Europa

Austria al voto: vincono i popolari di Kurz. L’ultradestra vola, ma Spoe resta secondo partito

Austria al voto: vincono i popolari di Kurz. L'ultradestra vola, ma Spoe resta secondo partito

Sebastian Kurz

L’Austria chiamata al voto ha deciso di cambiare pagina e di spostarsi decisamente a destra. Secondo le proiezioni (il dato definitivo si avrà nella giornata di lunedì, dopo il conteggio del voto postale) la Ovp, il partito dei popolari guidato da Sebastian Kurz, è in testa con il 31,6% dei voti, oltre sette punti in più rispetto alle ultime elezioni. Al secondo posto arrivano i socialdemocratici del cancelliere uscente, Christian Kern, con il 26,9% dei voti. Ma la destra nazionalista, islamofoba ed euroscettica di Heinz-Christian Strache, è balzata di cinque punti al 26% dei consensi.

Batosta per i Verdi, finiti al momento sotto la soglia di sbarramento del 4%, al 3,9%, dunque fuori dal Parlamento. Mentre i Neos e la lista di Peter Pilz, nata da uno scissionista dei Verdi, si assestano rispettivamente al 5,1% e al 4,3%.

Efficace il commento di Strache, che con un ghigno, dopo aver promesso che “parleremo con tutti”, ha detto che “una cosa è chiara: quasi il 60% degli austriaci ha votato per il programma della Fpo”. Il riferimento è alla decisa svolta a destra impressa da Kurz ai conservatori austriaci, attraverso il pugno duro sui profughi. Il ministro uscente degli Esteri ha rivendicato di essere l’architetto del blocco austro-ungarico dei confini, durante l’arrivo dei milioni di rifugiati siriani tra il 2015 e il 2016. Kurz, dal canto suo, ha esultato per un voto che segnalerebbe “la volontà di cambiamento del popolo”.

Dopo aver tenuto col fiato sospeso l’intera Europa nel 2016, quando la destra populista ha sfiorato la presidenza della Repubblica, l’Austria è ha di nuovo attirato un’enorme attenzione su di sé. E se fosse confermato il risultato delle proiezioni, l’eventualità che la Fpo, il partito islamofobo ed euroscettico, conquisti un posto al sole, c’è. Ma con le due ‘Volksparteien’, Ovp e Spo in testa, non è esclusa anche una riedizione della Grande coalizione che ha governato l’Austria negli ultimi dieci anni. Quasi sei milioni e mezzo di austriaci si sono recati alle urne per le elezioni parlamentari più importanti degli ultimi anni.

Se la destra di Strache entrasse nel prossimo governo, ha già fatto sapere che vuole girare le spalle a Bruxelles per allearsi con Budapest e arricchire il quartetto di Visegrad, i “signori no” dell’Europa dell’est, che si sono messi di traverso sulle politiche migratorie comuni.

Il trentunenne Kurz è il ministro degli Esteri del governo uscente, è il possibile prossimo cancelliere: ha spostato il partito popolare Ovp talmente su posizioni reazionarie che l’autorevole settimanale Profil lo ritiene “il vero erede di Joerg Haider”, l’ex capo della destra estrema che conquistò per la Fpo un posto al governo già nel 2000. Scatenando allora una reazione indignata nel resto del mondo: molti Paesi europei e Israele inflissero delle sanzioni diplomatiche a Vienna. Ma intanto, grazie alle politiche da ‘falco’, Kurz ha catapultato la Ovp in cima alle preferenze degli austriaci.

Kurz si è tenuto vago nel programma ma ha impostato una campagna elettorale anti profughi rincorrendo Strache, conquistando rapidamente popolarità. L’inverno scorso ha conquistato la testa del partito con un abile colpo di mano e gli ha imposto, oltre al nome ‘Lista Sebastian Kurz’, una sterzata radicale. I paragoni con Macron sono totalmente fuori luogo: se c’è un leader conservatore che non ha fatto una campagna europeista è Kurz. Il suo maggiore vanto, rivendicato in campagna elettorale, è aver orchestrato il blocco dei confini austro-balcanico che ha causato la tragedia di Idomeni, alla frontiera greca, dove migliaia di migranti in fuga dalle guerre sono rimasti accampati per mesi.

Indiscrezioni parlano della sua intenzione di formare velocemente un governo facendo una generosa offerta alla destra nazionalista di Strache, persino concedendo la presidenza del Parlamento a Norbert Hofer. Ma in Austria non è escluso ciò che nel resto d’Europa è percepita ancora come un’eresia: una coalizione tra la destra populista e i socialdemocratici. Il rapporto tra i due partiti della Grande coalizione sono talmente logorati che la Spo preferisce Strache a Kurz, scrive oggi il quotidiano Kurier. E anche dal quartier generale dei ‘blu’ trapela un ragionamento lineare, sulle preferenze di Strache.

A microfoni spenti un alto papavero della Fpo sostiene che “un governo con i socialdemocratici sarebbe preferibile, per noi. Se riescono a ripulire il partito degli ex sessantottini e a togliere la clausola che impedisce loro di coalizzarsi con noi, siamo pronti. Il ministro della Difesa socialdemocratico Doskozil è dalla nostra parte. Con loro, se arrivassero terzi, avremmo anche più potere. La storia è una buona maestra: potrebbe ripetersi lo scenario del 2000”. Allora i popolari arrivarono terzi, quando toccò a loro formare un governo, scelsero i secondi, cioè la destra, e furono costretti a concedergli molto più di quanto avrebbe concesso loro il primo arrivato. Allora, ancora, la Spo.

Strache, intanto, il politico dal passato ‘bruno’ – da giovane fece parte di organizzazioni neonaziste ed è membro di fratellanze di estrema destra – vuole chiudere i confini ai migranti irregolari, un obiettivo che potrebbe causare nuovi problemi al Brennero, e vuole trasformare l’Austria in una democrazia plebiscitaria attraverso il ricorso ‘svizzero’ ai referendum. Molti speculano sul rischio che possa persino promuoverne uno sulla permanenza dell’Austria nella Ue.

Dopo pronostici cupi, che davano la Spo al terzo posto, Kern ha conquistato il secondo. Arrivato nel 2016 per salvare i socialdemocratici da un crollo storico di popolarità a causa dell’arrivo di milioni di migranti che hanno attraversato i Balcani e l’Austria per arrivare nel Nordeuropa, ha giocato sull’immagine di giovane ‘outsider’ – era un imprenditore di successo – e ha mantenuto la barra dritta sulle politiche introdotte già dal suo predecessore, Werner Faymann. La Spo ha sottoscritto il blocco ai Balcani e ha cercato anch’essa di frenare la resistibile ascesa della destra mostrandosi più dura sui migranti.

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