Centrosinistra

Renzi: “80 euro a famiglie con figli”. “Sul Web M5s e Lega usano stessi codici, li abbiamo sgamati”

Renzi: "80 euro a famiglie con figli". "Sul Web M5s e Lega usano stessi codici, li abbiamo sgamati"

Matteo Renzi

Parlando alla Leopolda, Matteo Renzi si è rivolto alla sua base (più forte dei litigi interni al partito, a giudicare dalla grande affluenza e dal consenso incassato dai militanti dopo il discorso) lanciando un messaggio di cambiamento che ha voluto far partire sottolineando la sua consapevolezza di quanto profonda sia stata la sconfitta personale, e quella del Pd, sul referendum. “Dobbiamo avere il coraggio di partire da ciò che ci ha bruciato, il referendum. Ma oggi siamo ancora qui, più forti di prima”. Quindi, dal palco della Leopolda 8, il segretario dem anticipa quale sarà la prima proposta dopo il voto: “non un bonus, che pure difendo, ma il servizio civile per i ragazzi e le ragazze”, ribadendo quanto aveva già annunciato nel discorso per i dieci anni del Pd. “Quando vediamo la crisi dell’Europa – ha detto con sofferenza Renzi – , dove persino la Germania ha perso quell’immagine di invincibilità, soffre di problemi di potenziale instabilità, e fa i conti con la crisi della democrazia, quante volte ci è capitato di dire, ah, se avessimo vinto il referendum oggi sì che l’Italia giocherebbe un ruolo diverso”.

Quasi a rinforzare l’immagine della riscossa dopo sconfitte, fallimenti e difficoltà, non a caso alla Leopolda 8 sono andate in scena storie di vita reale di persone rinate dopo esperienze drammatiche e critiche, come il ragazzo che si è fatto amputare una gamba per vincere il tumore e ora è diventato un grande sportivo. Come il sindaco calabrese che minacciato dalla ‘ndrangheta non ha mollato, ‘costringendo’ i figli a vivere sotto scorta. Come la giornalista di Repubblica scortata dalle forze dell’ordine dopo le minacce subìte dai clan di Ostia dopo averli denunciati in numerose inchieste.

Cambiamento, innanzitutto, nel momento in cui Renzi annuncia di voltare la pagina del ‘partito personale’ per passare a quella del ‘partito-squadra’, passaggio che compie evocando padri nobili del centro sinistra e predecessori, riconoscendo dunque il valore e l’esempio di Romano ProdiWalter Veltroni e Piero Fassino. “Basta con il congresso permanente, dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto e consapevoli che non cambiamo l’Italia se non cambiamo l’umore nel Pd, questo ci deve caratterizzare”.

Quindi Renzi è entrato a gamba tesa nel dibattito sulle prossime elezioni, rompendo il meccanismo di comunicazione politica dell’ultima settimana nella quale Silvio Berlusconi ha provato a mettersi in campo proponendosi come unico argine al dilagare del populismo.

Il segretario ha rimesso palla al centro, proponendosi lui come unica alternativa a Silvio Berlusconi e al grillino Luigi Di Maio, e ponendo i due leader avversari sullo stesso piano, attaccandoli sulle false promesse (il primo) e sulle fake news (il secondo). “Ci sarà un grande testa a testa tra Di Maio e Berlusconi per chi arriverà secondo e terzo alle prossime elezioni”, ha detto.

“Noi siamo diversi da M5s e dal centrodestra – ha dichiarato -. Noi abbiamo aumentato i posti di lavoro, Berlusconi lo spread e Di Maio i followers. Di Maio non è quello dei congiuntivi. I Cinquestelle, vedete Torino, tagliano sulla cultura quando governano, noi siamo diversi dai Cinquestelle e dal Centrodestra. Noi siamo garantisti, non facciamo leggi ad personam o cambiamo le regole interne del partito in base agli amici. Noi crediamo nell’Europa, la vogliamo cambiare, non siamo quelli della doppia moneta. Noi siamo per la crescita, con il centrodestra c’è stata la recessione e il M5s ha teorizzato la decrescita. C’è una differenza ontologica tra noi, M5s e centrodestra”.

Sul fronte della politica europea, il segretario dem ha detto di voler puntare sul francese Emmanuel Macron che ha avuto il merito, a suo dire, di aver rotto gli schemi e di aver vinto contrapponendo la speranza di un nuovo sviluppo al rischio del post fascismo di Marine Le Pen e al declino dei socialisti. Renzi punta su Macron per collaborare con lui al cambiamento delle politiche europee, in particolare quelle economiche che in passato sono state “troppo sbilanciate sull’austerity”. “Rifiuto l’idea che il futuro dell’Europa sia talmente deresponsabilizzante che le scelte si fanno con le monetine, rifiuto l’idea di una Europa che nei fatti fa crescere i populismi”.

Bando a liti, risse e discussioni interne e con la sinistra, invoca dunque Renzi. La porta del Pd resta sempre aperta, aggiunge. E chi non vuole stare nel partito, precisa, “avrà il nostro rispetto non avrà il nostro rancore”. Non a caso, proprio per lasciare aperte queste porte, non ha polemizzato direttamente con Pier Luigi Bersani e con Massimo D’Alema, sottolineando il ruolo importante di Piero Fassino, che sta tentando di riunire le componenti della sinistra e ricompattare le fila di uno schieramento di centro sinistra. “Noi non abbiamo nemici – ha spiegato –  non viviamo di rancori, non viviamo di odio. Se vivi di rancore, non lo cambi il tuo Paese, se accetti la sfida sul terreno del fango non costruisci. Da oggi vorrei che l’unica nostra preoccupazione fosse tornare a immaginare il futuro”.

