Alimentazione

Altra fake news. Sacchetti biodegradabili e l’azienda ‘amica’ di Renzi

Altra fake news. Sacchetti biodegradabili e l'azienda 'amica' di Renzi

Il testo del messaggio sulle biobuste che gira su Whatsapp

Continua la polemica sui sacchetti biodegradabili per gli alimenti freschi e sfusi, obbligatori dal 1° gennaio e a pagamento per i consumatori. E, dopo le accuse dei quotidiani Il Giornale e Libero, anche sui social, in particolare su Whatsapp, sta girando un messaggio secondo cui la legge che impone le biobuste anche per ortofrutta, pesce e mozzarelle sarebbe in realtà un regalo a “un’amica di Renzi, che è l’unica a produrre questo tipo di sacchetti biodegradabili”.

Vale la pena allora chiarire alcuni punti, per fare chiarezza, visto che la situazione è come sempre più complessa. La signora chiamata in causa dalla stampa di destra è Catia Bastioli, ad della Novamont che nel 2011, sei anni fa, partecipò come oratrice alla seconda edizione della Leopolda renziana e per questo definita ‘amica’ dell’ex premier. Bastioli è stata nominata presidente di Terna nel 2014.

Ma Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, su Repubblica nega che la norma avvantaggi solo quella ditta produttrice di buste: “Quella del monopolio è un’accusa senza fondamento, le bioplastiche le fanno le maggiori aziende al mondo e anche la difficoltà di approvigionamento è pretestuosa”. Sicuramente la norma aumenterà il fatturato delle aziende che producono bioplastiche e la Novamont è leader italiano nel settore ma ci sono anche altre aziende a produrre sacchetti biodegradabili. Ma soprattutto all’estero le bioplastiche sono prodotte anche da colossi come Basf.

Anche sull’obbligo europeo o sulla decisione del governo c’è da chiarire meglio. La legge recepisce la direttiva europea 2015/720/UE che ha come obiettivo ridurre l’utilizzo di plastiche dannose per l’ambiente e completa il bando delle buste per la spesa del 2011, che ha riabituato molti a portare con sé la vecchia sportina per non vedere sul conto finale i 10 centesimi in più per il sacchetto con i manici biodegradabile.

La direttiva, all’articolo 1, comma 2, riporta:

  • Le misure adottate dagli Stati membri includono l’una o l’altra delle seguente opzioni o entrambe:a) adozione di misure atte ad assicurare che il livello di utilizzo annuale non superi 90 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2019 e 40 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2025 o obiettivi equivalenti in peso. Le borse di plastica in materiale ultraleggero possono essere escluse dagli obiettivi di utilizzo nazionali;b) assicurare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti, salvo che siano attuati altri strumenti di pari efficacia. Le borse di plastica in materiale ultraleggero possono essere escluse da tali misure.

Da più parti si sottolinea che l’obbligo non è contenuto nella direttiva, che permetteva di escludere i sacchetti ultraleggeri (quelli usati per frutta e verdura). È vero che la norma è stata recepita dall’Italia in maniera più stringente.

Il prezzo medio dei sacchetti rilevato dall’associazione dei consumatori Adoc è pari 3 centesimi di euro, in linea con le previsioni. Considerando un acquisto di circa 200 sacchetti l’anno per singolo consumatore, la maggiore spesa a carico del singolo cittadino è pari, in media, a 6 euro.

Altra fake news. Sacchetti biodegradabili e l'azienda 'amica' di Renzi

Altra fake news. Sacchetti biodegradabili e l’azienda ‘amica’ di Renzi

“Per una famiglia composta da 2 adulti e un bambino la spesa potrebbe essere lievemente superiore – dichiara il presidente Adoc Roberto Tascini – considerando la maggiore quantità di prodotti acquistati, ma non dovrebbe superare i 15 euro annui. Un rincaro contenuto ma che poteva essere evitato se il governo avesse previsto alternative, ecologiche e sostenibili, ai nuovi sacchetti biodegradabili. I nuovi sacchetti, difatti, non si potranno riutilizzare per altri acquisti né si potranno utilizzare sacchetti propri, o di carta, per l’acquisto dei prodotti alimentari sfusi”. Ad ogni modo, secondo un breve sondaggio dell’Adoc il 65% dei consumatori è d’accordo con la scelta di introdurre sacchetti biodegradabili.

«L’entrata in vigore della normativa ambientale sugli shopper ultraleggeri è un atto di civiltà ecologica che pone l’Italia all’avanguardia nel mondo nella protezione del territorio e del mare dall’inquinamento da plastiche e microplastiche», afferma il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. «Le polemiche sul pagamento di uno o due centesimi a busta sono solo un’occasione di strumentalizzazione elettorale».

Secondo Sergio Cardinali, Filctem Cgil, «la Novamont campione internazionale indiscusso sul fronte della ricerca e di nuovi brevetti è un’azienda capace di produrre una buona alternativa per recupero di siti produttivi industriali fortemente inquinati presenti anche ne nostro Paese. I rincari per i sacchetti, calcolati intorno ai 5-7 euro a famiglia l’anno, sono poi ben poca cosa rispetto a quelli dell’energia, gas e petroli previsti per questo anno, forse su questo bisognerebbe invece porre una certa attenzione».

La questione è semplice, l’Italia ha attuato una direttiva europea contro la plastica. Direttiva che va rispettata sia per gli accordi internazionali, sia per la bontà della legge in questione, che mira a tutelare l’ambiente. Questa scelta è stata però strumento di propaganda politica. Qualche bontempone ha avuto la brillante idea di collegare questa direttiva a Matteo Renzi adducendo che questa scelta fosse determinata dalla volontà di favorire una sua cugina, con tanto di foto della cugina che ricorda “vagamente” l’ex Premier.

“L’ultima che sta girando molto via sms è che avrei organizzato un complotto per aiutare miei amici e cugini di terzo grado impegnati nella fabbricazione di sacchetti. Ebbene sì. Voi non immaginate quanto sia diabolica la nostra mente: prepariamo complotti tutti i giorni, anche tra San Silvestro e Capodanno. La storia è molto semplice. Nel 2017 l’Italia ha attuato una direttiva europea che tende a eliminare la plastica dai sacchetti. L’obiettivo sacrosanto è combattere l’inquinamento alla luce degli impegni che abbiamo firmato a Parigi e che rivendichiamo: noi a differenza di Trump non abbiamo cambiato idea. E quanto all’accusa che il Parlamento lo avrebbe fatto per un’azienda amica del PD vorrei ricordare che in Italia ci sono circa 150 aziende che fabbricano sacchetti prodotti da materiale naturali e non da petrolio. Hanno quattromila dipendenti e circa 350 milioni di fatturato. Anziché gridare al complotto dovremmo aiutare a creare nuove aziende nel settore della Green Economy senza lasciare il futuro nelle mani dei nostri concorrenti internazionali. I posti di lavoro del domani sono in settori come questi, vanno creati e coltivati: oppure si pensa davvero che vivremo tutti di sussidi, assistenzialismo e redditi di cittadinanza? Spero che alla fine del 2020 le aziende italiane attive nell’economia verde siano il doppio di quelle che sono oggi e facciano meglio dei concorrenti globali, specie quelli del Sud Est asiatico che in questo settore stanno investendo molto. Noi faremo la campagna elettorale seriamente, parlando dei problemi veri e offrendo soluzioni. Per pulire l’Italia dall’inquinamento ambientale e anche da quello delle fake news. Chi vuole inventare bugie si accomodi pure, noi non lo seguiremo. Buon complotto a tutti”.

3 risposte »

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