Lgbt

17 maggio, giornata mondiale contro l’omofobia


17 maggio, giornata mondiale contro l'omofobia

17 maggio, giornata mondiale contro l’omofobia

Il 17 maggio del 1990 il mondo ha trovato la pentola d’oro alla fine del suo arcobaleno. Fu infatti allora che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rimosse definitivamente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie. Il 17 maggio 2004, 14 anni dopo quella storica decisione, Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie ideò la prima Giornata internazionale contro l’omofobia.
Ci vollero ancora 3 anni prima che la Giornata venisse riconosciuta ufficialmente: il 17 maggio del 2007 l’Unione europea condannò pubblicamente ogni atto discriminatorio nei confronti degli omosessuali promuovendo la ricorrenza per il 17 maggio di ogni anno.

La Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (o IDAHOBIT, acronimo di International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia) oggi è celebrata in più di 130 paesi, 37 dei quali in cui gli atti omosessuali sono ancora illegali, con 1600 eventi segnalati da 1280 organizzazioni nel 2014. Queste mobilitazioni uniscono milioni di persone a sostegno del riconoscimento dei diritti umani per tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

Per la Giornata internazionale contro l’omofobia, l’associazione Helem, la principale nel Mondo arabo sulla difesa sei diritti della comunità Lgbt, ha organizzato il 15 maggio a Beirut una manifestazione per chiedere l’abolizione della legge 534 libanese, che criminalizza l’omosessualità in quanto considerata una condizione “contro natura”, e il rilascio delle quattro donne arrestate poiché transessuali, e ora detenute in carcere.

Una manifestazione su questo tema non si vedeva nel Paese dei cedri da ben quattro anni. Gli attivisti – circa una cinquantina – secondo quanto scrive il portale indipendente Middle east eye (Mee), hanno anche esposto cartelli con su scritto “l’omosessualità non è una malattia”.

Secondo Genwa Samhat, a capo di Helem, il sit-in ha avuto lo scopo di chiedere “l’abolizione di una legge arcaica”, che risale addirittura “all’epoca del mandato francese sul Libano (1920-1943) e prevede anche fino a un anno di carcere per i trasgressori”. Samhat ha inoltre spiegato che la maggior parte di coloro che subiscono l’arresto, “vengono fermati non per i loro atti ma in strada, per via del loro aspetto”.

Infatti, come conferma Mee, la polizia compie dei raid regolari all’uscita dei locali frequentati dagli omosessuali. Samhat inoltre ha condannato la pratica del test anale sugli uomini da parte della polizia, la quale obbliga i sospettati a sottoporsi anche al test per l’Hiv: “è umiliante”, ha commentato il presidente di Helem, aggiungendo: “esiste ancora un pregiudizio che considera i gay tutti malati di Aids”. A Mee gli organizzatori hanno infine denunciato che un’altra manfiestazione in programma sempre per domenica è stata cancellata a causa delle pressioni della comunità crstiano-maronita.

2 risposte »

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.