Musica

DiVenti InVenti, il ventennale di Niccolò Fabi

Diventi Inventi, il ventennale di Niccolò Fabi

“Fare somigliare la tua vita ai desideri e ricordarsi di essere sinceri”, recita così un verso dell’inedito “Diventi Inventi”, brano che dà il titolo alla raccolta di Niccolò Fabi, in uscita il 13 ottobre “Diventi Inventi 1997-2017”. E tu ce l’hai fatta a realizzare i tuoi desideri? “Ci sono riuscito, ho concretizzato ciò che volevo, ho raggiunto la libertà e questo disco è il distillato di ciò che sono…”, racconta l’artista romano.

Un doppio CD, venticinque tracce, di cui sedici brani nel primo, attinti dal suo repertorio e rimaneggiati, più l’omonimo inedito e nove nel secondo, con canzoni rimaste chiuse nel cassetto, rarità, inediti. E poi un cofanetto, in edizione limitata acquistabile solo su Amazon, contenente il doppio CD, un doppio LP in vinile (con i brani del primo CD), un 45 giri, il libro-intervista inedito di Martina Neri dal titolo “Solo un uomo”, e un CD Live che raccoglie una selezione di brani registrati durante l’ultimo tour estivo, che si chiuderà con il concerto di Roma il 26 novembre al PalaLottomatica. Il tutto per festeggiare 20 anni di carriera, venti anni di musica e parole, mai urlati, piuttosto sussurrati, mai imposti, piuttosto offerti, senza clamore, senza rumore. Quasi per pochi intimi, coloro che provano dolore e da subito sono entrati in empatia con lui, il compagno ideale, che li riconosce, li racconta, senza compatirli, perché “le cose brutte succedono a tutti e in me vedono il superamento del dolore…”.

Non un’antologia, piuttosto una raccolta “un’operazione a cuore aperto” come la definisce Fabi, compiuta riascoltando le canzoni di un ventennio per capire quali “rivisitare riproponendo il mio stato d’animo, quell’intimismo minimale, che si trova nel mio ultimo album ‘La somma delle piccole cose’ e che meglio esprime ciò che sono”.

Sono passati vent’anni da quel 1996 quando nelle radio si affacciava timidamente il singolo “Dica”, solo un anno dopo, nel 1997 il brano sanremese “Capelli”, che lanciò quel ragazzo dai capelli arruffati nell’Olimpo della musica italiana. Da allora più di 80 canzoni, 8 dischi di inediti e collaborazioni prestigiose con Daniele Silvestri e Max Gazzé.

“Diventi Inventi 1997-2017” segna una svolta per Niccolò Fabi: “E’ l’album della mia maturità, crescendo sono migliorato, la parte più sincera di me è adesso, perché le mie parole hanno preso più spessore. Mi ritrovo di più in questo Niccolò, che in quello di dieci anni fa. Ho raggiunto la libertà di fare ciò che volevo, come lo volevo e questo è davvero un punto di arrivo, oltre non credo di poter andare” e aggiunge commentando il clamore suscitato sui media da alcune sue affermazioni di qualche settimana fa: “Mi prendo una pausa. Ho chiuso un ciclo e l’unico modo per affrontare questa consapevolezza era questo disco. C’è anche un aspetto celebrativo in tutto ciò, perché il mio è un percorso di cui sono molto orgoglioso, è una di quelle storie che mi piacerebbe ascoltare se qualcun altro me la raccontasse. La storia di una persona che ha trovato il modo per mantenere la barca nella direzione a lui più naturale, facendo scelte che magari non andavano proprio nel verso in cui voleva il mercato, ma grazie alle quali ho fatto e raggiunto il massimo … soprattutto negli ultimi 6 anni, al contrario della maggior parte dei cantanti che raggiungono il best of nei primi dieci anni”.

Un album questo, che rappresenta un percorso verso la libertà attraverso il raffinamento di un linguaggio e di un pensiero, ma soprattutto di una sensibilità, quella che fanno di Niccolò Fabi ciò che è: “Meglio di come ho fatto non posso. Con questo linguaggio sono diventato bravo. Ora vorrei sperimentarne un altro….”, racconta.

Adesso la sfida è capire cosa succederà dopo. Il concerto del 26 novembre sarà una grande festa, ma Fabi dice di non aver paura di quel giorno: “Lo penso con grande emozione ma non ne ho paura. Ci sarà un aspetto emotivo molto forte e sarà dato dall’energia delle persone che verranno a sentire e a cantare le mie canzoni, quelle stesse che magari hanno sussurrato in macchina per anni. Non sono abituato a così tante persone, come quelle che può contenere il palazzetto. Le mie canzoni sono sempre state pensate per un uditorio più intimo e privato, sentirle cantare in seimila, saraà una potenza che mi fa tremare le gambe. E per i miei fan sarà una sorta di gratificazione, un po’ come dire :abbiamo fatto bene a resistere fino ad ora… A farmi più paura è il 27 novembre, il giorno dopo”.

Un’incognita, che per Fabi significa appunto “prendersi una pausa”: “La mia sfida e la mia preoccupazione sono capire se oltre quella data, oltre quello che ho fatto finora, sarò in grado di fare qualcosa d’altro, di esprimere la mia sensibilità in altro modo… Voglio prendermi del tempo, fare altro. Cercare nuovi modi espressivi. Non è detto che non sia ancora la musica, ma non più come ho fatto fino ad adesso però, magari invece vivendola più come gioco, perché l’intensità emotiva con cui l’ho vissuta finora e che è la mia caratteristica più pregiata l’ho ampiamente consumata e coltivata, un cambio di intensità mi è profondamente necessario…”

Una intensità emotiva che è stata la cifra stilistica dell’artista romano: “Mi sono sempre sentito a disagio e solo quando questo disagio è diventato la mia forza, quando sono riuscito ad esprimerlo e a renderlo comunicativo sono cresciuto e sono diventato quello che sono ora…”

Tra le canzoni proposte nel primo CD troviamo rivisitazioni de “Il Giardiniere”, “Ecco”, “Una buona idea”, “Costruire” (“che diventato abitare, perché dopo aver costruito devi abitare”, dice Fabi) e poi, nel secondo disco, le cosiddette rarities, tra cui “Il primo della lista”, composto nel 2011 ma rimasto in un cassetto per una forma di auto-censura, “Senza capelli”, che è la prima versione di “Capelli” o canzoni-provini come “La mia fortuna”.

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