Giunta Raggi: la sindaca perde altri due pezzi

Giunta Raggi: la sindaca perde altri due pezzi

Giunta Raggi: la sindaca perde altri due pezzi
Virginia Raggi

Virginia Raggi: il disastro continua. Se fosse un film, la storia della giunta pentastellata romana non potrebbe avere che questo titolo catastrofico. Invece, sfortunatamente per i romani, è tutto vero. Lo stesso New York Times, commentando l’addio di Totti, ha tracciato un ritratto della Capitale in totale abbandono, e ha dato colpa alla giovane sindaca. Come sono lontani i tempi degli idilli fra m5s e stampa estera… E per giunta, non si sono ancora placati gli echi delle dimissioni del responsabile per la ciclabilità Paolo Bellino, che già taglia la corda un’altra consigliera municipale, questa volta del Dodicesimo. “Anna Maria Gabrielli”, scrive Alessandro D’Amato su nextquotidiano.it, “consigliera del MoVimento 5 Stelle al XII Municipio, si è dimessa. La Gabrielli, che era anche presidente della Commissione Affari Sociali del municipio, ha abbandonato così il suo posto nel municipio della minisindaca Silvia Crescimanno, di recente funestato dal caso di Massimo Di Camillo, il presidente dell’assemblea in conflitto d’interesse che è stato salvato prima e poi sfiduciato dalla sua maggioranza perché deteneva quote di una società che opera in convenzione con il Comune di Roma”.

E le malelingue dicono che la stessa presidente di Municipio Silvia Crescimanno, compagna di Daniele Diaco, consigliere comunale pentastellato in Campidoglio, sia sull’orlo delle dimissioni. Il m5s del Dodicesimo aveva già perso la consigliera Francesca Grosseto – una delle più votate alle elezioni – che, dal M5s, era passata qualche mese fa a Fratelli d’Italia e che aveva denunciato episodi di mobbing e l’impossibilità di lavorare al meglio nelle file grilline.

Ulteriore tegola per la Raggi: il processo in cui è imputato Raffaele Marra. La sindaca potrà testimoniare all’udienza. Come riportano le agenzie: “Nonostante l’opposizione della Procura, i giudici della seconda sezione penale del tribunale hanno stabilito che dieci testimoni a scelta, tra quelli indicati in lista, per ciascuno degli imputati potranno essere citati in aula. E gli avvocati Fabrizio Merluzzi e Francesco Scacchi, difensori di Marra, hanno confermato l’intenzione di convocare la sindaca”.

E come se non bastasse tutto ciò, l’informatissima Giovanna Vitale su La Repubblica racconta con dovizia di particolari le tappe di una tragedia in corso d’opera. “Massimo Colomban contro Andrea Mazzillo, Marcello De Vito contro Daniele Frongia, pezzi di maggioranza contro Luca Bergamo e Luca Montuori: oltre la cortina fumogena sollevata in Campidoglio, e volta a restituire all’esterno l’immagine di una squadra unita, si fanno strada screzi, dissapori se non veri e propri scontri interni ai 5Stelle capitolini”. Dopo le dimissioni di Paolo Berdini, insomma, sono rispuntate le faide interne “a cavallo della decisione, presa da Virginia Raggi la scorsa settimana, di redistribuire le deleghe dentro la sua giunta”.

Il 10 maggio l’assessore al Bilancio Mazzillo e l’assessore alle Partecipate Colomban  erano arrivati ai ferri corti per via di una “memoria dell’esecutivo. I loro, due assessorati che – precisa la Vitale – dovrebbero marciare nella stessa direzione e che, invece, si pestano i piedi a vicenda sul piano di riorganizzazione delle aziende comunali”. Colomban sarebbe andato su tutte le furie perché, attraverso la memoria del 10 maggio, Mazzillo ha disposto il trasferimento in AequaRoma, società di riscossione dei tributi locali, alcune competenze di Risorse per Roma, altra partecipata del Campidoglio: nello specifico la parte che riguarda la gestione e riscossione dei canoni del patrimonio comunale.

Peccato che, a febbraio Colomban avesse invece avviato una “due diligence” su Risorse, il cui personale è adesso in preda al panico dopo la decisione di cui sopra dell’assessore Mazzillo. E mentre Colomban è imbestialito con l’assessore al Bilancio, ciliegina sulla torta: si riaccende la faida tra Daniele Frongia, assessore allo Sport, e Marcello De Vito, Presidente dell’Assemblea Capitolina. Una faida mai sopita e che risale al presunto “dossier De Vito”, quello con cui Frongia e la Raggi avrebbero fatto fuori De Vito per assicurare a lei la candidatura a sindaco.

Il contenzioso si è riaperto, ci racconta sempre Giovanna Vitale, “da quell’atto di redistribuzione degli incarichi […]. La promozione di Frongia a raccordo tra giunta e Aula sarebbe stata vissuta con fastidio da De Vito” poiché, “finora, era stato il presidente dell’assemblea capitolina a tenere quei rapporti, cercando di limitare i malumori della maggioranza che si sente poco ascoltata e per nulla coinvolta nelle scelte degli assessori”.  In tutto questo, gran parte della maggioranza pentastellata in Campidoglio soffre la troppa vicinanza della Raggi con il  vicesindaco Luca Bergamo  (“Ascolta solo lui”, sostengono i detrattori – tanti – della Raggi in Campidoglio) e la scelta di collaboratori vicini al Centrosinistra, e in particolar modo al Pd, tendenza che appartiene anche all’assessore all’Urbanistica Montuori, anch’egli nel mirino dei consiglieri pentastellati. I quali, per quanto riguarda Luca Bergamo, avrebbero preteso che le “apparizioni” del vicesindaco siano ridotte al lumicino a vantaggio di altri personaggi pentastellati. Perché Bergamo non è del M5s.

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