Pena di morte nel mondo

Trend pena di morte 2016

Trend pena di morte 2016
Trend pena di morte 2016

Per la prima volta dal 2006 – dice il rapporto annuale di Amnesty sulla pena di morte – gli Stati Uniti non sono più nella lista dei primi cinque paesi al mondo per numero di esecuzioni capitali. Le venti condanne a morte eseguite nel corso del 2016 rappresentano il numero più basso dal 1991 ed è inferiore della metà rispetto al 1996 e di cinque volte rispetto al 1999. Con l`eccezione del 2012, quando è rimasto uguale, il numero delle esecuzioni continua a diminuire di anno in anno dal 2009.  Ma alla fine del 2016, nei bracci della morte si trovavano ancora 2832 detenuti in attesa dell`esecuzione. Se da un lato il dibattito sulla pena di morte sta chiaramente cambiando direzione, la diminuzione delle esecuzioni si deve anche alle dispute legali sui protocolli d`esecuzione e ai ricorsi sull`origine delle sostanze usate nell`iniezione letale. L`esito di questi ricorsi potrebbe però produrre un nuovo picco di esecuzioni, a partire dall`Arkansas nel mese di aprile, con sette esecuzioni previste in 10 giorni. L’anno scorso solo cinque stati negli Usa hanno eseguito condanne a morte: Alabama (2), Florida (1), Georgia (9), Missouri (1) e Texas (7). L`80 per cento delle esecuzioni ha avuto luogo in due soli Stati, Georgia e Texas. Sono 12 invece, compreso l`Arkansas, gli Stati che mantengono la pena capitale ma che da almeno 10 anni non eseguono condanne a morte.

La Cina invece continua a essere al primo posto e ogni anno vengono messe a morte migliaia di persone ma le esecuzioni sono segrete. Un`approfondita ricerca sulla Cina, pubblicata insieme al rapporto di Amnesty, evidenzia il modo in cui le autorità di Pechino tengono segreto lo scioccante livello di esecuzioni, nonostante proclamino continuamente che sono in corso passi avanti in direzione della trasparenza. Le ricerche di Amnesty International sulla Cina hanno messo in luce che centinaia di casi documentati di pena di morte non sono presenti nel registro giudiziario online, da subito pubblicizzato come un “passo avanti decisivo verso l`apertura” e regolarmente citato come prova che il sistema giudiziario cinese non ha nulla da nascondere. Il registro in realtà contiene solo una piccola parte delle migliaia di condanne a morte che Amnesty ritiene siano emesse ogni anno in Cina. Questa è la conferma che il governo continua a nascondere quasi del tutto il numero delle condanne a morte e delle esecuzioni. Infatti

Pena di morte nel mondo
Pena di morte nel mondo

Amnesty ha potuto accertare, sulla base di fonti pubbliche cinesi, che tra il 2014 e il 2016 sono state eseguite almeno 931 condanne a morte, solo 85 delle quali sono riportate nel registro. Il registro, inoltre, non contiene i nomi dei cittadini stranieri condannati a morte per reati di droga, sebbene i mezzi d`informazione locali abbiano dato notizia di almeno 11 esecuzioni del genere. Sono assenti anche numerosi casi relativi a “reati di terrorismo”. “Il governo cinese utilizza dati parziali e fa affermazioni non verificabili per rivendicare progressi nella riduzione del numero delle esecuzioni e al tempo stesso mantiene un segreto quasi totale. È Un atteggiamento volutamente ingannevole”, ha commentato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. “La Cina – ha aggiunto Shetty – è una completa anomalia nel panorama mondiale della pena di morte, non in linea con gli standard internazionali e in contrasto con le ripetute richieste delle Nazioni Unite di conoscere il numero delle persone messe a morte”.

Tra i maggiori paesi in cui le esecuzioni vanno in scena con grande continuità Cina, Iran, Arabia Saudita, Iraq e Pakistan, ma la reale estensione del ricorso all’uso della pena di morte resta non conoscibile nella Repubblica popolare cinese e quindi incide, per sottrazione, sul conteggio. Le Filippine del presidente Duterte, dopo aver abolito al pena di morte nel 2006, stanno cercando di reintrodurla. Nel 2016, almeno 1.032 persone sono state messe a morte in 23 paesi nel mondo. Si sono tenute esecuzioni pubbliche in Iran (almeno 33) e in Corea del Nord. “L’incredibile numero di esecuzioni fissate in Arkansas nel giro di una decina di giorni ad aprile sono un chiaro esempio di come il quadro possa cambiare”, ha commentato Shetty. Il trend positivo in Iran è stato particolarmente evidente: il dato di 567 esecuzioni deve essere infatti comparato a quello del 2015 quando furono 977 le esecuzioni; ovvero un calo del 55%.

Stesso iter in Malesia, dove le pressioni del Parlamento hanno consentito di sapere che nei bracci della morte del paese sono in attesa dell’esecuzione oltre mille prigionieri. La Bielorussia e le autorità dello Stato di Palestina hanno ripreso le esecuzioni dopo un anno di interruzione, mentre Botswana e Nigeria hanno eseguito le loro prime condanne a morte dal 2013. Tuttavia, alla fine del 2016 nel braccio della morte si trovavano ancora 2.832 detenuti.

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