Marcia pro-immigrati Milano e di partito (M5s) a Perugia

Marcia pro-immigrati Milano e di partito (M5s) a Perugia
Marcia pro-immigrati Milano e di partito (M5s) a Perugia
Marcia pro-immigrati Milano e di partito (M5s) a Perugia

Migranti, a Milano la marcia ‘Insieme senza muri’ a favore dell’integrazione. Minniti riceve gli omologhi di Libia, Niger e Ciad. Sviluppi dell’indagine sull’aggressore della stazione. Trump, al via il primo viaggio all’estero. Si parte dal Medio Oriente, prima tappa a Riad dove domenica terra’ il discorso sull’Islam. M5S, in marcia da Perugia a Assisi sul reddito cittadinanza e l’impoverimento della popolazione.

Voleva essere una festa, ed una festa è stata la marcia antirazzista di Milano per dire no a muri e divisioni e sì all’integrazione. Secondo le stime degli organizzatori hanno partecipato centomila persone. Ben più quindi delle diecimila ipotizzate alla vigilia. E tutto si è svolto senza incidenti o quasi: solo una contestazione al Pd da parte di un gruppo di antagonisti, che avrebbero voluto l’assessore alla Sicurezza Carmela Rozza fuori dal corteo. Rappresentanti di tante comunità straniere – alcuni con i costumi nazionali – si sono mischiati a sindaci con la fascia tricolore, a partire da quello di Milano Giuseppe Sala.

 Migranti, associazioni dalla Caritas a Legambiente, personaggi famosi (da Gino Strada a Roberto Vecchioni passando per il fondatore di Slow Food Carlin Petrini e la segretaria Cgil Susanna Camusso), politici (dal ministro Maurizio Martina, vicesegretario Pd, a Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani) e tanta gente comune. Tutti dietro al presidente del Senato, Pietro Grasso, a Beppe Sala e a Emma Bonino, che hanno aperto il corteo. Non c’era invece il segretario del Pd Matteo Renzi, nonostante avesse partecipato in mattinata a un incontro a Milano su Pier Paolo Pasolini. D’altronde una parte del corteo – quella legata alla piattaforma ‘Nessuno è illegale’ di cui fanno parte centri sociali e associazioni come il Naga – aveva già annunciato di voler contestare non solo la legge Bossi-Fini ma anche i nuovi provvedimenti del ministro dell’Interno Marco Minniti, che del Pd è esponente.

A fianco del sindaco Sala ha invece voluto sfilare il presidente del Senato Pietro Grasso. “Integrazione significa far sicurezza” ha detto. “Chi è nato in Italia, studia in Italia, è italiano”. Una risposta indiretta alle critiche arrivate dal centrodestra. Matteo Salvini ha parlato di una “marcia per gli invasori”, Silvio Berlusconi di una delegittimazione delle forze dell’ordine mentre, dopo il ferimento di due militari e un agente Polfer alla stazione Centrale, c’era chi aveva chiesto di cancellare la marcia. A loro ha risposto il sindaco Sala: “sono convinto che se avessero chiesto ai militari feriti se era giusto fare la manifestazione di oggi avrebbero detto di sì. Il tema dell’immigrazione riguarderà le nostre vite per i prossimi decenni e io voglio essere un costruttore di ponti non di muri”. “Oggi diciamo che non torniamo indietro. Non costruiremo con i mattoni dell’intolleranza nuovi muri e divisioni” ha aggiunto il presidente del Senato. Serve una “legge giusta” sulla cittadinanza “perché chi nasce in Italia, chi studia insieme ai nostri figli, chi si impegna per il bene di tutti è italiano”.

Sul palco sono intervenuti anche la portavoce dell’agenzia Onu per i rifugiati Carlotta Sami, Emma Bonino, don Virginio Colmegna. Tra un intervento e l’altro, la musica. “Grazie Milano, sicura e accogliente” ha twittato il premier Paolo Gentiloni. E l’assessore Pierfrancesco Majorino, che ha contribuito a organizzare l’evento, si è augurato che ora altre “prendano il testimone” e organizzi un’altra marcia. “Credo che non si possa che esprimere grande soddisfazione per la bella riuscita della importante e positiva marcia di Milano ‘Insieme senza muri'” ha osservato Lorenzo Guerini (Pd) che ha però voluto anche sottolineare “l’attento impegno per garantire la sicurezza di ogni cittadino come sta facendo molto positivamente e con efficacia il governo attraverso il lavoro del ministro Minniti”.

