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Il gelato di Rubino

Il gelato di Rubino

Il gelato di Rubino

La lotta tra il suo lato più “pop” e quello più cantautorale e riflessivo: era questo, in sostanza, il concept alla base del precedente album in studio del cantautore pugliese, “Secondo Rubino”. E lo era a partire dalle due canzoni che Rubino aveva presentato quell’anno (era il 2014) in gara al Festival di Sanremo: una, “Ora”, era decisamente pop, con archi arpeggiati che ricordavano “Take on me” degli A-ha e una melodia memorabile; l’altra, “Per sempre e poi basta”, con una struttura un po’ irregolare, più ostica all’ascolto. Tra le due passò “Ora”, che poi si piazzò al terzo posto nella classifica finale. “Per sempre e poi basta” si aggiudicò il premio al miglior arrangiamento. Chi ha avuto la meglio, in quella lotta? L’artista più bizzarro e ironico o il cantautore serioso?

Risposta: ha vinto il cantautore riflessivo. Così, almeno, si direbbe ascoltando il nuovo album in studio di Rubino, “Il gelato dopo il mare”, che arriva a tre anni di distanza dal precedente. Ma cosa è successo in questi tre anni, nella vita e nella carriera del cantautore? Dopo l’uscita di “Secondo Rubino” Renzo è uscito fuori dai ritmi serrati della discografia. È ritornato alle sue origini, alle radici: si è appartato nella casa in campagna a Martina Franca, il paesino in cui ha vissuto da bambino, e ha cominciato a lavorare alle nuove canzoni prendendosi i suoi tempi, senza fretta: “I lustrini e lo show non mi divertivano più. La mia tregua è stata la strada verso casa e gli aspetti veri”, racconta lui, “a volte mi sono anche chiesto se un giorno sarei tornato a far musica, ma non ho mai avuto paura”.

Le registrazioni del disco si sono svolte proprio nella casa in campagna, sotto la guida del produttore Taketo Gohara: “È stato in grado di dare un suono unico e irripetibile, aprire lo spazio”, dice di lui Rubino. “Il gelato dopo il mare” è un disco molto suonato, caratterizzato da arrangiamenti eleganti e raffinati (l’orchestra di “Ridere” è davvero qualcosa di bello): alle sue lavorazioni hanno preso parte anche musicisti come Mauro Ottilini (gli arrangiamenti dei fiati sono suoi), il chitarrista Alessandro Stefana, il percussionista Sebastiano De Gennaro e il direttore d’orchestra Marcello Faneschi (storico collaboratore di Modugno).

Le canzoni nate in questi tre anni sembrano aver messo in risalto l’aspetto più introverso di Renzo Rubino. Sono canzoni introspettive, che provano anche a raccontare il periodo post-Sanremo: “Io volevo solo una via d’uscita. Non volevo salire, cercavo una discesa”, canta lui in “La vita affidata all’oroscopo della Gazzetta”, la simpatica marcetta che apre l’album. Certo, ci sono anche alcune eccezioni: “La la la”, il primo singolo, sembra una nuova “Pop”, una delle canzoni con cui Rubino si è fatto conoscere all’inizio della sua carriera, un pezzo che ironizzava sui tormentoni pop (lì citava – tra gli altri – Marco Carta, Marco Masini e Valerio Scanu, qui cita Lady Gaga, Sorrentino e Papa Francesco).

Alla fine, “Il gelato dopo il mare” è diventato un album che Renzo Rubino definisce “un inno alla vita”. Non a caso, la faccia del disco, la copertina, è una foto del nonno di Renzo – un simpatico 80enne – che si gusta un bel gelato. Ed è una copertina che riesce bene a rappresentare il senso di questo disco: Rubino sembra non voler più scendere a compromessi, sembra non voler soddisfare più i gusti di nessuno se non quelli suoi. Andrà bene? Andrà male? Chissenefrega.

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