La Scozia consegna la lettera formale per il referendum per l'indipendenza

La Scozia consegna la lettera formale per il referendum per l’indipendenza

La Scozia consegna la lettera formale per il referendum per l'indipendenza
La Scozia consegna la lettera formale per il referendum per l’indipendenza

La premier scozzese, Nicola Sturgeon, ha annunciato di aver presentato formalmente al governo britannico la domanda per organizzare un secondo referendum per l’indipendenza da Londra. La leader del partito indipendentista scozzese SNP ha fatto pervenire una lettera in tal senso al primo ministro inglese, Theresa May, nella quale sottolinea che “il popolo scozzese ha il diritto di scegliere il proprio avvenire”.

Il Parlamento scozzese ha approvato la richiesta della prima ministra Nicola Sturgeon di negoziare con il governo britannico un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia. Questa settimana Sturgeon chiederà formalmente alla prima ministra britannica Theresa May di dare poteri temporanei al Parlamento scozzese di modo che possa organizzare il referendum, che nei piani del governo della Scozia dovrebbe tenersi nella primavera del 2019.

La Scozia aveva già tenuto un referendum sulla sua indipendenza, il 18 settembre 2014. Il referendum, nel quale avevano vinto i ”No” con il 55 per cento dei voti, era stato il risultato di un accordo tra governo britannico e governo scozzese, noto come Accordo di Edimburgo. La questione era diventata di nuovo molto dibattuta dopo il referendum su Brexit del giugno 2016: come noto, sul territorio nazionale era prevalsa la posizione di chi voleva lasciare l’Unione Europea, ma gli scozzesi avevano votato a grande maggioranza per la permanenza. Sturgeon aveva detto che la mutata situazione del Regno Unito aveva cambiato molto le prospettive della Scozia, e che quindi sarebbe stato necessario un nuovo referendum sull’indipendenza.

Il voto di oggi ha diviso profondamente il Parlamento scozzese – partiti indipendentisti da una parte e anti-indipendentisti dall’altra – e potrebbe creare molta tensione tra il governo scozzese e quello britannico, che al momento non sono d’accordo né sull’opportunità di tenere un referendum né su una sua eventuale calendarizzazione. David Mundell, che nel governo britannico ricopre il ruolo di segretario di Stato per la Scozia, ha detto a BBC che il Regno Unito dovrebbe rispondere “no” alle richieste di Sturgeon: «Non dovremmo iniziare alcun negoziato fino a che il processo di Brexit sarà completo. Ora è il momento in cui il governo scozzese deve stare unito a quello britannico, dovrebbero lavorare insieme per ottenere il miglior accordo possibile per il Regno Unito, e quindi per la Scozia, mentre lasciamo l’Unione Europea».

May annuncerà di volersi avvalere della procedura dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, la norma che prevede l’uscita di un paese dall’Unione Europea, mercoledì 29 marzo. Da quel momento il Regno Unito avrà due anni per trovare un accordo con il Consiglio europeo sui trattati da approvare per regolare i nuovi rapporti bilaterali. La scadenza di questa trattativa è dunque prevista per la fine di marzo 2019, anche se l’articolo 50 prevede la possibilità di estendere ulteriormente il tempo dei negoziati, ma soltanto se entrambe le parti sono d’accordo. Finora il governo britannico si è opposto all’idea di parlare di una qualsiasi data per il referendum sull’indipendenza della Scozia, dicendo che prima dovrà essere conclusa del tutto l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

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