 Sahel, un incontro che si è tenuto a Parigi tra i capi di stato e di governo di Francia, Germania e Italia e quelli dei cinque paesi del Sahel: Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania e Niger. «Ci impegneremo per l’addestramento di forze che possano contribuire alla stabilità e alla lotta contro il terrorismo in Sahel. Partiremo con un’operazione bilaterale con il Niger che ha un interesse specifico pure per quello che riguarda i flussi migratori verso la Libia e verso il Mediterraneo. Dietro questo impegno c’è anche quello al contrasto del traffico di esseri umani», ha detto Gentiloni, aggiungendo che saranno inviati 470 militari e 150 veicoli.

Il biotestamento (ovvero il testo sulle Disposizioni anticipate di trattamento e in materia di consenso informato), legge già licenziata dalla Camera, è passata senza modifiche al Senato. La legge è stata quindi approvata in via definitiva con 180 favorevoli, 71 contrari e sei astensioni. A favore Pd, M5s, Mdp, Ala, Si. I gruppi di Ap e Forza Italia si sono divisi tra le due fazioni. Al termine del voto finale, l’aula ha lungamente applaudito l’approvazione del provvedimento. Il testo prevede che, nel rispetto della Costituzione, nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. Viene «promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato» e «nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari».  Per quanto riguarda i minori «il consenso è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore». A 10 anni di distanza dalla morte di Piergiorgio Welby, a 8 anni dalla scomparsa di Eluana Englaro e a pochi mesi da quella di Dj Fabo, il Senato ha approvato in via definitiva la legge sul biotestamento. Ecco i sette punti fondamentali su cui si basa la norma appena introdotta, che tutela il diritto alla vita e alla salute, ma anche quelli alla dignità e all’autodeterminazione.

Vittorio Emanuele III e la moglie avevano riparato all’estero nel 1946 dopo l’abdicazione in favore di Umberto II. Il re era stato sepolto ad Alessandria d’Egitto dove è morto nel 1947, mentre la regina Elena era al cimitero di Montpellier.  Il rientro della salma della regina Elena di Savoia, le cui spoglie sono state trasferite ieri da Montpellier, dove è morta nel 1952 a 79 anni, al Santuario di Vicoforte, vicino a Mondovì, nel Cuneese. E subito scatta la polemica, con tanto di stizzita nota ufficiale di Vittorio Emanuele in cui si esprime tutto il disappunto per il ritorno “in gran segreto” e “a nostra insaputa” della salma della nonna, e soprattutto “senza gli onori duvuti”. Emanuele Filiberto è contrario all’accordo ottenuto dalla zia Maria Gabriella con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Mio nonno diceva che le salme resteranno in esilio finché non torneranno al Pantheon a Roma – dice riferendosi a Umberto II, ultimo re d’Italia – Dal 2002, quando è stata abrogata la norma transitoria della Costituzione sull’esilio, non c’erano più problemi nel riportarle in Italia. Ma abbiamo sempre aspettato. Ed è da sempre che vogliamo siano collocate al Pantheon”. Emanuele Filiberto si è detto poi “felice” per il rientro della bisnonna in Italia – ringraziando il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per averlo reso possibile – ma anche “sorpreso” per la segretezza dell’operazione: “Io l’ho appreso dalla stampa e dalle agenzie. Non capisco questa specie di ‘vergogna’ di riportare in Italia questa amata regina. Lo trovo strano”.

Il Senato approva definitivamente, con 179 sì, 0 contrari e astenuti, la legge sui testimoni di giustizia. Imprenditori che hanno denunciato i loro estorsori ma anche semplici cittadini disposti a deporre contro i criminali in un’aula di tribunale. Sono i testimoni di giustizia, persone comuni che denunciano malavita e atti mafiosi. Ma finora questa scelta ha significato quasi sempre dire addio ad un’esistenza dignitosa: niente più lavoro, niente più rapporti con i familiari, niente più contatti con la terra d’origine, una vita da fantasmi.

