Il Tar Lazio boccia riforma Musei. Franceschini ricorre al Consiglio di Stato

Il Tar Lazio boccia riforma Musei. Franceschini ricorre al Consiglio di Stato
Il Tar Lazio boccia riforma Musei. Franceschini ricorre al Consiglio di Stato
Dario Franceschini

La riforma dei musei voluta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini rischia di tornare al punto di partenza. Il Tar del Lazio con due sentenze ha infatti bocciato sei dei venti direttori dei supermusei e le nomine, di conseguenza, sono state annullate. Sei musei, del calibro di Paestum o di Palazzo Ducale, sono da ora senza direttori che verranno sostituiti ad interim. Una decisione che ha provocato l’immediata reazione del ministro: “Non ho parole. Non do letture politiche e rispetto le sentenze.Registro con grande dolore quello che questo comporta praticamente e per l’immagine dell’italia nel mondo. “.

Il Tar del Lazio – accogliendo il ricorso di due candidati alle posizioni di direzione di musei di Mantova, Modena, Paestum, Taranto, Napoli e Reggio Calabria – ha ritenuto infatti in primo luogo che le procedure di selezione fossero viziate in più punti. Tre i nodi fondamentali che hanno convinto i giudici ad accogliere il ricorso di altri candidati: “Il bando della selezione non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani in quanto nessuna norma derogatoria consentiva di reclutare dirigenti pubblici fuori dalle indicazioni tassative espresse dall’articolo 38. Se infatti il legislatore avesse voluto estendere la platea di aspiranti alla posizione dirigenziale ricomprendendo cittadini non italiani lo avrebbe detto chiaramente”. Nel testo firmato dal presidente Leonardo Pasanisi e dal consigliere Francesco Arzillo si parla della illegittimità delle modalità di svolgimento del concorso: “A rafforzare la sostenuta illegittimità della prova orale, la circostanza che questa ultima si sia svolta a porte chiuse” mentre in altri punti si parla di criteri magmatici nella valutazione dei candidati.

Ma il ministro dei Beni culturali non ci sta e ha già annunciato per oggi il ricorso al Consiglio di Stato contro un verdetto per il quale ha parole durissime: “mi lascia stupefatto che la sentenza del tar parli di procedura ‘poco chiara e magmatica’. La selezione internazionale dei direttori è stata fatta da una commissione assolutamente imparziale composta dal direttore della National Gallery di Londra, che è un inglese, dal direttore della più importante istituzione culturale di Berlino, che è un archeologo tedesco, dal presidente della biennale di Venezia, e da una persona che è stata appena nominata consigliere dal presidente Macron. Mi pare che più garanzia di neutralità e trasparenza non ci potesse essere”.

Con la riforma di Franceschini dopo le selezioni sette direttori sono stranieri tra i quali quello del parco archeologico di Paestum e del Palazzo Ducale di Mantova, interessati dal verdetto del Tar. “Quello che mi preoccupa di più- ha aggiunto- è che una cosa per cui l’italia si è fatta apprezzare in tutto il mondo venga messa in discussione. Ci sono anche delle conseguenze pratiche, perchè la sentenza è già pubblicata e dunque da oggi importanti musei sono senza direttore”. E ora sei direttori senza lavoro. Sono Paolo Giulierini, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Carmelo Malacrino, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Eva Degli Innocenti, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi di Modena, Peter Assmann, direttore del Palazzo Ducale di Mantova e Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum. Proprio lui è il primo a commentare la sentenza: “Spero che ricerca, tutela e valorizzazione nei musei italiani vadano avanti, con o senza Zuchtriegel. Innanzitutto sono davvero commosso e grato per tutti i messaggi di sostegno che mi stanno arrivando, per quanto riguarda il Tar, non entro nel merito. A mio avviso è importante che il percorso che a Paestum ha prodotto dei risultati significativi, non sia condizionato da ‘personalità'”.

La riforma del ministrero dei Beni culturali ha assegnato a 32 musei la piena autonomia organizzativa, scientifica, finanziaria e contabile. I primi venti già funzionano da due anni e i risultati sembrano essere positivi come iniziative e numero di visitatori. Diverse le reazioni dell mondo culturale alle sentenze. “Dimostrano “che non basta fare, bisogna fare bene”. Lo storico dell’arte Tomaso Montanari, da sempre critico sulla gestione Franceschini e promotore del cartello di associazioni Emergenza Cultura, commenta la decisione choc del tribunale amministrativo e affonda: “La riforma è stata affrettata e fatta tecnicamente male”.

Pareri opposti arrivano dai musei. ” Le sentenze mettono a rischio tutto sistema? “Speriamo di no; il rischio è quello della paralisi se la riforma venisse bloccata sarebbe tragico; per la cultura, ma anche per l’economia, di cui la cultura è traino principale. Sarebbe disastroso, se tutto venisse paralizzato, se tutto venisse paralizzato dai meccanismi di tutela degli interessi particolari. Preoccupato per la sentenza del Tar? Ero molto più scioccato quando i centurioni hanno vinto con l’aiuto del Tar, e sono tornati al Colosseo… sembrava uno sketch di Crozza, invece era la realtà” “. Ha detto il direttore degli Uffizi Eike Schmidt. E il caso più clamoroso della rivoluzione avviata da Franschini sono stati proprio gli Uffizi, dove lo storico direttore Antonio Natali ha ceduto il passo a un esperto di arte fiorentina in arrivo da Friburgo in Brisgovia, Schmidt pe l’appunto. Ma il cambiamento è stato forte anche per Capodimonte, dove si è insediato il francese Sylvain Bellenger, e per la Pinacoteca di Brera, dove è arrivato l’inglese James Bradburne.

E sull’onda della sentenza si muove la poltica, da Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera che parla di “momento amaro per chi crede nel cambiamento”. E c’è chi approfitta per lanciare stilettate politiche: “Renzi è affetto da analfabetismo amministrativo. Dopo la bocciatura della legge elettorale che ci avrebbe invidiato il mondo intero, la riforma della pubblica amministrazione, quella delle banche popolari e quella, a furor di popolo, della riforma costituzionale, oggi tocca a quella dei musei. Ma invece di guardare agli errori derivanti dalla sua arroganza, Renzi pensa invece di cambiare le istituzioni chiamate a decidere sulla regolarità delle leggi, entrando a gamba tesa sul potere giudiziario per piegarlo ai suoi voleri”. Così il vicepresidente della Commissione giustizia alla Camera, il portavoce M5S Alfonso Bonafede. Sulla stessa linea i leghisti lombardi.

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