Centrosinistra

Orfini e Orlando: dissapori tra Giovani turchi

Orfini e Orlando: dissapori tra Giovani turchi

Matteo Orfini e Andrea Orlando

In Direzione – vero tempio del potere – si avrà invece Renzi 84 delegati (più venti di diritto), Orlando 24, Emiliano 12. Però Orlando ha chiesto di più. E – come da copione – Renzi ha risposto picche nel senso che il piatto più gustoso e cioè la Presidenza andrà a Matteo Orfini e non a Orlando, come il ministro aveva immaginato. Insomma le tensioni si scaricano ora sul rapporto tra Orfini ed Orlando, una volta sodali nell’opposizione con il nome suggestivo di Giovani Turchi. Orfini, ha furbamente perseguito un suo progetto sin dall’inizio: fare “opposizione flessibile” per poi avere un posto di rilievo nel Pd come è effettivamente stato, visto che oltre alla presidenza è anche commissario del partito a Roma. Col tempo però, i fumi “oppositori” si sono dileguati e Orfini è diventato un fedelissimo di Renzi. Orlando che obiettivamente è stato molto sopravvalutato prima come ministro dell’Ambiente e poi come Guardasigilli sperava di consolidare il suo potere ma così non è stato e sconta probabilmente anche una eccessiva acrimonia nel confronto dialettico con l’ex Presidente del Consiglio.

Matteo Orfini è stato riconfermato presidente per alzata di tessera, con 16 no e 60 astenuti, tutti orlandiani. La mozione del ministro della Giustizia voleva presentare un candidato alternativo delle minoranze, ma il governatore della Puglia si è lestamente sfilato lasciando l’ala sinistra a combattere da sola. «Emiliano ha fatto l’accordo con Renzi» lamentavano gli orlandiani furiosi, tanto che il Guardasigilli ha dovuto lasciare libertà di coscienza ai suoi. Un’altra partita niente affatto indolore è stata quella per il posto di vicesegretario. Dopo giorni di boatos Renzi ha optato per Maurizio Martina vicesegretario unico, sacrificando colui che, per ammissione di tutte le correnti, ha «tenuto in piedi la baracca» nei mesi difficili del referendum. Lorenzo Guerini da oggi sarà «deputato semplice», in attesa che il leader abbia le idee più chiare sul suo futuro. L’ex numero due potrebbe restare al Nazareno con un incarico di rilievo, oppure andare al governo: come ministro dell’Agricoltura al posto di Martina, o come sottosegretario con delega ai servizi. «Abbiamo molto bisogno di Lorenzo — riconosce il capogruppo Ettore Rosato —. Lui è stato il più generoso, quello che ha saputo tenere assieme tutta la mozione».

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