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Mameli inno nazionale, primo ok alla Camera

Mameli inno nazionale, primo ok alla Camera

Mameli inno nazionale, primo ok alla Camera

La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato, in sede legislativa, la proposta di legge intitolata “Riconoscimento dell’inno di Mameli ‘Fratelli d’Italia quale inno ufficiale della Repubblica” (relatrice Gasparini, Pd). L’ok è stato unanime da parte di Pd, M5s e FdI. Assenti i deputati di Forza Italia (che però avevano espresso il loro parere favorevole), della Lega Nord (che invece avevano precisato di non essere interessati al tema). E il centrista Gian Luigi Gigli. Il testo passa ora all’esame del Senato.

La proposta di legge era stata presentata, in perfetta coerenza tra inno e nome del gruppo politico, dal deputato di Fratelli d’Italia Gaetano Nastri. E da uno del Pd, Umberto D’Ottavio. Solo tre emendamenti erano stati presentati in una prima fase. Uno, dal forzista Francesco Paolo Sisto, che proponeva di chiamare l’inno di Mameli “nazionale” e non ufficiale. E due, decisamente contrari, del centrista Gian Luigi Gigli che intendeva con il primo abolire “Fratelli d’Italia”, con il secondo promuovere un concorso nazionale per scegliere un nuovo inno. Una posizione già espressa negli anni da alcuni partiti d’ispirazione cattolica.

ll provvedimento passa ora al vaglio del Senato e il deputato dem torinese Umberto D’Ottavio rivendica che il Pd “presente con tutti i deputati componenti la prima commissione, ha sostenuto questa proposta di legge fin dall’inizio”. “Sono convinto – ha aggiunto – che dopo tanti tentativi questa legislatura possa dare all’Italia l’ufficialità dell’inno nazionale, come avviene in tutti i Paesi del mondo”.

Soddisfatto Nino Mameli – discendente del poeta risorgimentale – che ha dedicato la vita a studi e ricerche sul suo antenato. “Un applauso alla Camera, finalmente – commenta – è da vent’anni che sollecito i presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato chiedendo l’approvazione della legge. Ora tocca al Senato, io credo che senz’altro dovrebbe farcela”.

L’inno con il quale Carlo Alberto aprì la prima guerra d’Indipendenza, e che voleva simboleggiare la rinata fraternità nazionale italiana, fu scritto dal giovanissimo poeta soldato Mameli il 10 settembre del 1847, e musicato il 10 novembre, a Torino, dal maestro genovese Michele Novaro nella casa di Lorenzo Valerio, uno dei capi più autorevoli del partito liberale piemontese.

Giorgia Meloni rileva che FdI è tra i promotori della misura per riconoscere al ‘Canto degli Italiani’ il rango di inno ufficiale della Repubblica Italiana. “Neanche a dirlo noi oggi c’eravamo per sostenere questa importante e simbolica iniziativa. Mai come oggi hanno senso le parole scritte dal giovane eroe risorgimentale”, scrive su Facebook la presidente di Fratelli d’Italia, che, oltre a condividere il link dell’inno di Mameli, riporta nel suo post la strofa ‘noi fummo da secoli calpesti, derisi perche’ non siam popolo perchè siam divisi. Raccolgaci un’unica bandiera una speme di fonderci insieme già l’ora suonò”.

Da 71 anni, incredibilmente, ‘Fratelli d’Italia’ è provvisorio: da quando, il 12 ottobre ‘46, il Consiglio dei ministri – allora guidato da Alcide De Gasperi – “su proposta del ministro della Guerra”, stabilì che fosse adottato come inno nazionale per la cerimonia del giuramento delle Forze Armate del 4 novembre successivo: ma, appunto, “provvisoriamente”. Da allora, il provvisorio s’è trasformato in definitivo.

Ben tre legislature in questi 71 anni (la 14esima, la 15esima e la 16esima) hanno provato a dare all’inno dignità di legge, ma tutti i progetti presentati hanno iniziato l’esame parlamentare senza tuttavia essere mai approvati. Un implicito, ma non formale, riconoscimento è giunto con l’approvazione della legge 222 del 2012, che ne prevedeva l’insegnamento nelle scuole. L’attuale legislatura, la 17esima, è dunque la quarta a provarci.

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