Minzolini, sì dell’Aula alle dimissioni: 142 favorevoli

Minzolini, sì dell'Aula alle dimissioni: 142 favorevoli
Minzolini, sì dell'Aula alle dimissioni: 142 favorevoli
Augusto Minzolini

Dopo averlo salvato una prima volta (il 16 marzo, con il voto contro la sua decadenza), il Senato ha accolto le dimissioni di Augusto Minzolini (Forza Italia) condannato nel 2015 a due anni e sei mesi per peculato (rimborsi Rai): 142 sì, 105 no e 4 astenuti. Finisce così una lunga vicenda parlamentare che ha concesso un primo tempo a favore di Minzolini (decadenza per la legge Severino respinta a voto palese) e un secondo, oggi, con l’accettazione delle sue dimissioni. «Come mi sento? Bene, sollevato: sembra l’ultimo giorno di scuola. La presenza dentro le istituzioni ha senso se uno può difendere le proprie posizioni, altrimenti non ha senso starci. Io sono contento di aver fatto questa esperienza», è il commento a caldo dell’ora ex parlamentare. «Non mi aspettavo l’esito sulla decadenza, qui in Senato invece è tornato l’accordo politico, la paura, e questa non fa bene alle istituzioni», ha detto ancora Minzolini.

Il Senato ha approvato con 142 Sì le dimissioni da senatore di Augusto Minzolini, condannato per peculato quando era direttore del Tg1. Prima del voto Minzolini ha invitato l’Aula ad accogliere la sua richiesta: “Grazie per aver votato no alla decadenza il 16 marzo. Ma adesso il Senato non abbia paura”. E ha aggiunto: “Io non ho nessun obbligo, il mio è un gesto di coerenza politica. Questa non è la partita di ritorno del voto di marzo, i giustizialisti quella partita l’hanno già persa”. Subito dopo il voto ha commentato: “Come mi sento? Bene, sollevato: sembra l’ultimo giorno di scuola. La presenza dentro le istituzioni ha senso se uno può difendere le proprie posizioni, altrimenti non ha senso starci”.

Come già annunciato il capogruppo del Pd, Luigi Zanda, ha chiesto che si procedesse con  voto palese. Una richiesta contraria al regolamento di palazzo Madama sui voti che riguardano la persona e che ha animato un breve dibattito in aula e nulla più. Alla fine, infatti, si è votato a scrutinio segreto. I contrari sono stati 105, quattro invece gli astenuti.

I dem avevano però bisogno di allontanare l’ombra lunga del sospetto che rischia di addensarsi sul gruppo dopo che, grazie anche ad alcuni senatori Pd, lo stesso Minzolini era stato salvato dalla decadenza, in seguito alla condanna definitiva per peculato (per le spese pazze fatte con la carta di credito Rai). “Questa è, eccome, la partita di ritorno del voto del 16 marzo”, ha commentato il senatore M5S Vito Crimi, accusando i dem: “È l’occasione per Renzi e il Pd di riscattarsi da quel voto per potersi riverginare, hanno capito il danno che ha fatto alla loro forza politica”. “Ingistizia è fatta”, ha invece detto il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani.

Contro le dimissioni di Augusto Minzolini hanno dichiarato il loro voto la senatrice Bencini (Misto Idv), Gaetano Quaglairiello («Sono pronto a votare le dimissioni se Minzolini se lui vorrà ripresentarle») Ciro Falanga (Ala), Nico D’Ascola (Alternativa Popolare) che ha detto: «Non avrebbe senso votare a favore della dimissioni per chi, come noi, ha votato contro la decadenza del senatore Minzolini». Favorevole alle dimissioni, invece, Cecilia Guerra (Mdp). Favorevole alle dimissioni anche Loredana De Petris (Sinistra Italiana): «Diamo atto alla coerenza di Minzolini, è nel suo stesso interesse che le dimissioni vengano accettate».

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