Politica locale

Regionali Sicilia, vince il centrodestra

Regionali Sicilia, vince il centrodestra

Regionali Sicilia, vince il centrodestra

Il centrodestra si è presentato cinque anni dopo la divisione tra Nello Musumeci e Miccichè finalmente unito riproponendo la candidatura di Musumeci. Ad appoggiarlo sono Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con Salvini, Udc, Mpa e Idea. Inoltre, Scelta Civica è presente all’interno nella lista di Forza Italia. Giancarlo Cancelleri si presenta con la sola lista del Movimento 5 Stelle. Micari gode dell’appoggio del Partito Democratico, di Alternativa Popolare, dei Centristi per l’Europa, del Psi e de Il megafono dell’ex presidente Crocetta. Fava ottiene l’appoggio di Mdp, Sinistra, Prc e Possibile, tutti inclusi nella lista “Cento Passi”. Ci sono infine, gli indipendentisti siciliani.

Nello Musumeci è il nuovo presidente della Regione Sicilia. Lo spoglio assegna al candidato del centrodestra il 39,9%. Un dato che gela i sogni di sorpasso del Cinque stelle Giancarlo Cancelleri (34,6%). L’M5s, che avanza pure il sospetto di “brogli”, festeggia il miglior risultato di lista. Ma tra i siciliani il primo ‘partito’ resta ancora una volta quello dell’astensione: alle urne solo il 46,75% dei votanti. “Sarò il presidente di tutti, combatterò per la Sicilia”, promette Musumeci, che però rischia di non avere da solo la maggioranza in Assemblea regionale siciliana per governare. “Il laboratorio Sicilia – esulta – ha valore nazionale”. A pochi mesi dalle politiche, infatti, il test siciliano fa ben sperare il centrodestra: “La vittoria di Musumeci è la vittoria dei moderati che credono nella possibilità di un futuro migliore e un cambiamento vero”, dichiara Silvio Berlusconi, che – facendo irritare gli alleati – rivendica a Fi di aver reso “possibile” la vittoria del candidato della destra. “Il patto dell’arancino funziona ma questo voto dimostra che non è vero che si vince al centro”, dichiara Giorgia Meloni. E Matteo Salvini, che porta per la prima volta la Lega all’Ars, apre la partita con il Cavaliere in vista delle politiche: “Siamo stati determinanti”. E interviene il presidente della Lombardia, Roberto Maroni: “Berlusconi è immortale, l’ho sempre detto. Berlusconi è immortale ed è sempre lui che dà le carte”. “Mi auguro – ha aggiunto scherzando – che come mi ha promesso si attivi anche con la Merkel per farci avere l’Ema”.

Dal quartier generale del M5s a Caltanissetta si fa sentire intanto Luigi Di Maio, che annulla il confronto tv previsto per martedì con Renzi (“Non è più leader”), e rilancia le ambizioni del Movimento: “Il voto non ci porta alla presidenza della Sicilia, ma da qui parte un’onda che tra 4 mesi ci può portare al 40% e a Palazzo Chigi. Molti astenuti siciliani si pentiranno di aver riportato in Regione chi ha speculato finora”. E al termine di una campagna elettorale segnata dalle polemiche il M5s si spinge oltre. Manlio Di Stefano evoca il “rischio brogli” e Cancelleri si rifiuta di chiamare Musumeci: “E’ una vittoria contaminata dagli impresentabili e dalla complicità dei media”.

La coalizione di centrosinistra per le politiche va in frantumi già sugli exit poll per le regionali in Sicilia. Tutt’altra storia a sinistra. Micari perde il 7% nel voto disgiunto e la sua lista resta fuori dall’Ars. Il Pd si ferma poco sotto il 13%, “stesso risultato – sottolineano i renziani – del 2012”. E mentre l’Udc a destra registra un buon risultato, Ap, che ha scelto la coalizione con i Dem, resta fuori dall’Ars e apre il processo interno: “Il dato è negativo ma abbiamo fatto la scelta giusta”, commenta Angelino Alfano. Il Pd ammette la sconfitta ma Renzi difende la sua leadership: “Chi è il leader del Pd lo decidono le primarie. Non le correnti e neanche Di Maio”. La minoranza interna non mette in discussione la segreteria (tanto che Andrea Orlando difende Renzi dagli attacchi di Di Maio) ma il tema della costruzione di una coalizione larga – e la possibilità che il candidato premier non sia Renzi – agita il Pd. Pietro Grasso si difende quando si è visto catapultato dal Pd sul banco degli imputati per la sconfitta in Sicilia. “Patetica accusa”, replica oggi il presidente del Senato, confermando la scelta di stare ormai fuori dal partito. “Imputare a Grasso il risultato che si va profilando per il Pd, peraltro in linea con tutte le ultime competizioni amministrative e referendarie, è una patetica scusa, utile solo ad impedire altre e più approfondite riflessioni, di carattere politico e non personalistico, in merito al bilancio della fase attuale e alle prospettive di quelle future”, si legge in una nota Alfredo D’Attorre di Mdp.

Perché se il candidato del Pd Fabrizio Micari perde la sfida e si perde per strada anche tanti voti Dem (l’8%) – andati al M5s di Giancarlo Cancelleri e anche al vincente Nello Musumeci del centrodestra – pure la performance del candidato di Mdp Claudio Fava non brilla. Non si vede l’effetto novità della nascita di una forza politica nuova, lanciata dagli ex Dem anti-renziani. Insomma: due sconfitte non fanno una coalizione, nemmeno nelle premesse. “Il centrosinistra tra il 2012 e il 2017 ha perso 6 punti punti percentuali passando dal 37% del 2012 al 31% di oggi. E questo è un giudizio negativo che il popolo siciliano ha espresso nei confronti del governo Crocetta. Il centrodestra invece che allora era diviso con due candidati Musumeci e Miccichè non si è mosso, sommati erano al 41%, e cinque anni dopo sono sulla medesima soglia”: così il candidato del centrosinistra Fabrizio Micari ai cronisti intervenendo in conferenza stampa nella sede del comitato elettorale. “Cinque anni fa, quando è stato eletto presidente Crocetta, il candidato della sinistra Giovanna Marano ha preso il 6,1%. Oggi Fava ha preso, secondo i dati che abbiamo, il medesimo risultato”. “Dunque sommando il risultato di Crocetta e della Marano il centrosinistra allora era quindi al 37% oggi, che è diviso, è al 31 – ha detto – L’altra volta si è diviso il centro destra e ha vinto Crocetta questa volta si è diviso il centro sinistra e ha vinto Musumeci. Questo dimostra che chi resta unito vince”.

“Il risultato siciliano è negativo”, ha affermato il leader di Ap, Angelino Alfano. “Ma anche se non abbiamo ottenuto i risultati sperati – aggiunge Alfano – non abbiamo rimpianti perché abbiamo fatto la scelta giusta”.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...