Europa

Sospensione dell’autonomia catalana: le reazioni

Sospensione dell'autonomia catalana: le reazioni

Carles Puigdemont

Le misure decise dal governo verranno trasmesse a una commissione del Senato, che si riunisce oggi stesso. Questa commissione stabilirà i tempi della seduta plenaria del Senato, che deve decidere a maggioranza assoluta. Il voto è previsto per il 27 ottobre, venerdì, e l’entrata in vigore potrebbe avvenire già da sabato 28. Con il voto del Senato, il governo di Puigdemont e lo stesso capo della Generalitat saranno ufficialmente destituiti. Le questioni catalane verranno avocate dai ministri competenti per i diversi settori. Inoltre Madrid potrà convocare elezioni anticipate per la Catalogna. Tra martedì e giovedì 26 ottobre il presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, potrà presentarsi in Senato per esporre le sue accuse. Inoltre l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola implica che il governo di Madrid, o l’organo che designerà, assumerà il comando dei Mossos d’Esquadra e consentirà all’esecutivo di destituire o nominare i responsabili delle emittenti TV3 e Catalunya Radio per garantire un’informazione vera e rispettosa del pluralismo politico.

“Se una Comunità Autonoma non compie gli obblighi che le impongono la Costituzione o altre leggi, o agisce in forma che attenti gravemente all’interesse generale della Spagna, il Governo dopo avere interpellato il Presidente della Comunità Autonoma e nel caso in cui non ne conseguano risultati, con l’approvazione a maggioranza assoluta del Senato, potrà adottare le misure necessarie per poterla obbligare al compimento forzoso di tali obblighi o per la protezione dell’interesse generale. Per l’esecuzione delle misure previste nel precedente capoverso il Governo potrà dare istruzioni a tutte le autorità delle Comunità Autonome”.

Per il governo spagnolo il president catalano Carles Puigdemont si è reso responsabile di una “disobbedienza ribelle, sistematica e consapevole” degli obblighi previsti dalla legge e dalla costituzione e ha “gravemente attentato” all’interesse generale dello stato. Lo affermano le motivazioni della richiesta di attivazione dell’articolo 155. L’obiettivo dell’applicazione dell’articolo 155, si spiega in un documento di undici pagine diffuse dal governo durante la riunione straordinaria del Consiglio dei ministri durata oltre due ore, è quello di “ripristinare la legalità costituzionale e statutaria, assicurare la neutralità istituzionale, mantenere il benessere sociale e la crescita economica e assicurare i diritti e le libertà di tutti i catalani”. Inoltre “le pretese secessioniste stanno già causando un serio peggioramento del benessere sociale ed economico” in Catalogna, denuncia sempre il documento dell’esecutivo di Madrid che ricorda poi come il governo Puigdemont abbia rifiutato di rispondere una prima volta lunedì scorso e una seconda volta due giorni fa alla richiesta di chiarimenti sulla proclamazione di indipendenza della regione

Il governatore della Catalogna, Carles Puigdemont, a metà pomeriggio ha deciso di guidare la manifestazione di Barcellona che, inizialmente indetta per la scarcerazione dei due leader indipendentisti Jordi Sanchez e Jordi Cuixart è diventata il luogo di ritrovo delle migliaia di persone – secondo la polizia di Barcellona circa 450mila – che contestano la scelta di commissariare la Catalogna. Alla notizia delle misure prese dal governo di Rajoy è stata ferma la reazione del partito Catalunya en Comu del sindaco di Barcellona Ada Colau che ha denunciato “l’offensiva autoritaria contro tutta la Catalogna” e un “grave attacco” ai diritti e alle libertà fondamentali. “Siamo un solo popolo contro l’oppressione ora dobbiamo rappresentare a livello politico questa unità”, ha aggiunto.

Poche ore dopo, in una dichiarazione solenne a nome del parlamento catalano, la presidente Carme Forcadell ha attaccato il premier Rajoy che “ha annunciato un colpo di Stato di fatto”, un “golpe autoritario in uno Stato membro dell’Unione Europea”. “Il premier spagnolo – ha aggiunto Forcadell – pretende che il Parlamento catalano smetta di essere democratico…Non lo permetteremo”.

Intanto Podemos, attraverso il numero due del partito viola Pablo Echenique, si dichiara “sotto shock” davanti alla “sospensione della democrazia non solo in Catalogna ma anche in Spagna”. “E’ il peggior attacco del secolo” replica il Pdecat, il partito del presidente Carles Puigdemont, che con la coordinatrice Marta Pascal spiega: “A Madrid dicono che non vogliono l’indipendenza, ma sono loro che oggi si sono resi indipendenti dal popolo di Catalogna”. Anche per il deputato Josep Lluis Cleries la misura è “un colpo di Stato contro il popolo della Catalogna, misure che sanno di franchismo, è un ritorno al 1975”.  Il leader di Ciudadanos Albert Rivera ha chiesto che elezioni siano convocate in Catalogna sotto commissariamento di Madrid il 28 gennaio.

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