Una marcia lunga 19 chilometri a favore del reddito di cittadinanza e all’insegna del francescanesimo, invece quella dei 5 stelle. Beppe Grillo guida il corteo di cinquemila persone (50mila per gli organizzatori) da Perugia ad Assisi: “Se noi non introduciamo un reddito di cittadinanza e non potenziamo l’istruzione avremo violenza. Le persone invisibili al di fuori della società diventano violente”. È l’avvertimento che il leader M5S lancia a Matteo Renzi, il quale a distanza risponde: “Funziona solo in Alaska, se vogliono possono andare lì”.

Tra selfie e attiviste in fila per ricevere un suo bacio, la star è senza dubbio Grillo. I parlamentari presenti sono parecchi e sparsi lungo tutto il serpentone, ma il leader M5s parla a più riprese e a modo suo, con una battuta, risponde anche al segretario del Pd Matteo Renzi che oggi ha accusato il Movimento di “doppia morale sul caso Consip”. “Doppia morale sul caso Consip? Tripla. Doppia è da dilettanti”. E ancora: “Quelle sono persone che non seguo più se non in modo distratto. Non rientrano più nel mio modo di vedere. Io parlo di intelligenza, l’opposto del Pd. Non siamo noi i nemici del Pd, i nemici del Pd sono l’intelligenza e l’onestà intellettuale”.

Davide Casaleggio cammina e parla pochissimo se non per replicare al segretario Pd e spiegare la proposta dei pentastellati: “Vi sono milioni di persone sotto la soglia di povertà. Il M5S con il suo reddito di cittadinanza le aiuta ad uscire dall’esclusione sociale, prevede corsi di formazione e di riqualificazione professionale per il reinserimento nel mondo del lavoro. Il reddito di cittadinanza per 9 milioni di persone e 2 mld per i centri per l’impiego possono far ripartire davvero i consumi e la crescita. Perché nessuno sia lasciato indietro”.

Tra i militanti grillini si sente parlare napoletano, si sentono l’accento del nord e quello del sud, sono arrivati da tutta Italia anche a bordo di pullman e indossano magliette gialle con chiaro riferimento francescano. Sulla maglietta campeggia l’immagine di un lupo inseguito da due ladri stilizzati. Sullo sfondo un sole e il profilo di una città. Ma se due anni fa il lupo ammansito di francescana memoria incalzava nel logo Beppe Grillo, in un cerchio rosso con sagome scure, quest’anno qualcosa è cambiato: resta il lupo e il leader non compare. Tuttavia è lui a trascinare la manifestazione. Parla di tutto dall’euro alle ricandidatura. Sull’uscita dalla moneta unica dice che “è metafisica, non ha importanza ma io voglio che gli italiani parlino di questo”. Gli attuali parlamentari saranno ricandidati? “Siamo tutti provvisori”, dice il leader pentastellato.

Alcuni militanti continuano sull’onda del “vaffa”, ma Grillo no. Tiene la fiaccola in mano, come Prometeo, il titano che ruba il fuoco agli dei per restituirlo alla gente e più volte parla di povertà e di San Francesco: “Siamo nati nel giorno di San Francesco. Noi abbiamo un messaggio evangelico, una missione verso gli altri che ha fatto incontrare me e Casaleggio”. Sabato, alla vigilia della marcia, Grillo ha visto i frati della basilica di Assisi, con loro si è fermato a parlare per oltre due ore. Il Movimento, si è percepito anche durante il cammino, è sempre più vicino al mondo cattolico tanto che domani potrebbe vedere il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin in visita ad Assasi. La metamorfosi è in atto. Il leader non urla più e benedice, scherzando, gli sta attorno. Anche coloro che erano affacciati alla finestra e che in strada, nonostante l’invito del leader M5S, non sono voluti scendere.

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