Centrosinistra

Una sinistra poco “Insieme”

Una sinistra poco "Insieme"

Giuliano Pisapia, Roberto Speranza e Nicola Fratoianni

Mesi fa è nata un’alleanza Insieme, che doveva portare tutti i partiti a sinistra del Pd assieme alle elezioni. Ma qualcosa non è andato. Diversità di vedute tra Campo Progressista che voleva governare e chi si oppone semplicemente a tutto quello che fa il Pd come Mdp e Si. Ufficialmente, tra alti e bassi, le trattative sono ancora in corso. Ma non credo che alla fine questa coalizione arriverà alle elezioni. Anche perchè Roberto Speranza, che ha in teoria il mandato di trattare con Pisapia, in realtà viene continuamente smentito da D’Alema. A quest’ultimo interessa solo che tutti facciano quello che vuole lui. Come quando comandava nel Pd. Lui ha ragione per diritto di esistenza. Gli altri sono giovani e incapaci. Bersani, da tanti giudicato come un bravo politico, è ancora stretto dalla morsa di D’Alema e in molti ex estimatori non lo riconoscono più.

Se, per esempio, Giuliano Pisapia mantiene un rapporto dialogante con Matteo Renzi, gli altri movimenti si propongono come nettamente diversi dal Pd e intendono sfidarlo apertamente alle politiche del prossimo anno. Fin qui le questioni strategiche, ma la sinistra sembra divisa anche su alcuni contenuti: se su temi come il lavoro e le imposte fiscali i diversi movimenti hanno idee abbastanza simili (reintroduzione dell’articolo 18 e tassazione progressiva), su argomenti importanti come il sostegno al governo Gentiloni e la missione in Libia le differenze risultano piuttosto marcate. Tutto ciò risulta abbastanza chiaro anche se si prendono in considerazione solo i due partiti di sinistra presenti in Parlamento (Mdp e Sinistra Italiana): il primo sostiene (anche se in modo sempre più critico) l’attuale esecutivo, mentre il secondo si è sempre contrapposto alla maggioranza che appoggia Gentiloni; se il partito di Fratoianni ha votato in maniera compatta contro la missione in Libia, Mdp si è spaccato, con i bersaniani che si sono espressi a favore e gli ex Sel che hanno votato come i compagni SI. E anche sul Referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre la sinistra ha avuto posizioni differenti, con Pisapia che ha votato a favore della riforma e tutti gli altri che si sono espressi per il No. Motivi per i quali sarà davvero difficile vedere un’unica lista (se non addirittura un unico partito) di sinistra alternativo a Matteo Renzi. Anche perché è obiettivamente arduo immaginare nella stessa formazione ex democristiani come Bruno Tabacci (alleato di Pisapia) con la sinistra di Fratoianni o i rifondaroli di Smeriglio. E i primi a saperlo sono i diretti interessati.

Una prospettiva diversa dal listone unico, ma che sarebbe già un passo avanti rispetto all’attuale frammentazione di un’area magari minoritaria ma comunque presente nel Paese. E che quindi meriterebbe una rappresentazione più adeguata in Parlamento.

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