Francia: Macron vuole una nuova grandeur

Francia: Macron vuole una nuova grandeur

Francia: Macron vuole una nuova grandeur
Emmanuel Macron

A ogni voto una sorpresa, e questa è la volta di Benoît Hamon, ex ministro dell’Istruzione francese che nell’ultima fase delle primarie socialiste francesi ha conquistato l’attenzione dell’elettorato di sinistra. Reddito di cittadinanza a 750 euro, 32 ore lavorate invece che 35, marjuana libera: questi sono gli slogan di Hamon, che è sempre stato considerato un peso leggero (dallo stesso presidente François Hollande) e che invece costringe Manuel Valls, ex premier, al secondo posto. “Stasera la sinistra rialza la testa”. Benoît Hamon saluta così i militanti radunati alla Mutualité nel quinto arrondissement. E’ lui, 49 anni, il candidato del partito socialista all’Eliseo. Hamon trionfa nelle primarie con il 58% dei voti rispetto al 41% dell’avversario Manuel Valls. L’ex premier è stato battuto con un largo scarto, pagando l’eredità del suo governo e l’impopolarità di François Hollande. Valls ha augurato “buona fortuna” al suo rivale che, con poco fair play, l’ha interrotto mentre stava salutando i suoi sostenitori.

Marine Le Pen, leader del Front National e candidata alla presidenza in Francia, ha minacciato di togliere la doppia cittadinanza agli ebrei francesi che possiedono anche nazionalità israeliana. L’annuncio è arrivato giovedì 9 febbraio 2017 nel corso di un dibattito televisivo trasmesso dal canale francese France 2, dove le Pen ha spiegato che in caso di vittoria alle presidenziali non permetterà a nessun francese di avere un altro passaporto di un paese che non appartiene all’Unione europea.

Solo due giorni fa l’avvertimento. E poi ieri sera, a tre giorni dal primo turno, il terrorismo ha fatto irruzione nelle elezioni presidenziali francesi. Un 39enne francese, Karim Cheurfi, ha ucciso con un kalashnikov un poliziotto sugli Champs-Elysees e ne ha feriti altri due. Poi ha provato a scappare, ma è stato ucciso dopo pochi metri. Diverse armi sono state ritrovate nell’auto del terrorista, un’Audi 4: un fucile a pompa e delle armi bianche, tra cui un coltello da cucina. Presidenziali, i francesi hanno scelto. Per l’Eliseo andranno al ballottaggio un giovane esponente centrista senza un partito consolidato alle spalle e una battagliera donna di estrema destra. Col passare delle ore i risultati reali si sono attestati sulle percentuali sostanzialmente anticipate da exit poll e proiezioni e intorno alle 23 ogni cautela è stata superata. Fino al dato conclusivo ufficializzato dal ministero dell’Interno: il 7 maggio a contendersi la vittoria saranno l’ex ministro Emmanuel Macron che ha ottenuto il 23,75% e la leader del Front National Marine Le Pen con il 21,53% delle preferenze. Per un risultato che è storico, mai il Front aveva ottenuto tanti voti. Nei risultati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi c’è una grossa novità in quanto entrambi i partiti politici che hanno sempre governato sono rimasti fuori dal ballottaggio. Tutto questo era però prevedibile, seguendo la cronaca politica degli ultimi cinque anni. Macron è l’ottavo presidente di Francia. Nel ballottaggio per l’Eliseo ha battuto Marine le Pen con oltre il 66% dei voti contro il 34% di Le Pen.. Secondo le previsioni. A 39 anni, è il più giovane presidente francese, prima di lui solo Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro imperatore Napoleone III, eletto a 40 anni nel 1848: “Oggi inizia una nuova era di speranza e fiducia per la Francia”. Due discorsi, il primo che Macron ha tenuto da presidente, il primo alla nazione, serio, formale, a tratti teso, lo sguardo fermo oltre la telecamera, l’altro di fronte a 15mila elettori in festa davanti al Louvre, ispirato, emozionante, circondato dalla forza della sua famiglia. Emmanuel Macron è il nuovo presidente francese. “Ho telefonato a Macron per congratularmi. Gli ho fatto gli auguri per le immense sfide che si troverà di fronte”: queste le prime parole di Marine Le Pen dopo i risultati. “I francesi hanno scelto la continuità”, ha detto ammettendo la sconfitta. “Per noi è un risultato storico” che “pone il fronte patriottico come prima forza d’opposizione”, ha aggiunto ancora Marine Le Pen. “Voglio rassicurare i francesi che hanno scelto di darmi il loro voto. Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno seguito e hanno fatto una scelta coraggiosa e fondamentale”, ha aggiunto. “Voglio ringraziare gli 11 milioni di francesi che mi hanno accordato la loro fiducia”, ha detto Marine Le Pen. “Lavorerò per raccogliere ancora più persone tra coloro che vogliono scegliere la Francia”.

