Crisi RyanAir

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Ryanair cancella 2.000 voli da oggi fino alla fine di ottobre. La compagnia aerea low cost irlandese ha annunciato che, per garantire la puntulità dei suoi voli e consentire al suo personale di andare in ferie, sarà costretta a cancellare dai 40 ai 50 voli al giorno per le prossime 6 settimane, fino alla fine del mese di ottobre. Potrebbero essere coinvolti quasi 400mila passeggeri, che hanno già acquistato biglietti per voli Ryanair in partenza nelle prossime settimane e moltissimi di questi sono viaggiatori italiani.

Entro la fine della settimana Ryanair conta di trovare una soluzione, con la riprotezione dei passeggeri su altri voli o con i rimborsi, per il 95% dei 315 mila passeggeri coinvolti dalle cancellazioni di 2.100 voli degli oltre 103 mila programmati nelle prossime sei settimane. E’ questa l’indicazione fornita dall’aviolinea in occasione dell’assemblea degli azionisti che si è svolta oggi a Dublino.

Il ceo di Ryanair, Michael O’Leary, si legge in una nota, si è scusato con gli azionisti, e di nuovo con i clienti, per la cancellazione dei voli dovuta a problemi nella “lista dei turni dei piloti”. L’assemblea degli azionisti di Ryanair ha approvato tutti i punti all’ordine del giorno a larga maggioranza: il Financial Report (99.2% dei voti a favore) e il Remuneration Report (88.7%), con un aumento dei voti favorevoli rispetto al 2016.

Il pasticciaccio brutto di questi giorni è il risultato di politiche che negli anni hanno spinto a mille il corpaccione di Ryan, facendolo lavorare come una macchina costantemente su di giri che si è preoccupata poco dei pezzi che la sua iperattività si lasciava alle spalle. Come spesso succede in questi casi, ci vuole poco che un bullone rimbalzi e finisca nel motore. È bastata infatti una richiesta dell’autorità irlandese per i voli di cambiare calendario – passando da quello marzo-aprile dell’anno successivo a quello gregoriano, gennaio-dicembre – per provocare un cortocircuito nella diluizione delle ferie dei piloti. Tutti coloro che non sono andati in vacanza questa estate hanno fatto richiesta ora, così Ryanair si è trovata – a fronte di rotte sempre più numerose – a gestire vuoti di personale, aggravati anche dalla fuoriuscita di altri piloti verso compagnie come la Norwegian.

Risultato? Quello che per anni era sembrato un giochino perfetto pare esploso all’improvviso nelle mani del suo fondatore. A questo proposito mi viene in mente che, parlando di Ryanair con gli addetti ai lavori, ho più volte sentito pronunciare questa frase: “Appena fanno un errore sono finiti”. Dietro un’affermazione come questa, certo lontana dalla realtà, si nasconde un dubbio di fondo. Parlo dell’impressione, che Ryanair si muovesse perennemente sul filo del rasoio su questioni delicate, dagli stipendi dei dipendenti alla sicurezza dei suoi stessi aerei.

Ora: se per quanto riguarda la questione sicurezza dei vettori è ormai ampiamente assodato che le low cost devono rispettare gli stessi standard delle compagnie tradizionali, molto ci sarebbe da dire sul versante dipendenti.  Insomma, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Ora però che succede? Poco o nulla. Dall’anno prossimo, con la gestione gennaio-dicembre, tutto probabilmente tornerà come prima. A fronte di un biglietto Ryanair meno caro di quello offerto da un’altra low cost o da una compagnia di bandiera, difficilmente il passeggero sceglierà il biglietto più costoso solo perché memore di questa storia.

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