I veri sconfitti delle primarie Pd

I veri sconfitti delle primarie Pd

I veri sconfitti delle primarie Pd
Andrea Orlando, Matteo Renzi e Michele Emiliano

I veri sconfitti delle primarie Pd non  certo Orlando o Emiliano. Il primo è stato legittimato come capo dell’opposizione interna e ha giá assicurato che sará costruttivo (a differenza di Bersani e soci), cosa che non potrá che giovare al Pd. Il secondo col suo scarso 10% vale comunque di piú da solo di tutti quelli che negli anni hanno fatto una scissione (Rutelli, Civati, Fassina, Bersani ecc.). E poi, sopratutto ha una sua corrente e nel sud è determinante.

Il primo vero sconfitto delle primarie è, invece, il concetto di “campo di centrosinistra”. Era la trappola, l’Opa sul Pd, con cui da Bersani a D’Alema a Pisapia, si intendeva ingabbiare Renzi. E farlo prigioniero dei notabili della vecchia sinistra. Renzi l’ha liquidata al suo primo commento: “le alleanze le faremo con la gente non con i partiti, gruppi e partitini”. Finalmente.

Il secondo sconfitto è l’idea di una legge elettorale con “premio di coalizione”: il vero obiettivo degli oppositori di sinistra di Renzi, lo strumento con cui annullare il Pd e scioglierlo nell’equivoso di un nuovo Ulivo. Ora Renzi è libero dalla morsa. Il Pd puó correre da solo. Renzi tratterá il trattabile sulla legge elettorale ma, diciamocelo chiaramente, ora sono gli altri ( a partire dal M5s) che devono fare i conti col Pd. Prevedo che il cammino più facile sará quello verso una legge proporzionale con correzione maggioritaria: un premio di maggioranza e un robusto sbarramento.

Infine, è riemerso il paese reale. Il 4 dicembre aveva illuso molti. Aveva inebriato gli oppositori di Renzi. Dovevano capire, invece, che il 40% dei Si non era da irridere: Renzi e il renzismo non erano scomparsi, Renzi non era un usurpatore e il Pd non era cosí liquido da ritornare ai fasti, si fa per dire, della vecchia Ditta. Con queste primarie si e’ fatta la vera Bad Godesberg della sinistra italiana. La lunghissima (eccessiva) transizione dal Pci al Pds, ai Ds è finita. Il Pd è oggi davvero un nuovo partito diverso, nell’azionariato, anche dagli share holders originari del Pd (demosinistri e democristiani). L’errore suicida e imperdonabile di D’Alema e Bersani è di avere puntato, presuntuosamente, a delegittimare Renzi lamentando la sua estraneitá ad una presunta sinistra di cui loro, gli ex erano custodi. Hanno elevato, contro il Pd di Renzi, esagerate barriere ideologiche, programmatiche, ideali. Tali da rendere, ormai, non credibili ne auspicabili coalizioni future. Si sono ritrovati ingabbiati in una piccola formazione e la loro scissione ha fatto poco più che il solletico al PD e alla sua area. Hanno dilapidato, per vanitá e pressapochismo, un residuo patrimonio. E oggi sono irrilevanti. 

Con le primarie è stato sancito che c’è un nuovo Pd, il cui popolo non ha più molto a che vedere con le foto del passato. E’ un popolo di centrosinistra piú che di sinistra; repubblicano e moderno piú che populista; democratico più che socialista. Europeo. Mondialista. Nazionale. La scissione si e’ rivelata inutile e un regalo a Renzi. Il Pd è più forte di prima perché primo di un’ opposizione interna distruttiva. Ora sará difficile pretendere di “rientrare” in qualche modo. Ad esempio nella forma della “coalizione”. La Ditta è veramente un ricordo sbiadito e una pretesa inconsistente.

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