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Primarie M5s, la cronaca di una grande bugia

Luigi Di Maio

La lista «provvisoria» degli avversari dell’enfant prodige campano arriva sette ore dopo la scadenza del termine per le candidature ed è segnata dell’assenza di big tra i rivali di Di Maio, a partire da Alessandro Di Battista e Roberto Fico: il primo, considerato l’unico in grado di battere il vice presidente della Camera; il secondo, punto di riferimento di quell’ala degli ortodossi che opta per disertare plasticamente la competizione interna.
E’ una giornata dominata dall’attesa, quella che segna la prima lista dei candidati premier della storia del M5S. Una giornata di silenzi e di passi indietro fragorosi e prevedibili che si conclude con una lista di candidati che, nel bene o nel male, farà discutere. Oltre a Di Maio a correre saranno la senatrice Elena Fattori e sei esponenti della politica locale (in gran parte ex consiglieri comunali) del Movimento: Vincenzo Cicchetti, Andrea Davide Frallicciardi, Domenico Ispirato, Gianmarco Novi, Nadia Piseddu e Marco Zordan. E, si legge nel blog, chi si è visto rifiutare la candidatura, ha tempo fino alle 15 di domani per chiarire la sua posizione.

A provocarlo ci pensa Roberto Saviano che in un post, pur non essendo iscritto, annuncia di volersi candidare alle primarie M5S. «Lo faccio anche per trarre il MoVimento dall’impaccio di una situazione patetica per non dire bulgara», è la stoccata dello scrittore. E a lui e agli attacchi del Pd (“Di Maio come Kim Jong-un», sottolinea Giacomo Portas, “7 candidati come i nani di Biancaneve», incalza Gero Grassi) risponde, via Facebook, il M5S. «I giornali volevano delle primarie fiction, noi gli abbiamo dato la realtà. Questo fa il M5S: dare l’opportunità a chiunque di farsi Stato ed occuparsi della cosa pubblica, è la democrazia diretta», sottolinea il Movimento che contrattacca: «le primarie del Pd servono per pesarsi e spartirsi quote di potere, è una finzione, contenti loro». Eppure, il percorso che porta alla rosa degli 8 lascerà il segno.

Oltre a Di Battista – che non corre tra la delusione dei suoi fan e confermando la sua vicinanza a Di Maio – a disertare sono tutti gli ortodossi, in contrasto con la regola che dà al candidato premier il ruolo di capo politico sfilandolo a Grillo. E l’ex comico, giunto ieri sera a Roma anche per placare le tensioni interne, resta barricato in un hotel Forum assediato dai cronisti per tutto il giorno, senza ricevere nessuno. Una sorta di «detenzione», quella di Grillo, che lo stesso Garante raffigura plasticamente nel pomeriggio, lanciando dalla sua finestra una corda fatta di lenzuola. E il gesto di Grillo, se da un lato testimonia scherzosamente la sua volontà di “fuggire» dai cronisti dall’altro, chissà se consapevolmente, va ad intersecarsi con quel «passo di lato» dal M5S che la regola sul capo politico implicherebbe e che tanto preoccupa una parte dei pentastellati.

Nessuno tra i pentastellati, però, giunge all’albergo fino a sera. Neppure Fico che, diversi rumors, davano riunito con Grillo per un faccia a faccia chiarificatore. Ma la linea degli ortodossi, spiega una fonte, sembra quella di far apparire Di Maio come un solitario «highlinder». Con cronisti e iscritti, racchiusi in un’ideale Fortezza Bastiani, ad attendere il «big” che avrebbe sfidato il futuro candidato premier.

 

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