Siria, attacchi aerei sui ribelli: le reazioni internazionali

Siria, attacchi aerei sui ribelli: le reazioni internazionali

Siria, attacchi aerei sui ribelli: le reazioni internazionali
Siria, attacchi aerei sui ribelli: le reazioni internazionali

La Comunità internazionale sta reagendo con durezza. Se sarà confermato che l’attacco in Siria è un attacco chimico, come sembra, si tratta “chiaramente di un crimine di guerra”: lo riferisce un funzionario del Dipartimento di Stato americano secondo cui gli Usa e l’organizzazione per il divieto delle armi chimiche stanno accogliendo informazioni su quanto accaduto.

Anche la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Siria ha avviato le indagini sul bombardamento, ricordando che “l’uso di armi chimiche come gli attacchi deliberati contro strutture mediche equivale a crimini di guerra ed a gravi violazioni del diritto umanitario internazionale”. Sia la Francia che la Gran Bretagna hanno chiesto un incontro di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha assicurato che anche “l’Italia sarà in prima linea al Consiglio di sicurezza dell’Onu nella riunione d’urgenza, e domani alla Conferenza di Bruxelles sulla Siria, nel condannare l’uso di armi di distruzione di massa contro la popolazione siriana e nel chiedere con forza che vengano individuati i responsabili di questo crimine contro l’umanità”. L’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha puntato invece il dito contro il regime di Bashar al-Assad. “Oggi la notizia è tremenda”, ha detto Mogherini parlando con i media a Bruxelles a margine della conferenza Ue-Onu. “Noi europei crediamo che le responsabilità abbiano rilevanza, quindi chi ha commesso crimini di guerra deve essere chiamato a risponderne”, ha proseguito.

Si dice ‘indignato’ il presidente francese, Francois Hollande: “Ancora una volta il regime siriano negherà l’evidenza delle sue responsabilità. Come nel 2013, Bashar Al-Assad, conta sulla complicità degli alleati per beneficiare di una impunità intollerabile. Chi sostiene questo regime può misurare una volta di più la portata della sua responsabilità politica, strategica e morale”. “Condanno aspramente il palese attacco con armi chimiche in Siria. Crimini di guerra del genere devono essere puniti”, ha detto Angela Merkel, secondo un tweet del suo portavoce Steffen Seibert.

Washington, dopo questo bombardamento, cambia posizione sulla sorte di Assad. L’amministrazione Trump ora ritiene che la cosa migliore “nell’interesse del popolo siriano” è che Assad non governi più il Paese, mentre solo la settimana scorsa il Segretario di Stato aveva affermato che la “rimozione di Assad” non era un priorità. E il presidente Trump in una nota diffusa dalla Casa Bianca ha tra l’altro sostenuto che “le azioni atroci del regime di Assad sono una conseguenza della debolezza della passata amministrazione Obama”, spiegando poi che nel 2012 l’ex presidente “aveva annunciato che avrebbe creato una linea rossa contro le armi chimiche ma poi non ha fatto niente”. E con il capo della diplomazia Usa, Rex Tillerson, che punta il dito anche contro la Russia e l’Iran: “Hanno grandi responsabilità morali”, ha affermato il segretario di Stato.

Dura la condanna di Israele che critica l’uso di armi chimiche contro civili innocenti in Siria. “Le immagini terribili dalla Siria dovrebbero scuotere ogni essere umano. Ci appelliamo al mondo per tenere le armi chimiche fuori dalla Siria”, ha detto il premier Benyamin Netanyahu.

Un attacco ‘inumano’, che costituisce una minaccia per i negoziati di pace, ha detto il presidente turco Erdogan che ha chiamato al telefono il presidente russo Vladimir Putin. Una fonte ha riferito: “Il presidente Erdogan ha detto che questo tipo di attacco è inumano e inaccettabile e ha sottolineato che rischia di vanificare tutti gli sforzi di negoziato che ad Astana” stanno affrontando il problema della pace in Siria. La fonte non ha specificato se Erdogan abbia detto chi sia da condannare per l’attacco.

Su richiesta degli insorti locali filo-Ankara, la Turchia ha inoltre inviato nella zona dell’attacco 30 ambulanze dalla provincia frontaliera di Hatay, secondo quanto riferito dalle autorità locali, citate da Anadolu. Alcuni dei feriti saranno trasportati in ospedali sul territorio turco.

Intanto sui social network gli attivisti hanno postato immagini che mostrano i volontari della Protezione civile, i cosiddetti ‘caschi bianchi’ siriani, che soccorrono i feriti stesi a terra lavandoli con i tubi dell’acqua. In un altro video si vedono alcuni dei bambini morti nell’attacco. “Immagini sconvolgenti, l’umanità è morta oggi in Siria”, ha detto Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia. “La comunità internazionale, dopo sei anni di inferno, deve porre fine a questo calvario. Non ci sono figli di Assad e dei ribelli, sono tutti vittime di una guerra che non hanno voluto”.

Le dinamiche del raid non sono chiare. L’inviato speciale delle Nazioni unite per la Siria, Staffan de Mistura, in conferenza stampa nel pomeriggio ha spiegato: “È stato un attacco chimico, venuto dall’aria. Stimoleremo tutti quelli che hanno la capacità di capire tecnicamente cosa è succeduto. La Opcw (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) è l’ovvio candidato. Quello che sappiamo è che è stato un orrore”. La zona di Idlib è controllata da gruppi di ribelli e dai qaedisti dell’organizzazione Fatah al Sham, contraria al governo di Damasco. E proprio la Coalizione siriana, il gruppo delle opposizioni con sede all’estero, ha puntato il dito contro gli aerei governativi, accusandoli di essere i responsabili del bombardamento. Ma fonti governative respingono le accuse, definendole ‘false’ e accusando l’opposizione di voler “ottenere tramite i media ciò che non ha potuto ottenere sul campo”. Il comando generale delle forze armate siriane, in un comunicato ufficiale, ha poi “smentito categoricamente”le accuse, specificando che le forze dell’esercito “non hanno e non hanno usato armi chimiche, né ora né in passato”.

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