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Le salme dell’ex Re d’Italia Vittorio Emanuele III e sua moglie Elena di Savoia rientrano in Italia

Le salme dell'ex Re d'Italia Vittorio Emanuele III e sua moglie Elena di Savoia rientrano in Italia

La bara con la salma di re Vittorio Emanuele III al Santuario di Vicoforte

Vittorio Emanuele III e la moglie avevano riparato all’estero nel 1946 dopo l’abdicazione in favore di Umberto II. Il re era stato sepolto ad Alessandria d’Egitto dove è morto nel 1947, mentre la regina Elena era al cimitero di Montpellier.  Il rientro della salma della regina Elena di Savoia, le cui spoglie sono state trasferite ieri da Montpellier, dove è morta nel 1952 a 79 anni, al Santuario di Vicoforte, vicino a Mondovì, nel Cuneese. E subito scatta la polemica, con tanto di stizzita nota ufficiale di Vittorio Emanuele in cui si esprime tutto il disappunto per il ritorno “in gran segreto” e “a nostra insaputa” della salma della nonna, e soprattutto “senza gli onori duvuti”.

Del rientro in Italia delle spoglie dei sovrani si è iniziato a parlare nel 2011, anno a cui risale la prima richiesta dei famigliari di Casa Savoia. Istanza poi reiterata nel 2013, con la dichiarata disponibilità del vescovo di Mondovì, monsignor Luciano Pacomio. È di ieri, però, la polemica di Vittorio Emanuele, discendente al trono, che ha criticato la sorella Maria Gabriella, per iniziativa della quale è avvenuto il trasferimento. Vittorio Emanuele di Savoia ha annunciato: “Domani, lunedì 18 dicembre 2017, alle ore 15, insieme a mia moglie Marina, a mio figlio Emanuele Filiberto, a mia sorella Maria Pia e a mio nipote Serge di Jugoslavia, mi recherò al Santuario di Vicoforte per rendere omaggio alle sepolture provvisorie dei miei nonni, le LL.MM. il Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena”:

Ho appreso, insieme ai membri della mia Casa, con stupore, delle dichiarazioni di mia Sorella la Principessa Maria Gabriella inerenti la traslazione al Santuario di Vicoforte, a nostra insaputa, della Salma di mia Nonna, la Regina Elena. Pur esprimendo apprezzamento al Presidente Sergio Mattarella per la sensibilità dimostrata nei confronti del tema, non posso però non rammaricarmi che tutto ciò sia avvenuto in gran segreto, senza concedere alla Regina d’Italia, Sovrana della Carità Benefica, gli onori dovuti e soprattutto la traslazione al Pantheon di Roma, come abbiamo sempre richiesto e prima di me mio Padre, il Re Umberto II. Ritengo che riportare la Salma della Regina in totale anonimato e in segretezza sia un insulto alla Sua memoria ed a tutto ciò che Ella rappresenta, dall’angelo del terremoto di Messina alla infaticabile crocerossina della Grande Guerra. Sognavamo per questo giorno di festa un epilogo ben diverso: giustizia sarà fatta quando tutti i Sovrani sepolti in esilio riposeranno nel Pantheon di Roma“.

La nipote Maria Gabriella di Savoia ha espresso ieri, nel dare l’annuncio del rientro della salma della Regina Elena, “profonda gratitudine al presidente Sergio Mattarella”. La salma è stata traslata in gran segreto nel Santuario di Vicoforte, che nelle intenzioni del duca Carlo Emanuele I di Savoia doveva diventare il mausoleo della Casa reale, il luogo destinato alle tombe della famiglia, funzione assunta in seguito dalla basilica di Superga sulla collina torinese.

Il re Vittorio Emanuele III di Savoia ha raggiunto la regina Elena: riposeranno l’uno accanto all’altra nel Santuario di Vicoforte. Le spoglie del sovrano hanno lasciato nella notte Alessandria d’Egitto. La salma del ‘re soldato’ è atterrata intorno alle 12,30 all’aeroporto di Cuneo, il feretro era a bordo di un velivolo dell’Aeronautica militare. Questo particolare però ha fatto scattare la polemica perché, come sottolinea Giulio Marcon, capogruppo di “Liberi e Uguali”: “Qualcuno dovrà spiegare a noi, alla Corte dei Conti e agli italiani per quale motivo sia stato usato un aereo dell’Aeronautica militare, un volo di Stato per riportare in Italia la salma di colui che non si oppose all’avvento della dittatura fascista, firmò la vergogna delle leggi razziali contro gli ebrei, portò il Paese al disastro della guerra al fianco dei nazisti e abbandonò vigliaccamente i suoi soldati fuggendo”. Dura presa di posizione anche da parte dell’Anpi. “Quello dei Savoia lo considero un problema chiuso da molto tempo. Una vicenda finita. Smettiamo di parlarne – commenta il presidente Carlo Smuraglia -. Ritengo che portare la salma in Italia con solennità e volo di Stato è qualcosa che urta le coscienze di chi custodisce una memoria storica. Urta con la storia di questo dopoguerra. E non si parli più neanche di questa ipotesi di mettere le loro salme nel Pantheon. Basta”. Da Cuneo, poco prima delle 13, le spoglie di Vittorio Emanuele III sono giunte al Santuario di Vicoforte, dove la bara è stata inumata nel mausoleo di casa Savoia, accanto a quella della regina Elena.

Il feretro era coperto dalla bandiera dei Savoia. Fuori dal Santuario è stato recitato il salmo 121, ‘Nella tua casa Signore avrò la pace’. All’interno la cerimonia è strettamente privata, è stata recitata la preghiera per la deposizione nel sepolcro, dal titolo ‘Al sepolcro’. Le note del ‘Silenzio fuori ordinanza’ sono echeggiate dalla basilica di Vicoforte durante il rito: a suonarle la tromba di un caporalmaggiore degli Alpini. “In un’epoca segnata dal progressivo smarrimento di Memoria e valori fondamentali il rientro della salma del re Vittorio Emanuele III in Italia non può che generare profonda inquietudine, anche perché giunge alla vigilia di un anno segnato da molti anniversari”, tra cui “gli 80 anni dalla firma delle Leggi Razziste”. Lo sottolinea la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, ricordando che “Vittorio Emanuele III fu complice di quel regime fascista di cui non ostacolò mai l’ascesa”. Di Segni si augura che la salma di Vittorio Emanuele III resti lontana da Roma.

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