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Il messaggio che annienta i bus “no gender”

Il messaggio che annienta i bus "no gender"

Il messaggio che annienta i bus “no gender”

È successo a Roma, da dove il bus arancione di due associazioni della galassia “no-gender” (Generazione famiglia, cioè l’ex Manif pour Tous, e CitizenGo) è partito qualche giorno fa per il tour col quale intende portare avanti le sue posizioni contro l’inesistente “ideologia gender”. Il manifesto ha fatto molto discutere sia per l’uso strumentale dell’espressione “violenza di genere”, sia il modo di descrivere i bambini e le bambine che esclude le persone che nascono intersessuali, solo per fare un esempio.

Ma non si registrano solo le critiche e l’ironia circolate sulla rete. Su uno di questi manifesti affisso su viale dell’Università, a Roma, sono comparsi due fogli scritti a mano con un messaggio lasciato da una ragazza di 18 anni. Il suo messaggio è carico di speranza per una società migliore e più giusta, dove non ci sia spazio per le discriminazioni.

“Sono una ragazza di 18 anni e quello che sogno è un mondo libero, dove tra essere umani ci si tratti da essere umani e non sempre da nemici da combattere. Certo, quando incontro persone come voi mi verrebbe facile perdere le speranze, ma non lo farò. Non mi farò abbattere da chi come voi strumentalizza degli innocenti (perfino i bambini!) per raggiungere i propri scopi, i propri obbiettivi. Obbiettivi ciechi, vuoti ed arroganti tipici di chi non combatte nessuno se non se stesso ed i propri limiti. Invece di sprecare inchiostro per questi tremendi cartelloni, fareste bene a vergognarvi e ad imparare cosa vuol dire amore e rispetto per l’umanità (soprattutto informatevi! “L’ideologia gender” non significa nulla!)”.

Mirò ha spiegato di essersi accorta del manifesto passeggiando su viale dell’Università. “Sono rimasta a fissarlo esterrefatta. Poi ho cercato su internet di cosa si trattasse e mi è sembrato assurdo che si potesse permettere l’affissione di manifesti del genere”. Così ha deciso di intervenire, a modo suo. “Dovevo fare qualcosa. Quindi sono andata a casa, ho preso i fogli, li ho scritti e sono tornata ad attaccarli sul manifesto. L’ho fatto soprattutto perché chi passa e lo vede almeno leggerà anche il mio messaggio e magari si porrà qualche domanda”. Mirò ha fatto la maturità lo scorso anno e tra poco inizierà a studiare a Roma Tre, per diventare assistente sociale.

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