“Gli 80 euro non vanno cancellati – ha ribadito Renzi – abbiamo bisogno di estenderli innanzitutto alle famiglie che hanno figli. In Italia siamo sotto il mezzo milione di nuovi nati, e quando nasce il secondo, il terzo figlio, una famiglia normale rischia di andare sotto la soglia di povertà. Se non si fanno più figli, il Paese non ha futuro”. “Se immagino il futuro dell’Italia – ha detto – non penso alla robotica o all’innovazione tecnologica. Ma chi fa politica prima di preoccuparsi della legge elettorale o dei collegi il suo grido è ‘voglio più vita’. Per questo sono orgoglioso di soldi spesi in cultura o delle leggi sui diritti civili o nel sociale”. “A sinistra cambiano i nemici ogni anno…io sono fuori categoria. Ma noi non abbiamo nemici”, dice Renzi. “Basta litigare, siamo una squadra”, insiste il segretario dem, che apre a nuovi alleati assicurando “pari dignità”.

“Oggi si è capito che su Internet M5s e Lega escono con gli stessi codici, una cosa enorme – ha denunciato Renzi – utilizzano le stesse infrastrutture della Rete. Noi non siamo interessati a chiudere nulla, a fare leggi o a censurare, ma tutto questo deve servire a educare per essere responsabili” è stato il pesante affondo di Renzi contro la Casaleggio del M5s, e contro la Lega di Salvini, sulla questione delle fake news.

“Questo giochino non passa più inosservato – attacca il segretario dem rivolgendosi a grillini e leghisti – vi abbiamo sgamato. Vi diciamo che ogni 15 giorni il Pd presenterà dei rapporti ufficiali sulla Rete di tutte le schifezze che troviamo, ma non chiediamo interventi normativi”. “Non si fanno referendum sui vaccini, si vaccinano i nostri figli per la loro salute” tuona rivolgendosi al M5s.

Infine l’attacco a Di Maio: “Ho visto che Di Maio ha proposto di chiamare l’Osce. Per me può chiamare anche i Caschi Blu, anche la Croce Rossa, ma visto che ha il telefono in mano chiami anche la Casaleggio, visto che chi condivide le fake news qualcuno li tagga anche lui”. “A me fa paura Di Maio – continua – quando confonde una dittatura con la democrazia: il Venezuela è una delle più pericolose dittature e il M5s non può dire che è un esempio da seguire o un Paese felice. È una dittatura da combattere”.

“Abbiamo perso quella sfida – ammette Renzi -, ma io la rifarei oggi, perchéò non era una battaglia per il premier più forte, era una battaglia per i nostri figli”. Il segretario del Pd cita poi l’autrice della saga di Harry PotterJoanne Rowling. Ricordando il periodo difficile dopo la sconfitta al referendum, Renzi ha detto: “Ho scoperto che ho una volontà forte e più disciplina di quanto avessi pensato – citando e leggendo il testo della scrittrice inglese – ho scoperto che avevo amici veramente inestimabili, ce li ho qui, oggi”.

Nella ottava edizione dedicata ai millenials, Renzi s’è rivolto a loro chiamandoli “pischelli in cammino…”. “Il popolo della Leopolda si è riunito ed è cresciuto – ha detto – qualcuno di loro era alle elementari nel 2010 quando abbiamo iniziato. A loro dico: non ammalatevi del virus dell’autocommiserazione, che fa dipendere il fallimento da altri e il successo da se stessi. Se fallite è perché non ci avete provato abbastanza. Serve coraggio di riprovarci, senza paura di battere boccate. Provateci cari pischelli in cammino, cari millenials“.

“Noi difendiamo la libertà di stampa anche quando non condividiamo gli articoli. Questo è il discrimine fra persone civili e animali”, ha detto Renzi citando il caso della testata inferta da un esponente del clan Spada al giornalista Rai Daniele Piervincenzi a Ostia. “Quelli del clan Spada sono animali”. A raccontare della infiltrazione malavitosa sul litorale romano era intervenuta poche ore prima – incassando una standing ovation – la giornalista di Repubblica Federica Angeli, che ha descritto la sua vita di cronista scortata dalle forze dell’ordine dopo le minacce ricevute per aver denunciato le mafie di Ostia.

“Agnese non ha mai fatto un’intervista nei 100 giorni di governo – ha ricordato Renzi, a proposito di sua moglie -, ha fatto un intervento su nostra nipote che è affetta dalla sindrome di Down. Ma sarà una donna straordinaria, io sono orgoglioso di essere suo zio, e non accetterò mai che mia nipote Maria venga considerata una cittadina di serie B”.

“Voglio più vita. È l’umanità. Questa è la ragione sociale del Partito Democratico”. Renzi cita il film Blade Runner di Ridley Scott. “Se devo immaginare il futuro dell’Italia – è la sua metafora – non mi soffermo sulle questioni tecnologiche. Tutto sarà diverso da come è stato in questi anni. Ma io so per certo che l’Italia in quella discussione ci sarà, perché è un posto benedetto da Dio e dagli uomini; sono qui per dire che chi fa politica, prima di preoccuparsi per la legge elettorale, deve dire ‘voglio più vita, padre’. Dobbiamo intervenire sui temi concreti, sulle badanti, sul fine vita e sul sostegno alle persone”.

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