Centrosinistra

Renzi si riavvicina a Pisapia e pensa al Rosatellum

Renzi si riavvicina a Pisapia e pensa al Rosatellum

Matteo Renzi

La notizia della telefonata del disgelo tra Matteo Renzi e Romano Prodi aveva fatto intendere quale sarebbe stata la strada. Alla Direzione del Pd, il segretario dem quella strada l’ha proprio indicata con chiarezza, senza giri di parole: “Il Rosatellum ha elementi di forza sul Consultellum, con il Pd baricentro di una coalizione più ampia”. Tradotto: non più Pd a vocazione maggioritaria, ma una versione più simile all’Ulivo con la creazione di un centrosinistra più largo. Parole che ricalcano quello che dice da mesi Giuliano Pisapia, al centro della scena per i suoi rapporti tesi con Mdp, e possibile interlocutore del Pd con una lista di sinistra-centro alleata. Sarà anche per questo gelo tra le varie anime della sinistra-sinistra, che ieri Renzi, per la prima volta, ha teso la mano in modo diretto agli ex dem: “Non sono loro i nostri avversari”. Frase che proprio Pisapia, in un incontro teso con Pier Luigi Bersani e Vasco Errani, ha detto più o meno con le stesse parole, indicando nella “destra” il ‘nemico’.

 L’offerta di Renzi però non riscalda troppi i cuori. “Se davvero vuole la coalizione di centrosinistra, faccia le primarie. Poi vediamo chi le vince”, ha spiegato il fondatore del Campo progressista, intervenendo alla festa di Radio Popolare. Per l’ex sindaco di Milano, le primarie sono l’unico modo per avere una coalizione “ampia e unita, che possa governare in futuro”. “Dopo mesi in cui ci stiamo impegnando nella costruzione di un nuovo centrosinistra – ha affermato Pisapia – radicalmente innovativo, ampio e aperto, in cui siano rappresentate le tante anime dell’ambientalismo, della sinistra, del civismo, dell’associazionismo, del volontariato laico e cattolico, in discontinuità col passato, leggo di una proposta da parte del segretario del Pd quantomeno insolita. Per di più arrivata poche ore dopo il tentativo fallito della segreteria del Pd di far approvare, con coalizioni diverse, una legge elettorale che avrebbe portato all’ingovernabilità o a larghe intese con la destra”.

Almeno nei piani di battaglia di Renzi, però, è una battaglia che va vinta a tavolino più che nelle urne: con un lavoro meticoloso sulla legge elettorale, sulle alleanze e sulla composizione delle liste. Se passerà il Rosatellum, Berlusconi deve avere forza sufficiente per staccarsi dalla Lega un attimo dopo il voto, restando tuttavia tanto al di sotto della coalizione di centrosinistra da non creare problemi al Nocchiero del Nazareno. Il capo azzurro, pressato da un Gianni Letta che solo a sentir nominare il Rosatellum sbotta, ha tentato di riproporre il sistema tedesco, quello affossato dalla Camera a voto segreto in giugno. No Way! Renzi ha risposto picche: «Berlusconi deve capire che ormai è impraticabile». In compenso gli ingegneri elettorali di area Pd hanno fatto il possibile per dimostrare al sovrano di Fi che, se saprà trattare a muso duro con la Lega sui candidati maggioritari, il Rosatellum non solo non gli toglierà un seggio, ma gliene lascerà a sufficienza per risultare determinante in qualsiasi maggioranza possibile.

Berlusconi esita, anche perché gli emendamenti alla legge elettorale su cui sembra puntare il Pd per assicurarsi la vittoria a tavolino penalizzano sì soprattutto M5S e sinistra, ma ridimensionano anche l’armata azzurra. L’emendamento che proponeva di garantire il passaggio della soglia di sbarramento a qualsiasi partito avesse superato il 3% anche in una sola Regione, cucito a misura di Angelino Alfano, è stato accantonato. In aula il Pd non mira però a bocciarlo: solo ad ammorbidirlo. Per passare la soglia al Senato sarebbe necessario il 3% in almeno 3 regioni. Da un lato una simile norma rende più facile la vita alla lista centrista, che dovrebbe essere guidata da una figura come quella del ministro Calenda per nascondere l’imbarazzante presenza di Alfano. Ma soprattutto spalanca i cancelli alla “trovata” con cui Renzi spera di aggiudicarsi il Sud: i governatori di Campania, Puglia e Sicilia darebbero infatti vita a una lista comune, coalizzata col Pd, facendo il pieno di voti locali, e ovviamente anche clientelari. A completare il quadro ci sarebbe una lista europeista, con Emma Bonino in testa, e una di sinistra con Pisapia, anche se negli ultimi giorni è spuntata l’idea di accorpare queste ultime ove l’ex sindaco di Milano dovesse perdere per strada le sue truppe, cioè l’Mdp. Un’ipotesi però smentita da Campo progressista.

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