Olanda, netta vittoria di Rutte

Olanda, netta vittoria di Rutte
Olanda, netta vittoria di Rutte
Mark Rutte

Dopo il voto olandese, un coro unanime si è alzato per salutare la “bella giornata per la democrazia” (Merkel), la “netta vittoria contro l’estremismo” (Hollande), il “voto per l’Europa contro gli estremismi” (Junker). Gentiloni chiama ora “all’impegno comune per cambiare e rilanciare l’Unione”, gli indici di Borsa s’impennano. Ha entusiasmato tanto, se si leggono bene le cifre, la “vittoria” dei liberali di destra che hanno perso dieci seggi, la sparizione o quasi dei laburisti che facevano parte della coalizione di governo passati da 38 a 9 seggi; la crescita impetuosa dei verdi di sinistra che ne hanno guadagnati dieci; e infine la “sconfitta” degli xenofobi di Geert Wilders passati da 15 a 19.

Con tutta evidenza, i partiti di opposizione, di qualunque colore, avanzano, quelli al potere scendono o addirittura si schiantano. E questo in un Paese dove i fondamentali dell’economia sono in ordine, il Pil cresce oltre il 2 per cento, il debito pubblico supera di poco la fatidica soglia del 60 per cento, la disoccupazione è al 5,4 per cento quando era all’8,3 nel 2013. L’Olanda ha la 17esima economia del mondo, la decima per reddito pro capite e si fregia della tripla A delle agenzie di rating. Mettendo insieme e combinando tutte le cifre: una catastrofe per chi ha retto l’esecutivo, l’evidenza che il radicalismo premia, a destra come a sinistra, la conferma che i cosiddetti partiti di sistema faticano a leggere gli umori profondi delle società occidentali. Però si brinda. Si brinda perché poteva andare molto peggio, visto che dopo Donald Trump l’impossibile può diventare vero. E allora ci si consola col fatto che Geert Wilders, il leader populista, xenofobo e anti-islamico, viene fermato sulla soglia del potere. Magra consolazione se, pur non sfondando, è proprio lui ad aver dettato l’agenda, imponendo i suoi temi e costringendo a rincorrerlo a destra tutti gli altri candidati. A cominciare dal premier uscente liberale Mark Rutte che, per arginarlo, ha dovuto spiegare agli immigrati che sono i benvenuti se condividono i valori olandesi oppure è meglio che se ne vadano.

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