“Emmanuel Macron si è dimesso dalla presidenza di En Marche! – che cambia nome – nel corso di una riunione straordinaria del nostro consiglio d’amministrazione”: lo ha annunciato il segretario generale del movimento, Richard Ferrand, in una conferenza stampa a Parigi. “Al suo posto – ha aggiunto – è stata designata ad interim Catherine Barbaroux”, una dei dirigenti del movimento. “Il primo atto della ricostruzione del nostro sistema politico si è concluso ieri con l’elezione di Emmanuel Macron alla presidenza della Repubblica. Il secondo sarà la costituzione di una maggioranza di cambiamento. E’ stato deciso che il movimento ‘En Marche!’ evolva e allarghi la sua base: ‘En Marche!’ diventerà ‘La Republique en Marche’”, ha annunciato il segretario generale del movimento fondato da Macron. Dopo la sonora sconfitta incassate alle ultime presidenziali, il Partito Socialista cerca di riunire i pezzi in vista delle prossime elezioni legislative, previste per l’11 e il 18 giugno. Con le dichiarazioni rilasciate questa mattina ai microfoni di France Inter, Benoit Hamon ha assestato l’ennesimo duro colpo al suo partito.

A poco più di una settimana dalla notte di place du LouvreEmmanuel Macron è ufficialmente il nuovo presidente francese; il tempo è maturo per una fotografia della situazione, a bocce ferme. Mossa d’apertura: nominare il primo ministro, sul cui nome non ci si è mai sbilanciati neanche nelle fasi finali della campagna elettorale. La scelta, destinata a spaccare il fronte repubblicano a destra, è ricaduta su Edouard Philippe, sindaco di Le Havre e uomo vicino ad Alain Juppé. Finora siamo perfettamente in linea con ciò che Macron ha ripetuto all’infinito in campagna elettorale, con l’indicazione di un uomo che sì, è parte dello schieramento di destra, ma è comunque lontano dalla piega che buona parte dei Républicains ha preso dalla vittoria delle primarie da parte di François Fillon fino ad oggi. Al di là delle speculazioni possibili in questo momento e in ottica di legislative, osserviamo un primo dato di fatto: Macron punta a spaccare la destra attirando a sé la parte più centrista dello schieramento e tentando di ridimensionare la portata che il cambiamento al vertice dei Républicains potrà generare per il partito in termini di voti. I sette leader del G7 hanno firmato la dichiarazione contro il terrorismo. “E’ un forte messaggio di amicizia, vicinanza e solidarietà alla Gran Bretagna” dopo quello che è accaduto nei giorni scorsi a Manchester, ha detto il premier Paolo Gentiloni. La premier britannica Theresa May ha ringraziato gli alleati per il sostegno: “Credo sia importante dimostrare questa determinazione di tutti i paesi per combattere il terrore”. Resta invece sospesa la questione dell’accordo di Parigi sul clima “rispetto al quale il presidente Trump ha in corso una riflessione interna di cui gli altri paesi hanno preso atto”, ha spiegato Gentiloni. La posizione di Macron è quella di essere esigente e convincente con Trump, ma non al prezzo di un indebolimento dell’accordo di Parigi, fa sapere l’Eliseo. Trump vuole prendere la “giusta decisione” sulla questione, affermano fonti della Casa Bianca.

Dopo l’Eliseo, il terremoto macroniano scuote anche l’Assemblea Nazionale. Confermando quello che gli ultimi sondaggi davano ormai come una formalità, la République En Marche, il partito del presidente Emmanuel Macron, si aggiudica il primo turno delle elezioni legislative, ipotecando il ballottaggio previsto per domenica 18 giugno. Il partito dei marcheurs si attesterebbe al 32,2%, davanti ai Républicains (21,5%), e al Front National (14%). Fuori dai radar la sinistra, con la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon al 14% e il Partito Socialista, maglia nera del gruppo dei grandi con il 9,7% delle preferenze. Paura a Parigi. Un uomo si è schiantato volontariamente con la propria auto contro un furgone della gendarmeria sugli Champs-Elysées. L’incidente è da ritenersi concluso, anche se la zona resta transenata. L’attentatore, che era già noto alla polizia, è morto, ha annunciato il ministro dell’Interno, Gerard Collomb. Dopo lo schianto l’auto è esplosa perché aveva al suo interno bombole di gas. L’informazione è della tv BFM, presente sul posto. Secondo la stessa fonte, l’attentatore aveva «diverse armi e munizioni». L’uomo alla guida è nato nel 1985 ed è schedato S, sigla riservata per i sospetti radicalizzati. Lo riferisce il quotidiano Le Parisien. Secondo il quotidiano, il 31enne, nato ad Argenteuil (Val-d’Oise), vicino a Parigi, era «radicalizzato e armato». Emmanuel Macron fa l’en plein: conquistato l’Eliseo porta a casa anche l’Assemblée Nationale, con una maggioranza di seggi che si attesta a 350 su 577, ben oltre i 289 necessari per portare avanti la sua agenda di riforme senza ostacoli: a En Marche! vanno 308 seggi, all’alleato MoDem, 42. Numeri comunque lontani dall’attesa valanga di voti. Battuti e divisi, i Republicains restano in piedi con 130 deputati. Decimati i socialisti; si dimette il segretario Cambadélis. Male il Front National, ma Marine Le Pen agguanta per la prima volta il seggio. Astensione record al il 57,32%.

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