Governo Gentiloni: quarto mese

Governo Gentiloni: quarto mese

Governo Gentiloni: quarto mese
Angelino Alfano e Luca Lotti

I referendum su voucher e appalti promossi dalla Cgil si terranno il prossimo 28 maggio. Ma rimane da vedere se la consultazione si farà. Secondo fonti della maggioranza di governo è infatti “probabile” che il Consiglio dei ministri approvi nella riunione di venerdì un decreto “per superare” i quesiti referendari proposti dalla Cgil. In serata a Palazzo Chigi si è svolta una riunione cui hanno preso parte il premier Paolo Gentiloni, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano e i capigruppo Pd di Camera e Senato Ettore Rosato e Luigi Zanda. Al termine dell’incontro è emerso che l’intenzione è avere entro giovedì il via libera della commissione Lavoro della Camera al testo, che verrebbe a quel punto trasformato già venerdì in Consiglio dei ministri in un decreto legge ed entrerebbe così subito in vigore. Via libera del Consiglio dei ministri al decreto che cancella completamente i voucher. L’effetto però non sarà immediato, infatti, come ha spiegato ieri il premier è stata prevista una fase transitoria «per evitare impatti negativi», in pratica dall’entrata in vigore del decreto chi ha comperato i buoni lavoro potrà utilizzarli sino alla fine dell’anno. Dal 2018 poi saranno aboliti del tutto. In parallelo il cdm ha ripristinato anche la responsabilità solidale negli appalti, altra questione finita nel mirino della Cgil . In questo modo il referendum convocato per il 28 maggio è completamente superato ed il governo può tirare un sospiro di sollievo.

Mattinata intensa sul fronte parlamentare alla voce migranti. L’Aula del Senato ha infatti approvato la fiducia (145 sì, 107 no e un astenuto) chiesta dal Governo sul maxi-emendamento interamente sostitutivo del decreto legge “Minniti” sul controllo dell’immigrazione. Quasi in contemporanea, l’altro ramo ha invece varato definitivamente (375 a favore, 13 voti contrari della Lega e 41 astenuti, tra cui FI e FdI) le norme destinate a proteggere i minori stranieri non accompagnati: una volta in vigore, bimbi e ragazzi minorenni che approdano in Italia senza una famiglia non potranno essere respinti ma avranno gli stessi diritti dei loro coetanei Ue. La Camera approva in via definitiva la conversione in legge del decreto Minniti sui migranti (con 240 si, 176 no e 12 astenuti), Mdp vota contro. Il decreto prevede creazione di nuovi Centri di permanenza per il rimpatrio nelle Regioni (per un totale di 1600 posti), eliminazione di un grado di giudizio per i ricorsi, riduzione dei tempi per richiesta d’asilo e la possibilità per i richiedenti di svolgere lavori di pubblica utilità gratuiti e volontari. Stanziati 19 milioni per garantire l’esecuzione delle espulsioni. Il decreto prevede la creazione del Comitato metropolitano per l’analisi delle tematiche di sicurezza urbana relative alla città metropolitana, il daspo urbano, nuove norme contro spaccio stupefacenti, nuove norme contro parcheggiatori abusivi e la possibilità per il giudice di disporre l’obbligo di ripristino dei luoghi per chi agisce contro il decoro urbano.

Con 161 no e 52 sì, il Senato respinge la mozione di sfiducia a Luca Lotti, presentata da M5S con l’obiettivo di far dimettere il ministro dello Sport per la vicenda Consip denunciando “il sistema Renzi”.  Il fedelissimo dell’ex premier, in aula insieme a numerosi ministri del governo, respinge “con determinazione” tutte le accuse, nega di “aver rivelato segreti” e denuncia la strumentalizzazione di chi lo usa “per liquidare la stagione riformista” renziana. Una difesa che ottiene il sostegno della maggioranza, a parte i bersaniani che non partecipano al voto, e la “neutralità” garantista di Fi che rinuncia al voto. Solitamente schivo, lontano da riflettori e interviste, Lotti supera la sua natura per presentarsi, fogli in mano, nell’aula di Palazzo Madama. Un discorso di poco più di dieci minuti per respingere “la gogna mediatica” e attaccare “il garantismo ad intermittenza” dei grillini. M5S, pur sapendo che i numeri dell’Aula sono dalla parte del ministro, non rinuncia all’affondo mentre il blog di Grillo, a colpi di hastag #tornaAcasaLotti, trasmette la diretta tv.