Il Senato approva definitivamente la legge sulla tutela dei minori, resi orfani a causa di femminicidio, con 165 sì, 5 no e un astenuto. La Camera lo aveva già approvato a marzo. L’esame a Palazzo Madama non è stato indolore. Dopo l’ostruzionismo di FI e di Idea in commissione Giustizia, anche in Aula i tempi del dibattito si sono allungati a dismisura per gli interventi fiume di Carlo Giovanardi e di altri esponenti forzisti come Giacomo Caliendo e Francesco Nitto Palma, che alla fine ha lasciato l’Aula per protesta. Le nuove tutele si applicano ai figli minorenni e maggiorenni economicamente non autosufficienti della vittima di un omicidio commesso dal coniuge (anche se separato o divorziato), dal partner di un’unione civile (anche se cessata) o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza.

La legge di Bilancio 2018 viene approvata alla Camera, con 270 favorevoli, 172 contrari e 5 astenuti. Approvata con 270 voti a favore, 172 contrari e 5 astenuti. Con questo risultato è passata in seconda lettura alla Camera la Legge di Stabilità per il 2018 che definisce i contorni della finanza pubblica per il prossimo anno. Ora manca soltanto l’ultimo via libera del Senato e poi entrerà definitivamente in vigore. Sarà una manovra da 20 miliardi di euro circa, di cui ben 15,7 miliardi servono soltanto per neutralizzare le clausole di salvaguardia, cioè gli aumenti automatici dell’Iva concordati in passato dal governo italiano con l’Europa, per ottenere in cambio un po’ di flessibilità sui conti. Il Senato approva in via definitiva la legge di Bilancio per il 2018, con 140 voti favorevoli e 97 contrari.

Il Senato approva in via definitiva in terza lettura, con 148 sí e 19 no, il ddl Lorenzin sulle professioni sanitarie. Il provvedimento, in Parlamento da quasi 1.400 giorni e in bilico fino all’ultimo istante nel calendario congestionato del Senato, ha infine trovato una finestra utile. Si tratta di una grande riforma della sanità, attesa da oltre un milione di professionisti, che prevede una delega al Governo su un ampio ventaglio di materie e una serie di novità normative direttamente applicabili. Il provvedimento ammoderna, dopo 70 anni, la vita degli ordini professionali e ne introduce di nuovi, coinvolgendo nella tutela ordinistica tutte le 22 professioni attualmente riconosciute. Con un’attenzione mirata su trasparenza, turnover e parità di genere.

Il Senato approva la legge sul telemarketing. Passa all’unanimità in commissione Trasporti del Senato, riunita in sede deliberante, il disegno di legge, primo firmatario Jonny Crosio (Lega), che obbliga a rendere riconoscibili le telefonate che arrivano dai call center. Il provvedimento contro il telemarketing aggressivo, già approvato dalla Camera, diventa così legge. La legge introduce un prefisso per le chiamate commerciali dando quindi una stretta al telemarketing. In realtà, infatti, i prefissi diventano due: uno per riconoscere le chiamate commerciali e un altro solo per le indagini statistiche. Un’altra modifica approvata al ddl sul registro delle opposizioni fa salvi i consensi già “prestati nell’ambito di specifici rapporti contrattuali in essere, ovvero cessati da non più di trenta giorni aventi a oggetto la fornitura di beni o servizi, per i quali è comunque assicurata, con procedure semplificate, la facoltà di revoca”, si legge nell’emendamento approvato dalle commissioni Attività produttive e Trasporti della Camera.

Il Senato approva la legge sul coordinamento della politica spaziale e aerospaziale e il funzionamento dell’Agenzia Spaziale Italiana. Riordino delle competenze del comparto e conseguente cambiamento anche per l’organizzazione dell’Asi, con l’approvazione, in sede legislativa, da parte della Commissione attività produttive della Camera dei Deputati, del DDL Spazio. Compagine parlamentare compatta nel dare al Paese uno strumento necessario per la competizione e la crescita economica.

