Centrosinistra

Assemblea nazionale Pd: entrano molti volti nuovi

Assemblea nazionale Pd entrano molti volti nuovi

Gianni Cuperlo

Matteo Renzi si presenta all’assemblea che lo incorona segretario Pd per la seconda volta, con una novità che spiazza peones e capibastone e costringe a una trattativa estenuante iniziata la mattina e chiusa solo nel pomeriggio: i 20 posti in direzione a disposizione del leader vanno “a giovani Millennials perché, è vero, in quella fascia il Pd ha un problema”. Una decisione che rivoluziona la geografia dell’organismo più importante del Pd: tra i circa 200 esponenti non siederanno più big come Beppe Fioroni o Gianni Cuperlo ma giovanissimi come Arianna Furi, quasi 19 anni, la friulana Elisa Graffi o il ventinovenne sindaco di Spilamberto Umberto Costantini.

 Anche i gazebo hanno confermato che tra i venti-trentenni il Pd arranca con i 2/3 degli elettori over 55. Una fascia che Renzi non può permettersi di ignorare e come lui gli altri partiti, come dimostra la proposta di ieri di Beppe Grillo di abbassare a 16 anni l’età del voto sia alla Camera sia al Senato. Per introdurre idee fresche nel Pd, quindi il ri-segretario apre la stanza dei bottoni, quella che voterà le liste per le elezioni politiche, a giovani, chiedendo un apporto anche agli ex rivali. Andrea Orlando indica il giovane portavoce della sua mozione Marco Sarracino ma lo sconcerto tra le correnti è grande visto che in molti puntavano al ‘borsino’ del segretario per inserire qualche parlamentare o esponente locale di peso. E le trattative, condotte per Renzi da Luca Lotti, lasciano sul campo qualche scontento: “Non capisco e non mi adeguo all’esclusione di Cuperlo”, denuncia la neo-vicepresidente del partito Barbara Pollastrini..
Il segretario, invece, mescola le carte anche tra i suoi e punta su giovani, soprattutto tra i 20-25 anni, molti di Future dem, conosciuti nella campagna congressuale: Costantini, ad esempio, accompagnò lui e Richetti in visita ad una comunità di recupero per ludopatici, Furi partecipò a Bruxelles alla chiusura della campagna per le primarie, Ludovica Cioria era sul palco del Lingotto. Sulle cariche al vertice del Pd si infrange, invece, l’appello all’unità del leader: il tesoriere Francesco Bonifazi non raggiunge l’unanimità e Matteo Orfini – ex leader dei Giovani turchi con Orlando – viene rieletto presidente senza il voto proprio dei 212 orlandiani. I sostenitori del Guardasigilli si riuniscono prima dell’inizio dell’assemblea ma non raggiungono una decisione unanime sulla linea da tenere nel voto sulle cariche statutarie. E così in extremis, al momento della votazione su Orlando, viene lasciata libertà di scelta: nessuno – assicurano – vota a favore, 59 si astengono, 16 dicono “no” e gli altri non partecipano al voto.

Si vedrà nelle prossime settimane, quando Renzi comporrà la segreteria, se ci sarà la partecipazione anche dell’opposizione interna. Il vicesegretario sarà unico e sarà Maurizio Martina dopo il ticket alle primarie, ed è al momento certa la presenza di Matteo Richetti come portavoce del Pd, di Andrea Rossi, un altro emiliano molto vicino al governatore Stefano Bonaccini, di Tommaso Nannicini e di Teresa Bellanova. Al momento non è chiaro se Lorenzo Guerini, già vicesegretario, resterà in segreteria con un nuovo incarico o andrà al governo.

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