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legislativo che contiene le nuove regole per la distribuzione dei contributi diretti all’editoria, cioè i fondi con cui il governo finanzia alcune categorie di giornali. La novità più importante è che i fondi non potranno più essere ricevuto da «imprese editrici di organi d’informazione dei partiti, dei movimenti politici e sindacali». Tramite alcuni meccanismi, il nuovo sistema di distribuzione cercherà anche di incentivare il passaggio al digitale: per esempio potranno ricevere il finanziamento solo le imprese che pubblicheranno un’edizione digitale, oltre a quella cartacea, del loro periodico.

A Roma si è tenuta un’assemblea nazionale del Nuovo Centrodestra, il partito politico fondato dal ministro degli Esteri Angelino Alfano. Come già si sapeva, è stato annunciato il nuovo nome del partito: Alternativa Popolare. Oltre ad Alfano, all’assemblea c’erano i ministri Beatrice Lorenzin ed Enrico Costa, Roberto Formigoni, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Lupi. Oltre al simbolo, un cuore giallo su uno sfondo blu, Alfano ha anche detto che lo slogan del nuovo partito sarà “Il coraggio di costruire. Insieme”. Era da tempo che Angelino Alfano pensava di cambiare nome al suo partito per adeguarsi ai nuovi tempi politici. Deve rimettersi in gioco dopo l’esperienza di governo con il Pd di Renzi e soprattutto prendere le distanze dal vecchio centrodestra dove è cresciuta la stella dei sovranisti Salvini e Meloni. E nell’incertezza di Berlusconi che vorrebbe rifare la vecchia Casa delle Libertà, il ministro degli Esteri ha deciso di fare intanto un passo oltre i vecchi steccati, cancellando il Nuovo centrodestra, che nacque dal distacco da Forza Italia, e fa nascere Alternativa popolare.

L’ufficio di presidenza della Camera ha approvato una proposta del Partito Democratico sui cosiddetti “vitalizi”: il testo prevede che gli ex deputati ancora titolari di vitalizio versino un contributo di solidarietà progressivo per i prossimi tre anni, a partire dal primo maggio. Gli ex deputati ancora titolari di vitalizio sono coloro che hanno cessato il mandato prima del 2011 e che non sono stati interessati dalla riforma che ha abolito i vitalizi e li ha sostituiti con una pensione calcolata con metodo contributivo mantenendo comunque alcune regole differenti rispetto a quelle vigenti per i lavoratori dipendenti. La proposta del PD prevede il versamento di un contributo che sarà del 10 per cento per i vitalizi da 70 mila a 80 mila euro, del 20 per cento da 80 mila a 90 mila euro, del 30 per cento da 90 mila a 100 mila euro e del 40 per cento per quelli superiori ai 100 mila euro annui. La proposta è temporanea perché così ha stabilito la Consulta in una passata occasione. Il prelievo progressivo dovrebbe portare a un risparmio di 2,5 milioni all’anno per le casse della Camera. La proposta del M5S intendeva parificare le pensioni parlamentari a quelle degli altri cittadini, ma non intervenendo sui vitalizi sopravvissuti alla riforma, perché per farlo servirebbe un voto parlamentare e non basterebbe una modifica del regolamento. Dopo il voto ci sono state delle proteste: i deputati del M5S hanno mostrato cartelli, urlato “vergogna” e hanno anche provato a fare irruzione nella sala della presidenza.

Con 156 sì, 121 no e un solo astenuto, il Senato ha approvato con la fiducia la riforma del processo penale. Il testo era passato alla Camera il 23 settembre 2015 e alla commissione Giustizia del Senato il 1 agosto 2016, ma essendo stato modificato tornerà al vaglio di Montecitorio. Le modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, spiega Palazzo Madama, vertono in particolare sul “rafforzamento delle garanzie difensive, sulla durata ragionevole dei processi e sull’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena”. In sostanza il provvedimento di ben 40 articoli prevede una riforma della prescrizione, la delega al governo sulle intercettazioni da attuare entro tre mesi (non più 12) e una stretta su furti, rapine e altri reati. Quanto alla prescrizione, dopo la condanna in primo grado il termine resterà sospeso fino al deposito della sentenza di appello, e comunque non oltre i 18 mesi. Stesse tempistiche per la condanna in appello. Questi termini ricominciano a decorrere in caso di sentenze riformate o annullate. L’argomento è strettamente connesso alla cosiddetta “indagine breve”: l’obiettivo è evitare le lungaggini che potrebbero influire sulla prescrizione stessa. D’ora in poi, entro tre mesi – prorogabili per altri tre – dal deposito degli atti, i pm dovranno decidere per il rinvio a giudizio o per l’archiviazione, altrimenti scatterà l’”avocazione obbligatoria” dell’inchiesta del procuratore generale alla Corte d’appello. I termini attuali sono di sei mesi, prorogabili per altri sei. Per i reati di mafia, invece, le indagini preliminari potranno durare fino a 15 mesi.

