Musica

Cosa siamo diventati, il ritorno di Diodato

Cosa siamo diventati, il ritorno di Diodato

Cosa siamo diventati, il ritorno di Diodato

Non te l’aspetti. “Uomo fragile” parte come una confessione fra sé e sé di un uomo, silenziosa e introversa, appena sussurrata di fronte alla propria immagine riflessa in uno specchio: “Gli occhi chiuderai un’altra volta, per avere soltanto un altro po’ del suo calore”. È un attimo: quel sussurro si trasforma in un urlo di rabbia, impetuoso e violento, con il suono lacerante delle chitarre elettriche sullo stesso piano della voce. E quell’uomo te lo immagini prendere a pugni lo specchio, farlo in mille pezzi, piangere e poi sedersi a terra, in un angolo, con la testa fra le mani. A riflettere sugli errori commessi. Il nuovo album di Diodato, “Cosa siamo diventati”, comincia così, con una canzone che rappresenta la dichiarazione di intenti dell’intero disco: suono potentissimo e curatissimo, parole che sembrano uscire fuori da un diario personale, senza filtri.

L’album è il primo lavoro di inediti in tre anni del cantautore salito alla ribalta nel 2014 grazie a “Babilonia” (presentata in gara tra i giovani a Sanremo) e arriva dopo il disco di cover “A ritrovar bellezza” (distribuito da Sony), che aveva visto Diodato recuperare e rivisitare alcuni classici della canzone italiana ma che non aveva ottenuto grande fortuna a livello di vendite. Diodato, però, non si è dato per vinto. E anche se si è rinchiuso in un lungo silenzio discografico, nel corso di questi tre anni ha continuato a scrivere canzoni: come pagine di un diario, appunto. “Cosa siamo diventati”, che esce per Carosello (già casa di realtà del cantautorato italiano di oggi come Levante, Thegiornalisti e Bugo), lo presenta come un disco pensato come strumento di autoanalisi, come una fotografia del suo vissuto e della sua attuale visione musicale. Ed è una fotografia nitida, che lascia intravedere molto del mood di Diodato, dei suoi pensieri: è un disco autobiografico che vede il cantautore mettersi a nudo, raccontare la rabbia, la sofferenza, la voglia di rivalsa.

Senza filtri è anche il suono: gran parte dei brani è stata registrata in alcune sessioni live e la produzione, curata come per i precedenti dischi da Daniele Tortora, ha cercato di mantenere questa coesione, questa alchimia, valorizzando il dialogo tra gli strumenti e i musicisti, senza eccessive sovraincisioni. È un gruppo ristretto, quello che ha accompagnato Diodato in studio: al basso c’è Danilo Bigioni, alla batteria Alessandro Pizzonia e Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours), alle chitarre Daniele Fiaschi, agli strumenti a tastiera Duilio Galioto. E poi ci sono gli GnuQuartet, che hanno registrato archi e flauti per tre pezzi del disco. Le registrazioni delle dodici canzoni di “Cosa siamo diventati” sono state ospitate da quella che fino a qualche anno fa era la casa di Renzo Arbore, un posto che è stato trasformato in uno studio di registrazione – il Verde Studio di Roma – circondato da cimeli della storia dello spettacolo e della musica italiana.

L’album oscilla essenzialmente tra due poli opposti. Da un lato ci sono pezzi intimistici e riflessivi, in cui gli arrangiamenti e anche l’interpretazione di Diodato sembrano guardare allo stile di Niccolò Fabi, preciso e pulito: e qui troviamo “Colpevoli” (un pezzo tutto giocato sull’alternanza tra accordi maggiori e minori), “Cosa siamo diventati”, “Fiori immaginari” e “Un po’ più facile”. Dall’altro ci sono pezzi più arrabbiati, dalle tinte più rock: e qui troviamo canzoni come “Mi si scioglie la bocca” e “La verità”, con un suono sporchissimo che sembra ricordare certe produzioni degli Afterhours. Il minimo comune multiplo che accomuna i due poli è una certa raffinatezza, tanto nella scrittura quanto negli arrangiamenti e nell’interpretazione, e l’idea di raccontare una storia, la sua storia, prendendo per mano te che stai ascoltando il disco e accompagnandoti in tutto il percorso, un percorso per certi versi “catartico”, liberatorio: dallo sconforto di “Uomo fragile” al grido di speranza che è l’ultima canzone, “La luce di questa stanza”.

Categorie:Musica

Con tag:

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.