Il Senato approva la legge che limita a tre mandati presidenza del CONI e la legge quadro sulla mobilità ciclistica. Con uno scatto di reni nel finale di legislatura, a dispetto delle previsioni nefaste, il disegno di legge sul limite dei mandati dei dirigenti sportivi viene approvato al Senato e diventa legge (130 sì, 38 no, 5 astenuti ). Così, finiscono gli incarichi a vita e il sistema italiano si adegua ai dettami del Cio. Il limite di tre mandati si applicherà a tutti, Coni, Cip, Federazioni, discipline associate ed enti di promozione sportiva. Giovanni Malagò, che come presidente del Coni aveva un limite fissato a due mandati, potrà così allungarsi fino al 2025.

Il CdM approva il decreto legislativo contenente la riforma relativa alle intercettazioni telefoniche. Mai più trascrizioni di intercettazioni irrilevanti per le indagini. Regole per l’utilizzo dei virus-spia come il Trojan. Solo “brani essenziali” e quando “è necessario” nelle ordinanze di custodia cautelare. Un nuovo reato nel codice penale: la “diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente”, punito con la reclusione fino a 4 anni. Sono questi i punti essenziali della nuova legge sulle intercettazioni, prevista dalla delega contenuta nella riforma del processo penale varata la scorsa estate. “Abbiamo un Paese che utilizza le intercettazioni per contrastare la criminalità – è il commento del nministro della Giustizia Andrea Orlando – e non per alimentare i pettegolezzi o distruggere la reputazione di qualcuno”. Lo ha detto il ministro della Giustizia sottolineando come il provvedimento, “senza restringere, ma anzi autorizzando ad intercettare in un modo più agevole, impone una serie di vincoli e divieti che impediscono di usarle come strumento di diffusione di notizie improprie”.

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, gli ecologisti e perfino il sindacato dei chimici Filctem difendono la normativa, che invece sui social network viene usata per mettere in difficoltà quella parte del mondo politico che l’ha promossa e approvata. L’obiettivo è difendere l’ambiente. In effetti i mari dei Paesi in cui non si raccoglie e non si ricicla la plastica sono intasati di rifiuti, come gli oceani su cui si affacciano Paesi meno sensibili all’ambiente. I sacchetti ultraleggeri oggetto della normativa sono una presenza minima nell’inquinamento dei mari, e del Mediterraneo in particolare, sporcati per esempio dalle temutissime microplastiche sviluppate soprattutto dalle fibre tessili rilasciate dalle lavatrici nei lavaggi e dal polverino di gomma degli pneumatici che si usurano sull’asfalto, ma sviluppate anche da cosmetici, bastoncini cotonati e altri rifiuti. Continua la polemica sui sacchetti biodegradabili per gli alimenti freschi e sfusi, obbligatori dal 1° gennaio e a pagamento per i consumatori. E, dopo le accuse dei quotidiani Il Giornale e Libero, anche sui social, in particolare su Whatsapp, sta girando un messaggio secondo cui la legge che impone le biobuste anche per ortofrutta, pesce e mozzarelle sarebbe in realtà un regalo a “un’amica di Renzi, che è l’unica a produrre questo tipo di sacchetti biodegradabili”. La questione è semplice, l’Italia ha attuato una direttiva europea contro la plastica. Direttiva che va rispettata sia per gli accordi internazionali, sia per la bontà della legge in questione, che mira a tutelare l’ambiente. Questa scelta è stata però strumento di propaganda politica. Qualche bontempone ha avuto la brillante idea di collegare questa direttiva a Matteo Renzi adducendo che questa scelta fosse determinata dalla volontà di favorire una sua cugina, con tanto di foto della cugina che ricorda “vagamente” l’ex Premier.

“La tv pubblica deve essere un diritto dei cittadini”. Per questo quella “brutta tassa” che è il canone Rai va abolita. È il mantra alla base della prima mossa firmata da Matteo Renzi in campagna elettorale. Secondo La Repubblica, il segretario intende avanzare la proposta nella prossima direzione del Partito Democratico. Una mossa popolare studiata per rilanciare la corsa elettorale dei dem e per indicare al suo elettorato uno dei principali obiettivi della strategia del Nazareno: Silvio Berlusconi. Il piano prevede, infatti, anche rivedere i tetti pubblicitari che penalizzano l’emittente pubblica nazionale rispetto alle concorrenti private.

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