Musica

Di questo parla Ilaria

Di questo parla Ilaria

Di questo parla Ilaria

Un ritorno alle origini: di questo, in sostanza, parla il nuovo album della cantautrice sarda, salita alla ribalta nel 2008 grazie alla partecipazione ad “X Factor” (era nella squadra di Mara Maionchi, che si commuoveva ad ogni sua esibizione) e vista nel 2013 tra le “Nuove Proposte” del Festival di Sanremo (si classificò al secondo posto con “In equilibrio”). Il disco, che si intitola proprio “Di questo parlo io”, è frutto di quattro lunghissimi anni di lavoro e racconta – in musica – quella che è diventata oggi Ilaria.

La canzone che apre il disco è una canzone in lingua sarda, “Sas arvures”, e non è un caso: parla di radici, di alberi, di natura e di libertà. L’albero, per Ilaria, è il simbolo di questo disco: “Ci sono voluti quattro anni per capire e capirmi e questo album racconta chi sono finalmente diventata”, dice, “un albero, o meglio una ‘arvure’, con radici ben piantate per terra, ma disposta a volteggiare insieme al vento che cambia ogni giorno”.

Dopo l’esperienza sanremese, terminata la promozione del suo precedente album “In equilibrio”, la cantautrice ha fatto tabula rasa (come si intitola una delle canzoni di questo disco): ha ricercato la strada per tornare verso casa, alla sua Sardegna – sulla copertina dell’album indossa abiti tradizionali. Ha fatto un po’ di teatro (“Strimpelli e vinile”, nel 2014) e poi ha cominciato a sistemare le idee, a pensare al seguito di “In equilibrio”: supportata da Clemente Ferrari e Francesco De Benedittis nei panni di produttori, entrambi collaboratori di Max Gazzé da ormai qualche anno a questa parte, Ilaria ha scelto di percorrere la strada del cantautorato pop.

“Di questo parlo” io è un bel mix tra le radici musicali e culturali della cantautrice sarda e sonorità più pop. Accanto a canzoni in lingua sarda come la stessa “Ses arvures” o “Lu cor’aggiu”, troviamo pezzi che parlano un linguaggio più “pop” come il duetto con Max Gazzé in “Tu non hai capito” e “C’est l’amour”. Accanto a brani orchestrali come “Tabula rasa” o “Lisa” (dedicata alla nonna) troviamo pezzi dagli arrangiamenti più elettronici come “Di questo parlo io”. E “Eva si fa fare” è un bell’omaggio a Fabrizio De André, da sempre punto di riferimento per Ilaria, che qui sembra quasi rivisitare la storia di “Bocca di rosa”: “Eva s’è messa anche i tacchi e la fissa negli occhi la gente che passa / sente se è vero che poi è così nero ogni loro cattivo pensiero”.

Categorie:Musica

Con tag:

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.