Economia

Ema ed Eba a Olanda e Francia

Ema ed Eba a Olanda e Francia

Ema ed Eba a Olanda e Francia

“Potremmo fare a metà, come con il seggio all’Onu!”. La battuta, amarissima, è riecheggiata nei contatti diplomatici serali, nelle telefonate di congratulazioni dall’Italia all’Olanda. Ma l’Agenzia europea del farmaco, assegnata ad Amsterdam per sorteggio contro Milano dopo una giornata di vorticose votazioni a Bruxelles, non è come il seggio non permanente al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Non si può dividere in due, quest’anno all’Italia, l’anno prossimo all’Olanda. L’Ema trasloca da Londra causa Brexit e si trasferisce ad Amsterdam. Milano e il sistema Italia sono fuori: per la seconda volta in una settimana. Le voci che a sera tentano di spiegare come sono andati i voti segreti al consiglio Affari generali di Bruxelles indicano Spagna e Germania come responsabili. Ci sono le loro impronte sulla sconfitta italiana: non hanno appoggiato Milano.

Certo, le qualificazioni per i mondiali sono cosa ben diversa dalla gara per ottenere la sede dell’Agenzia europea del farmaco: 900 dipendenti per un indotto di un miliardo e 700 milioni di euro. Ma il fatto di aver perso al sorteggio, dopo un pari Milano contro Amsterdam alla terza votazione, aggiunge azzardo alla competizione e toglie gioco diplomatico. Avvicina insomma la corsa per Ema ad un evento sportivo, la allontana da quello che doveva essere: un processo democratico. E però sono amare entrambe le eliminazioni. Quella dai mondiali, con il terremoto che hanno giustamente scatenato nel mondo del calcio. E quelle dalla gara per l’Ema. Benché, come spiegano da Palazzo Chigi senza però riuscire a contenere l’amarezza: “Milano abbia resistito fino all’ultimo e abbia perso con la migliore in gara, in quanto Amsterdam è candidatura valida dal punto di vista tecnico-politico”.

Sì, ma alla fine tutta la tela diplomatica che il governo Gentiloni è riuscito a costruire intorno alla candidatura di Milano, riuscendo a strappare un sì persino all’Ungheria, paese dell’est non proprio ‘amico’ sul tema dell’immigrazione, non ha funzionato. L’Italia non è riuscita a garantirsi tutti gli appoggi necessari per vincere. A sera, le voci che tra Roma e Bruxelles che tentano di dare un volto ai voti segreti che hanno tradito Milano, indicano Berlino e Madrid. Perché Germania e Spagna sono i primi capri espiatori: non hanno sostenuto la candidatura italiana.

La Germania ha prima votato per Bratislava, città candidata dal blocco dei paesi dell’est che non ospitano alcuna agenzia europea. Berlino ha tentato così di guadagnarsi i voti necessari ad eleggere Francoforte sede dell’Agenzia bancaria europea. Calcoli evidentemente sballati, visto che l’Eba è stata assegnata a Parigi: anche qui però si è deciso per sorteggio, dopo che la capitale francese è finita alla pari al ballottaggio contro Dublino. Del resto, i tedeschi sono senza governo dalle elezioni di settembre, Angela Merkel è una leader in crisi: non c’è da stupirsi se questa debolezza abbia scatenato effetti anche sulle votazioni di oggi. Comunque sia, quando Bratislava è uscita di scena, la Germania si è spostata su Amsterdam, perché geograficamente più contigua. Non su Milano.

Mentre la Francia ha appoggiato la candidatura italiana – come hanno fatto Grecia, Malta, Romania, Cipro – la Spagna invece non l’ha fatto, preferendo stringere patti con i paesi nordici piuttosto che con paesi mediterranei come il nostro. Anche qui nessuna sorpresa: Madrid lo fa spesso. E anche Roma nei confronti di Madrid. E poi stavolta hanno avuto un ruolo anche i rapporti stretti tra il capo del governo spagnolo Mariano Rajoy e il premier olandese Mark Rutte, entrambi conservatori del Ppe.

L’astensione della Slovacchia al ballottaggio Milano-Amsterdam ha fatto il resto. Ha di fatto determinato quella parità che ha obbligato al sorteggio. “La mia valutazione è che la prima votazione ha fatto vedere il valore del dossier. Dalla seconda in poi ci sono state vorticose telefonate tra premier e diplomazie e si è giunti a questa conclusione, con questa grande sfortuna nel sorteggio”, commenta il sindaco di Milano Giuseppe Sala. “E’ chiaro che perdere con l’estrazione a sorte, con la pallina estratta, lascia l’amaro in bocca. E’ come perdere una finale ai rigori: anzi di più, come perdere una finale con la monetina…”, dice Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari Europei inviato del governo a Bruxelles per le votazioni su Ema e Eba.

Eppure il meccanismo che oggi ha incoronato Amsterdam e Parigi (anche sull’Eba è finita a sorteggio) l’Italia l’aveva contestato, nei mesi scorsi di preparazione delle candidature. In quanto è un meccanismo che “non valorizza il lavoro di selezione fatto dalla Commissione Ue, rafforza candidature meno valide a fronte di quelle più adatte…”, dice una fonte di governo. Anche l’Olanda l’aveva contestato. Ma alla fine ha avuto la fortuna dalla sua. L’Italia no: ha perso nella contestazione delle procedure e nel sorteggio finale. Ma soprattutto nella ricerca degli appoggi diplomatici che l’avrebbero messa al riparo dalle ‘scommesse’. Del resto, con l’Olanda la fortuna è stata già tentata una volta alla semifinale degli Europei 2000. E andò bene: l’Italia vinse 3 a 1 ai rigori, per poi perdere la finale con la Francia. La seconda volta – seggio Onu – è finita in pareggio, diciamo. La terza, male. Se ci si affida al caso, questo è il rischio.

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