Europa

Su codice di condotta ong Ungheria sostiene Italia

Su codice di condotta ong Ungheria sostiere Italia

Gyorgy Bakondi

Le attività delle organizzazioni non governative che promuovono la migrazione “spesso collaborando con le reti di trafficanti di esseri umani” costituiscono una minaccia per la sicurezza interna. Lo ha dichiarato il consigliere principale del primo ministro ungherese Viktor Orban per la sicurezza interna, Gyorgy Bakondi. “Queste organizzazioni sono riluttanti a firmare un codice di condotta che l’Italia ha chiesto alle Ong che operano con le loro navi nelle attività di salvataggio di migranti nel Mediterraneo e non vogliono rispettare le leggi ungheresi”, ha detto Bakondi. L’Ungheria tuttavia, ha aggiunto il consigliere del primo ministro, “è del parere che le attività delle Ong che aiutano i migranti debbano essere trasparenti”. Bakondi ha affermato che se le organizzazioni in questione rispettano le leggi, “le autorità non potranno impedire loro di perseguire le loro attività, ma almeno saranno trasparenti e questo è molto importante”.

Il rappresentante del governo ungherese ha detto che i recenti sviluppi relativi alle Ong in Italia hanno confermato la posizione del governo ungherese sul fatto che le organizzazioni finanziate dall’estero “promuovendo la migrazione” non dovrebbero essere autorizzate a mantenere le loro attività segrete e devono agire in maniera trasparente. Le attività e i finanziamenti delle Ong “pro-migrazione” sollevano molte domande “non solo nell’area del Mediterraneo, ma anche nel resto d’Europa, inclusa l’Ungheria”, ha detto Bakondi. Se Bruxelles avesse ascoltato il primo ministro ungherese e le proposte del governo per rafforzare la protezione delle frontiere e sul fatto che le richieste di asilo dei migranti dovrebbero essere valutate al di fuori delle frontiere dell’Unione europea, si sarebbe riusciti da tempo ad arginare la migrazione illegale di massa e non ci sarebbero state le migliaia di vittime causate dal traffico di esseri umani, ha aggiunto Bakondi.

Il Codice di condotta delle Ong voluto dall’Italia con il sostegno dell’Ue prevede una serie di parametri per consentire alle suddette organizzazioni di svolgere le loro attività di salvataggio in mare. Le Ong devono sottoscrivere “l’impegno a ricevere a bordo, per il periodo strettamente necessario, su richiesta delle autorità nazionali competenti, ufficiali di polizia giudiziaria” affinché possano raccogliere informazioni e prove finalizzate alle indagini sul traffico di esseri umani, “senza recare ostacolo alle attività umanitarie”. Permane un divieto di trasbordo, ovvero l’impegno “a non trasferire le persone soccorse su altre navi” a parte alcuni casi eccezionali concordati con il Centro di coordinamento marittimo. Inoltre si vieta alle Ong di entrare in acque libiche “salvo in situazioni di grave e imminente pericolo che richiedano assistenza immediata” e che non ostacolino “l’attività di ricerca e salvataggio della Guardia costiera libica”. Inoltre si richiede “l’impegno a dichiarare, conformemente alla legislazione dello Stato di bandiera, alle autorità competenti dello Stato in cui l’Ong è registrata tutte le fonti di finanziamento per la loro attività di soccorso in mare e a comunicare, su richiesta, tali informazioni alle autorità italiane nel rispetto dei principi di trasparenza”. Infine, le Ong dovranno “rispettare l’obbligo di non spegnere o ritardare la regolare trasmissione dei segnali Ais (Automatic identification system) e Lrit (Long range identification and tracking)”.

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