Via libera dell’Aula del Senato al disegno di legge che istituisce una commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Il provvedimento è stato approvato con 167 sì, 4 no e 40 astenuti. Si sono astenuti M5S, Si e alcuni senatori del gruppo Misto. Oltre alla maggioranza, hanno dichiarato il proprio voto a favore Fi, Lega e Ala. Nel gruppo di Ap Pier Ferdinando Casini non ha partecipato al voto e Maurizio Sacconi ha dichiarato il proprio voto contrario. Il ddl passa all’esame della Camera, ma l’iter di approvazione dovrebbe essere relativamente rapido. Il ddl introduce una commissione bicamerale d’inchiesta che sarà composta da venti senatori e venti deputati e dovrà concludere i propri lavori entro un anno dalla sua costituzione con una relazione intermedia dopo sei mesi o comunque entro l’attuale legislatura. Il fulcro del provvedimento è rappresentato dall’articolo 3 che fissa i compiti della commissione a partire dalla verifica degli effetti della crisi finanziale globale sul sistema bancario e della gestione degli istituti bancari che sono rimasti coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto e sono stati o sono destinatari, anche in forma indiretta, di risorse pubbliche o sono stati posti in risoluzione.

Progettazione degli interventi di ricostruzione con procedura negoziata, nessun tetto alla compilazione delle schede Aedes, nuove norme per i direttori dei lavori e 8 per mille ai beni culturali. Questi i principali contenuti della Legge di conversione del DL 8/2017, approvata lo scorso 5 aprile dal Senato con voto di fiducia, che aggiorna, chiarisce e rafforza quanto già disposto nei due provvedimenti precedenti. La progettazione degli interventi di ricostruzione delle opere pubbliche sarà eseguita dal personale interno alle Pubbliche Amministrazioni. In mancanza di professionisti qualificati e per importi fino a 209 mila euro (soglia comunitaria prevista dal Codice Appalti per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura da parte delle amministrazioni sub-centrali), si potrà procedere con procedura negoziata, invitando almeno cinque professionisti iscritti nell’elenco speciale tenuto dal Commissario straordinario alla ricostruzione, come previsto dall’articolo 34 del DL 189/2016.

Il presidente della commissione Affari Costituzionali doveva essere Giorgio Pagliari, emiliano di Parma che sostiene Renzi al congresso, e invece è diventato Salvatore Torrisi, siciliano, parlamentare di Alternativa Popolare. Un esito che porta il Pd a invocare summit non solo con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ma addirittura colloqui con il Quirinale e, infine, si traduce con diversi contatti tra lo stesso Gentiloni e Angelino Alfano (ministro degli Esteri e leader di Ap) e la richiesta esplicita di quest’ultimo a Torrisi per fargli rinunciare alla poltrona. Nel frattempo per il presidente Piero Grasso fa gli auguri a Torrisi: “Mi sembra la classica tempesta in un bicchier d’acqua. Evidentemente nei mesi in cui Torrisi ha svolto il ruolo di presidente è stato apprezzato anche dalle opposizioni per cui è stato confermato nel suo ruolo a maggioranza assoluta e nel primo scrutinio”. Torrisi, 59 anni, avvocato, catanese di Paternò, finora era presidente reggente della commissione dopo che Anna Finocchiaro è diventata ministro per i Rapporti con il Parlamento.

Il CdM, su proposta del ministro Alfano, approva un disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’Accordo sulla protezione dell’ambiente marino e costiero di una zona del Mare Mediterraneo (RAMOGE), tra Italia, Francia e Principato di Monaco, firmato a Monaco il 10/5/1976 ed emendato a Monaco il 27/11/2003. Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Angelino Alfano, ha approvato un disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’Accordo relativo alla protezione dell’ambiente marino e costiero di una zona del Mare Mediterraneo (RAMOGE), tra Italia, Francia e Principato di Monaco, firmato a Monaco il 10 maggio 1976 ed emendato a Monaco il 27 novembre 2003.

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni, ha deliberato le seguenti dichiarazioni dello stato di emergenza: -in conseguenza degli eccezionali eventi metereologici che si sono verificati nei giorni 15 e 16 luglio 2016 nei territori della provincia di Foggia e del Comune di Bisceglie (BT) e nei giorni dal 5 al 13 e 19 settembre 2016 nel territorio delle province di Bari, di Brindisi, di Foggia e di Lecce e del Comune di Margherita di Savoia; -in conseguenza della tromba d’aria e delle intense precipitazioni che si sono verificate il giorno 6 novembre 2016 nel territorio dei Comuni di Anguillara Sabazia, Campagnano di Roma, Castelnuovo di Porto, Cerveteri, Fiumicino, Ladispoli, Morlupo, Roma e Sacrofano, in provincia di Roma.

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